Zingarelli 2006

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In libreria lo Zingarelli 2006

Dal fronte alla buona tavola

Tutte le parole per dirlo

di Giovanni Nardi

Così la guerra in Iraq ha cambiato il nostro vocabolario.

Ma sono arrivate voci nuove anche dall’eschimese

La guerra in Iraq è arrivata anche sullo Zingarelli: tra le circa 700 voci nuove e accezioni che presenta l’edizione 2006 del dizionario della lingua italiana più diffuso nel nostro Paese, appena pubblicato dalla Zanichelli (2176 pagine e cdrom, prezzo 81 euro e 80 centesimi) figurano infatti i termini “embedded”, “peshmerga” e “baathista”. Il primo è un aggettivo invariabile, e indica “il giornalista che lavora in una zona di guerra al seguito di un esercito, accettandone la protezione, ma anche le limitazioni nei movimenti”. Il termine, al plurale, può diventare anche sostantivo, e il dizionario fornisce questo esempio: gli “embedded” in Iraq. Gli articoli dei giornalisti “embedded” in quel Paese, come si potrà ricordare, hanno suscitato vivaci polemiche, perché si è fatto notare che essi finivano con il raccontare solo quello che l’esercito ospitante permetteva agli inviati di vedere e di conoscere; per quel che riguarda gli italiani, peraltro, questo problema non si presenta più, dato che sono stati tutti quanti ritirati dal territorio iracheno. La parola “embedded” è un termine inglese derivato dal verbo “to embed” che significa propriamente ‘racchiudere, inglobare ’. Il (o la) “peshmerga” – la parola, come in genere tutti i termini che provengono da altre lingue, è invariabile, ed è sia maschile sia femminile – è il “combattente per la resistenza curda”. Si tratta di un vocabolo curdo, formato dall’unione di due termini: “pesh”, che significa ‘chi guarda in faccia ’ e “merga”, che vuol dire ‘la morte ’. Infine, l’aggettivo “baathista” è “relativo al Partito della rinascita socialista araba, sorto nel 1953 e al potere in Siria dal 1963, in Iraq dal 1968 al 2003”. Il nome è arabo e viene da “ba ‘ t” che significa ‘resurrezione, rinascita ’.

Come ormai da diversi anni a questa parte, il nuovo Zingarelli presta particolare attenzione ai termini culinari ed enogastronomici. Tra le novità di quest’anno, da segnalare “aioli” (voce di provenienza provenzale composta da “ai” ‘aglio ’ e “oli” ‘olio ’), che è una salsa originaria della Provenza, ottenuta montando le uova a maionese con l’aggiunta di aglio tritato; “daikon”, erba con radici a tubero, di colore bianco e di sapore dolce, usate nelle cucine tradizionali cinese e giapponese; “erbazzone”, torta salata farcita di verdure varie, lardo e aromi, tipica della cucina emiliana. Il termine è un accrescitivo di ‘erbazze ’, erbe selvatiche usate in origine nella preparazione. Tra le altre parole nuove, alcune derivano da lingue da noi assai poco frequentate. Come “ànorak”, giacca di pelle di foca con cappuccio, derivata dall’eschimese “anoré” che significa ‘vento ’; “neem”, termine hindi che indica un albero che dà un legno pregiato e un olio (estratto dai semi) usato in medicina e in cosmetica; “satyagràha”, vocabolo sanscrito (da “agraha” ‘ostinazione ’ per “satya” ‘la verità ’) che definisce un metodo di lotta politica basato sulla non violenza. Agli onori del dizionario, infine, l’interiezione “mizzica” (variazione eufemistica di “minchia”) che esprime stupore, e il diminutivo spregiativo “ominicchio” reso celebre da Leonardo Sciascia.

(Da La Nazione, 29/9/2005).

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