Wikileaks, Giorgio Pagano: “Se non sai l’inglese non potresti fare il cardinale”

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Dichiarazione Giorgio Pagano

“Davvero curioso questo dispaccio: il problema non è che non ci siano americani che non sanno le lingue straniere e, in particolare, le lingue degli ambiti di loro interesse, bensì il fatto che siano gli altri, che magari non hanno alcun interesse a parlare agli americani o in inglese, a non voler sapere la lingua di Sua Maestà”, ha commentato il Segretario dell’Era Giorgio Pagano in merito alle critiche sulle comunicazioni del Vaticano da parte di un diplomatico americano, riportate da Wikileaks.

“E’ interessante notare come “anglofonizzazione” e “modernizzazione”, per la diplomazia americani, siano sinonimi. Emerge la visione meramente coloniale degli USA dal punto di vista linguistico: le lingue non hanno pari dignità nel rapporto fra due Stati, se uno di questi è il loro, ma è l’altro a doversi adeguare ed imparare la loro lingua”, ha osservato Pagano. 

”Accanto a giudizi sulle difficoltà del Vaticano ad affidarsi alle nuove tecnologie, spuntano critiche sul mancato asservimento alla lingua dominante. La cosa più rilevante, a mio parere, è che per il diplomatico il numero di parlanti inglese o di blackberry utilizzati, nella logica della comunicazione, si situino sul medesimo piano, in un sillogismo imbarazzante: 
1) il blackberry è una piattaforma comunicativa all’avanguardia; 
2) blackberry è una parola inglese; 
3) l’inglese è una piattaforma comunicativa all’avanguardia”.
 
Roma, 13 dicembre 2010

 




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