Wyatt: «Contro gli anglofoni protesto cantando in italiano»

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(3 novembre, 2007) – Corriere della Sera

L' ex leader dei Soft Machine, da 30 anni sulla sedia a rotelle, ha da poco pubblicato il suo nuovo album

Wyatt: «Contro gli anglofoni protesto cantando in italiano»

L' eccentrico musicista: spesso mi trovo nei guai, ma non sono un ribelle

ROMA – Robert Wyatt non è un uomo ordinario. Il «grande eccentrico» della musica inglese per più di quarant' anni ha seguito percorsi tortuosi prima con i Soft Machine, poi con i Matching Mole e, infine, con i suoi rari dischi da solista. «Non sono un ribelle nato e non amo infrangere la legge, mi imbarazza. Però spesso mi sono trovato nei guai. Metà della mia produzione è il tentativo, serio, di incidere album normali. Ma quello che ne viene fuori non lo è mai», ha raccontato al mensile Uncut il sessantaduenne di Bristol che, da più di trent' anni, vive sulla sedia a rotelle dopo essere caduto da una finestra mentre era ubriaco. È da poco uscito il suo nuovo album «Comicopera» – con le collaborazioni di Brian Eno, Paul Weller e Phil Manzanera -, diviso in tre atti: «Lost In Noise» racchiude canzoni intimiste (molte composte con la moglie Alfie Benge); «The Here And The Now» è incentrato su temi più cinicamente politici. Invece, la terza parte, «Away With The Fairies», è composta anche da cover: cantata in italiano («Del Mondo» dei Csi) e spagnolo, rappresenta una forma di protesta «poliglotta» e si conclude con il recupero della canzone «Hasta siempre comandante», dedicata a Che Guevara. «In tutta la mia vita, le persone di lingua inglese hanno bombardato almeno 25 Paesi. Mi sembra legittimo che i figli e le famiglie delle vittime, crescendo, possano odiare i loro carnefici. Volevo dissociarmi, anche con l' uso della lingua, dalla politica estera degli anglofoni», ha spiegato. Un disco di Wyatt è sempre un evento: perché l' anarchico musicista, compositore e cantante inglese centellina i suoi lavori, ma anche perché i suoi album sono anticonvenzionali e autorevoli. Gli inglesi lo considerano «un tesoro nazionale»: va ospite nella trasmissione canterina Top of the Pops e, poi, il serioso settimanale conservatore The Spectator gli dedica un ritratto. Un paradosso per Robert Wyatt che del radicalismo di sinistra ha fatto una bandiera, soprattutto durante il governo di Margaret Thatcher. È ammirato da Björk, Ryuichi Sakamoto e dal batterista dei Pink Floyd Nick Mason. Ma soprattutto è uno dei santoni della scena di Canterbury, la corrente del rock progressivo sviluppata fra gli anni Sessanta e i Settanta da gruppi legati alla città del Kent. Papà psicologo e mamma giornalista, ha avuto un' adolescenza inquieta, fu anche sospeso da scuola per il suo comportamento irriverente («Scrissi Gesù Cristo su un libro di visitatori della cattedrale di Canterbury, in un momento di insolenza»). I primi soldi guadagnati suonando la batteria li prese nel ' 63. I grandi li ha conosciuti quasi tutti, nel ' 68 si ubriacava a Laurel Canyon con Jimi Hendrix («Un uomo d' altri tempi»); quand' era con i Soft Machine frequentava i Pink Floyd («Suonavamo nello stesso locale, ma le loro apparecchiature erano migliori delle nostre che, spesso, andavano in fumo»), Keith Moon, il batterista degli Who, prima di morire era suo compagno di sbornie. Sigarette e alcol sono sempre stati al suo fianco. Continua a fumare ancora più di due pacchetti al giorno, di bere ha smesso quest' estate, subito dopo aver terminato l' album. «Vediamo quanto dura», è stato il suo commento. Dopo l' incidente del 1973 che lo ha paralizzato e gli ha impedito di suonare, negli anni Novanta, arriva anche la depressione: «Non potevo comporre. Ho iniziato a perdere la vista, improvvisamente avevo bisogno di occhiali. Mi sembrava di morire, ma sarebbe stata una liberazione. Fisicamente, com' è venuto fuori, sono una persona che recupera in fretta. Ma ero intrappolato, costretto a vivere», ha confessato al quotidiano The Guardian. Eppure, la peggiore umiliazione, ha ammesso è stato il licenziamento dai Soft Machine: «Ha danneggiato la mia sicurezza più di quanto l' incidente mi abbia spaccato la schiena». La sua carriera è stata dominata dai demoni interiori che hanno determinato periodi di grande creatività e altri di totale inattività. Ha inciso quando ne aveva voglia, dipinto, scritto, dedicato il suo tempo alla politica militante e, ancora oggi, continua a fregarsene dell' industria discografica. Come ha raccontato lui stesso: «Quelli come me non pensano in fretta e lavorano meglio quando non hanno gli occhi puntati addosso».

Cesarale Sandra

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