Vivit il “repository” e non il “deposito” informatico della Crusca

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Vivit il “repository” e non il “deposito” informatico della Crusca. 

Nota di Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.

L’Accademia della Crusca ha presentato oggi il portale VIVIT – Vivi italiano, un repository informatico di materiali e strumenti rivolti agli italiani all’estero. Già il nome da prodotto vitaminico poco invoglia, difficilmente comunicabile poi a voce “viv trattino it punto org”, poi poco si capisce perché il “punto org” e non “punto it”, ancor meno perché non si è registrato direttamente “vivitaliano” o viviitaliano, visto che, a tutt’oggi, risultano liberi come nomi di dominio ma, quel che si capisce ancor meno, è perché un ente per la valorizzazione della lingua italiana che ci costa (bilancio 2013) oltre 800mila euro l’anno  debba definire quel portale come “repository” e non un italianissimo “deposito” informatico.
Marco Biffi (responsabile dell’attività informatica dell’Accademia, del suo sito web e uno dei coordinatori del Vivit fin dalle sue tappe iniziali) spiega “è ciò che il Ministero chiedeva di realizzare nel bando ufficiale dal quale l’Accademia, con fatiche impensabili, ha tratto il finanziamento per il Vivit. Io sono il responsabile della scelta di quella parola sul sito, scelta motivata dal fatto che, dovendo in modo chiaro e trasparente rendere conto di ciò che è stato finanziato con denaro pubblico (i dettagli sono sul sito), mi è parso che la cosa più etica e corretta fosse che l’oggetto potesse essere ricondotto immediatamente, da chiunque, senza alcun filtro, a ciò che il bando ufficiale richiedeva”.
La mia opinione è che sono questioni diverse, e che la toppa è peggio del buco. Una cosa è il progetto di partecipazione al bando, e comunque lì si sarebbe dovuto fare riferimento al “repository” con sempre tra parentesi la parola italiana  (deposito), altra cosa è la sua comunicazione agli italiani all’estero e, pertanto, capovolgere la dizione unicamente in “deposito” magari con un asterisco rimandante al bando MIUR. 
Ma c’è di più: i diritti reclamati per il deposito informatico viv-it.org sono dell’Accademia della Crusca e del “Media Integration and Communication Center” che non è straniero ma italiano e, pensate un po’ si vanta, sempre in inglese, di essere “Centre of excellence, University of Florence” ma un cittadino italiano che si ostina a non cedere sovranità linguistica all’inglese nella sua testa, non lo saprà mai. Non saprà mai che le sue tasse servono anche a finanziare istituti italiani ma occupati linguisticamente dallo straniero anglofono. Semplicemente perché il loro sito www.micc.unifi.it è solamente in inglese.




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