Viaggio dentro il Parlamento Europeo/2. Le origini

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di Lorenzo Falchetti – Alessia Di Capua

Si è appena costituito il Parlamento europeo nella conformazione risultante dall'esito delle elezioni dello scorso giugno, e l'assemblea è pronta per avviare i lavori della VII legislatura, sotto la guida del neo eletto Presidente polacco Jerzy Buzek del PPE. Ma come è nata questa assemblea rappresentativa dei popoli degli Stati membri?Il nostro viaggio ci porta oggi indietro nel tempo, alle origini di una sfida lanciata da intellettuali politici degli anni Quaranta del secolo scorso per risolvere definitivamente la conflittualità del continente europeo.


Nel 1952, con l'entrata in vigore del Trattato che istituisce la Comunità europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA), venne creata l'Assemblea comune della CECA, rappresentativa dei popoli degli Stati che avevano aderito all'invito dell'allora Ministro degli Esteri francese pronunciato il 9 maggio 1950 a Parigi. La ormai famosa Dichiarazione Shuman si fondava sull'idea della teoria funzionalista all'integrazione europea, elaborata dall'ex vice Segretario generale della Società delle Nazioni Jean Monnet quale alternativa all'idea della costituzione degli Stati Uniti d'Europa teorizzata, tra gli altri, da Altiero Spinelli negli anni '40 nel noto Manifesto di Ventotene, proponendo invece un metodo graduale per la realizzazione di una maggiore integrazione tra gli Stati europei.

Composta allora da 78 deputati dei sei Stati fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda), designati dai rispettivi parlamenti nazionali tra i propri componenti, l'Assemblea comune aveva poteri meramente di controllo nei confronti dell'Alta autorità, potendo solo richiedere risposte orali o scritte dai membri dell'Alta Autorità ed esercitare la facoltà di censurarne il resoconto annuale, con le conseguenti dimissioni dell'organo di vertice del sistema.

Il dibattito sul resoconto annuale, nel corso degli anni, si è andato evolvendo da una forma di controllo a posteriori a un controllo preventivo, in ragione sia dell'aumento del numero di sessioni dell'Assemblea sia della creazione di commissioni parlamentari al suo interno, ai lavori delle quali decisero di assistere i componenti dell'Alta Autorità. In pochi anni, l'Assemblea comune cominciò di fatto a svolgere in certa misura una funzione di indirizzo nei confronti dell'Alta Autorità, acquisendo un ruolo di maggior rilievo.

A seguito della firma dei Trattati di Roma e della nascita della Comunità economica europea e dell'Euratom, dal 1958 l'Assemblea prese il nome di Assemblea parlamentare europea delle tre Comunità, con 142 membri che iniziarono a riunirsi a Strasburgo presso la sede del Consiglio d'Europa. Se già da questo momento, per ragioni di traduzione, l'organo cominciava ad essere chiamato Parlamento europeo in tedesco e in olandese, assunse ufficialmente questa denominazione in tutte le lingue solo il 30 marzo 1962, a seguito della votazione di una risoluzione in merito, non senza ostacoli.

Per la cronaca, il Consiglio europeo utilizzò per la prima volta tale locuzione, accettandola finalmente, solo nel corso del vertice di Stoccarda del giugno 1983, più di vent'anni dopo! Quanto al profilo dei poteri, il Parlamento europeo ereditò tutte le conquiste dell'Assemblea che lo aveva preceduto, e gli venne riconosciuto qualche ulteriore potere dai Trattati istitutivi, trovandosi nondimeno ancora a ricoprire un ruolo di gran lunga ridotto rispetto a quello dei parlamenti tradizionali. E anche con la nuova denominazione, il Parlamento europeo proseguì da subito nel faticoso, quanto avvincente, cammino verso l'integrazione europea, con la missione di ottenere poteri sempre più estesi.

Gli allargamenti che si sono succeduti dal 1973 agli ultimi del 2004 e del 2007, nonché le molte riforme dei Trattati, hanno determinato il progressivo innalzamento del numero di parlamentari europei, sino a raggiungere nella scorsa legislatura il picco massimo di ben 785 MEP.

La storia del Parlamento europeo in questi anni è un susseguirsi di battaglie per l'esercizio e la conquista dei poteri tradizionalmente assegnati alle assemblee legislative tipiche degli Stati nazionali. Una storia, come tutte del resto, costellata di sconfitte e di vittorie, ma animata sempre – questo è importante sottolinearlo – da una determinazione e da un ardore incomparabili da parte dei protagonisti che si sono avvicendati negli scranni dell'emiciclo di Strasburgo, che, senz'altro, presentano il Parlamento europeo oggi come l'istituzione dell'Unione europea più vitale e che incarna maggiormente lo spirito dei Padri fondatori.

Dal 1979, con la conquista dell'elezione a suffragio universale diretto, a oggi, il Parlamento europeo è divenuto in grado di esercitare poteri deliberativi, di controllo, consultivi e in materia di bilancio e si appresta, con la ormai prossima entrata in vigore del Trattato di Lisbona, a vedersi ufficialmente riconosciuto un potere di approvazione degli atti normativi della Comunità europea pressoché equivalente a quello del Consiglio. Vedremo la prossima volta come li esercita e con quali dinamiche decisionali.

(Continua…III. I poteri)

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