Via le sanzioni a Mosca e dialogo con Putin. La strategia che accomuna M5S, Fi e sinistra

Posted on 18 dicembre 2017 in Politica e lingue 33 vedi

Nelle nebulose previsioni di un voto che potrebbe non consegnarci una maggioranza di governo, qualche certezza resta in politica estera. Un ambito in cui monta la tesi di riavvicinare all`Italia la Russia di Vladimir Putin, pronto a essere eternificato da un`altra elezione. Quando Massimo D`Alema dice che Putin «è un interlocutore necessario» non dice nulla di diverso da quanto sostengono M5S – nonostante la svolta atlantista di Luigi Di Maio – Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Se si parla di Putin e delle sanzioni europee, le parole sono quasi sovrapponibili. E celano una strategia a favore dell`interesse nazionale contro lo strapotere franco-tedesco in Europa. Dunque: centralità dell`Italia in Europa, freno all`attivismo di Emmanuel Macron, difesa delle nostre aziende. Tutto, nei discorsi programmatici di forze
tra loro lontanissime, si tiene assieme alla voglia di riallacciare un`intesa politico-commerciale con Mosca. Una base comune, costruita attorno a una forte critica alla «debolezza del governo Gentiloni», su cui poter immaginare alleanze forse impensabili. Tra quelle più probabili e su cui si stanno studiando possibili scenari, c`è la convergenza tra la sinistra di Pietro Grasso e i 5 Stelle. D`Alema dice che le sanzioni a Mosca sono una misura «autolesionista». Alessandro Di Battista parla di tutelare gli interessi commerciali italiani. Idem Di Maio che pur provando a moderare la fascinazione per il Cremlino dei suoi colleghi, continua a sostenere l`«inefficacia» delle sanzioni. Ma Di Maio, nel tentativo di far dimenticare l`immagine di Movimento antieuro, ha anche offerto anche un nuovo disegno europeista, che renderebbe centrale il ruolo dell`Europarlamento. Proprio come D`Alema.
In un Parlamento frammentato, frutto di una legge proporzionale senza premio, la politica estera potrebbe quindi essere terreno di convergenze come avveniva nella Prima Repubblica. Certo, la priorità sarebbe capire la qualità dei rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump. Rapporti che non possono prescindere dalla questione Putin. Di Battista dice che con il M5S al governo le relazioni con la Russia sarebbero più «intense». E Manlio Di Stefano, responsabile esteri marginalizzato per posizioni non troppo gradite a Di Maio, dopo quanto sostenuto da Joe Biden, si scaglia contro il governo italiano in questo modo: «Deve pretendere, non chiedere, chiarimenti e prove all`ambasciata Usa». L`ex vicepresidente di Barack Obama aveva accusato la Russia di aver manipolato la campagna elettorale per il referendum e di usare le fake news per favorire M5S e Lega. Un`accusa in parte smentita dai nostri servizi segreti e che
ha fatto subito scattare la difesa del Carroccio: «Non abbiamo preferenze personali – ha detto il responsabile Esteri Giancarlo Giorgetti – La nostra amicizia per Trump come per Putin risponde sempre al primo interesse che è quello degli italiani». «Biden sbaglia» ha subito sostenuto anche Berlusconi, che in forza di un`inossidabile amicizia con Putin si vuole accreditare come il mediatore perfetto tra Russia e Usa per mettere a riparo il mondo dai venti di una nuova Guerra Fredda: «L`ho sempre vissuta come un incubo – va ripetendo ai suoi consiglieri politici – Dobbiamo tornare a Pratica di Mare (dove Berlusconi nel 2002 suggellò la stretta di mano tra George Bush e Putin, ndr). Soprattutto in un momento come questo, contro l`incubo nucleare della Corea del Nord, e nella guerra al terrorismo, non si può fare a meno della Russia. Anche Putin l`ha detto: “Se vincerà Berlusconi, ci sarà un`altra Pratica di Mare con me e Trump”».

Ilario Lombardo  | La Stampa 17.12.2017




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