Vincenzo Consolo

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Addio a Consolo, l’Ulisse della Sicilia

Con la sua prosa tormentata ha raccontato il dolore dell’uomo

di Giovanni Nardi

Tra poco più di un mese, il 18 febbraio, Vincenzo Consolo avrebbe compiuto 79 anni: era nato infatti il 18 febbraio 1933 a Sant’Agata di Militello, provincia di Messina, figlio di un commerciante e sesto di otto figli… Numerosi i premi che gli sono stati attribuiti, oltre allo Strega conseguito nel 1992 per “Nottetempo, casa per casa”; ha ricevuto infatti il Pirandello nel 1985 per “Lunaria”, il Grinzane Cavour (1988, “Retablo”), L’Internazionale Unione Latina (1994, per l’insieme delle sue opere), il Brancati (1999, “Lo spasimo di Palermo”), il Feronia (2000, “Di qua dal faro”)…
Il linguaggio, che gli serviva per osservare a distanza la sua Sicilia, e scriverne, non era né italiano né dialetto, ma un prezioso impasto di materiale non registrato, che andava da vocaboli espulsi o dimenticati dalla lingua, che lui in qualche modo “salvava”, all’italiano antico e al siciliano, con l’aggiunta di espressioni tecniche, letterarie e straniere. Ne usciva una lingua ricca e viva, con la quale l’autore raccontava il triste destino dell’uomo, mirabilmente descritto da quell’ignoto marinaio (nella realtà un ritratto, di modeste dimensioni ma di eccezionale importanza, opera di Antonello da Messina), il cui sorriso, fuggevolmente ironico, esprimeva una speranza di giustizia in un mondo dominato da oppressione, inganno e violenza: il sorriso di chi sa e ha visto molto, e per questo può intuire il futuro.
(Da La Nazione, 22/1/2012).




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