Voto all’estero: Basta con l’illegalità! Si punti sulla lingua italiana per la promozione civile ed economica e sull’Esperanto per la ci

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«Ancora non sono stati depositate le liste per le prossime elezioni e già arrivano le prime notizie tragicomiche dell’indecente spettacolo partitocratico che caratterizza il voto degli italiani all’estero ormai da una decina d’anni. Le pratiche clientelari e truffaldine su cui si basa quest’istituto non sono altro che lo specchio, ingigantito dalla distanza, dell’illegalità del regime partitocratico e delle sue prove elettorali sempre più abusive. Si pensi alle ultime Regionali nel Lazio ed in Lombardia, la cui illegalità noi radicali denunciammo per primi ed unici, sin dalla presentazione delle liste», esordisce Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

«Il processo elettorale per l’estero deve invece passare, come avviene ad esempio per i nostri cugini francesi, attraverso la promozione della nostra lingua nazionale come fattore di coesione sociale ma, soprattutto, di promozione e sviluppo economico delle loro attività e dei beni prodotti nel nostro paese».

«Anziché il Circo Barnum di parlamentari improbabili, che non parlano la nostra lingua, falsificano i documenti e, come si sospetta da più parti, anche i voti, occorre riformare il sistema degli Istituti di Commercio con l’Estero, degli Istituti Italiani di Cultura e delle Scuole italiane all’estero, oggi in larga parte ricettacolo di connazionali privilegiati, quando non parassiti e raccomandati. Solo così questi istituti, potenziati, de-lottizzati e, finalmente, coordinati tra loro, potrebbero sfruttare a nostro favore l’immenso patrimonio di popolarità e, quindi, potenzialità della nostra lingua, della nostra cultura e della nostra storia per promuovere nel mondo il meglio dell’italianità e dei prodotti italiani».

«E infine, per quanto riguarda i nostri concittadini residenti in Europa, come dimostra il recente caso Depardieu, bisogna ragionare in termini di cittadinanza continentale, indipendente da quelle nazionali, e consentire loro, cosi come a tutti i cittadini europei residenti al di fuori della loro madre-patria, di partecipare con pieni diritti di cittadinanza attiva e passiva alla vita politica del paese ove vivono, più che a quello da cui provengono, attraverso l’adozione dell’Esperanto come lingua federale Europea. Altrimenti – conclude Giorgio Pagano – il voto per gli italiani all’estero finirà per diventare, se già non lo è, solo veicolo infettivo di quella peste italiana che noi radicali abbiamo documentato e presentato agli Osservatori dell’OSCE in occasione di questa tornata elettorale».

Roma, 11 gennaio 2013.




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