Visita del Relatore di Diritti Umani dell’ONU in Perù

In un contesto nazionale agitato dai conflitti sociali e dalla mancanza di dialogo e intesa per una soluzione, la visita del Relatore Speciale dei Diritti Umani dei Popoli Indigeni dell’ONU, l’appoggio e la diffusione del sistema dell’ONU nella Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni e il Convegno 169 dell’ OIT, rinnovano la speranza che i popoli indigeni costruiscano e camminino per un sentiero ben orientato, e che in esso, non restino mai soli. Il tutto accompagnato da strumenti strategici dei quali ci stiamo appropriando per riaffermare i nostri processi e migliorare le nostre proposte. Speriamo di incontrare la stessa volontà di dialogo da parte dell’altro fronte, per il benessere della maggior nel nostro paese.

Visita del Relatore di Diritti Umani dell’ONU in Perù

Il 6 e il 7 ottobre il Relatore Speciale dei Diritti Umani dei Popoli Indigeni dell’ONU, James Anaya, ha visitato il Perù con lo scopo di constatare i problemi più critici che attualmente i popoli indigeni stanno affrontando. Si è quindi incontrato con i funzionari pubblici del Governo e con i rappresentanti di alcune organizzazioni civili, soprattutto indigene. E’ da considerare a parte la riunione che ebbe con la Mesa de Interculturalidad y Pueblos Originarios del Congresso, capeggiata dalla congressista Maria Sumire (il giorno 6), della quale Chirapag è parte integrante insieme alle altre organizzazioni indigene.

Nella riunione del 6, il Relatore Speciale ha ascoltato le relazioni di diverse organizzazioni (Aidesep, Conap, Conacami, CNA e Chirapaq) sulla situazione sociale, economica e politica che i popoli andini e amazzonici stanno affrontando. Una situazione segnata da uno stato permanente di esclusione che si è acutizzato ancora di più negli ultimi mesi a causa di una serie di pacchetti legislativi dati dal Governo, che alimentano gli investimenti privati di carattere estrattivo a un costo sociale enorme, che minaccia anche la sopravvivenza del popolo indigeno.

Chirapag, che ha la presidenza del Taller Permanente de Mujeres Indígenas Andinas y Amazónicas del Perú ed è Coordinadora del Enlace Continental de Mujeres Indígenas Región Sudamérica,ha elaborato e presentato dinanzi al Relatore dei Diritti Umani, una breve relazione sulla situazione di vulnerabilità dei diritti delle donne e popoli indigeni del paese: “Educazione, identità, cultura e sanità in Perù: diritti vulnerabili delle donne e popoli indigeni”nel quale si ratifica la persistenza di questi problemi strutturali che relegano le bambine e le donne indigene ai ranghi più critici delle statistiche sull’analfabetismo, sull’abbandono scolastico, sulla mortalità infantile, etc.

Tarcila Rivera Zea, presidentessa della Chirapaq, ha enfatizzato la necessità di contare su uno spazio istituzionalizzato dallo Stato, che permetta ai/alle cittadini/e indigeni/e di esercitare il diritto di partecipazione a disegni politici e programmi, e al loro sviluppo e monitoraggio.

Link

Relator de las Naciones Unidas se reunió con organizaciones indígenas del Perú

Educazione, identità, cultura e salute in Perù: diritti vulnerabili delle donne e dei popoli indigeni

Relazione presentata da Chirapaq durante la riunione con il Relatore dell’ONU, il 6 ottobre 2008-11-22

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Raccomandazioni allo Stato

1. Il sistema educativo nazionale interculturale e bilingue deve essere decentralizzato, contando sulla piena partecipazione delle donne, delle organizzazioni indigene, della vigilanza sulla qualità pedagogica.

2. Deve contare sul personale docenti bilingue della zona, abilitandoli al passo con le realtà culturali delle zone di lavoro, e assumendoli in base a criteri di qualità e pertinenza.

3. È necessario promuovere una politica culturale a livello delle regioni del paese che serva e avvalori le culture dei popoli indigeni, le loro lingue, cosmovisione, spiritualità, conoscenza delle tradizioni, ricorsi alla biodiversità, espressioni delle arti in generale e gli spazi che mettono in relazione la storia e l’origine della Regione.

4. Deve conoscere e implementare l’uso ufficiale delle lingue indigene nell’amministrazione pubblica, nell’amministrazione di giustizia, nei servizi educativi e nei servizi di sanità.

5. Urge la formulazione, la regolamentazione e implementazione di un piano di abilitazione per i funzionari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, perché riconoscano e rispettino i valori delle nostre culture e dei popoli indigeni; così come i nostri diritti principali.

6. È necessario stabilire, con la piena partecipazione dei popoli e delle donne indigene, un sistema nazionale di sanità, che includa le conoscenze e l’apporto della medicina indigena, rispondendo ai Diritti Umani e alla capacità economica delle nostre comunità.

7. Devono essere destinate risorse economiche e umane allo studio di piante medicinali e alla medicina naturale, per identificare la loro bontà in materia di anticontraccettivi, che possano essere utilizzati nel Programma di Pianificazione Familiare.

8. Esigere dalle entità dello Stato incaricate di elaborare gli studi statistici, la realizzazione di investigazioni socioeconomiche, educative e culturali, l’inclusione e la percezione di indicatori che riflettano realmente la situazione delle persone indigene.

9. Implementare un sistema normativo e regolatore che supervigili le modalità di come si presenta ai popoli indigeni tramite i diversi mezzi di comunicazione, dovendo essere lo stesso Ministero dell’Educazione, l’ente che deve realizzare questa carta normativa, regolatrice e di difesa.

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