Vertice mondiale degli afrodiscendenti

HONDURAS

Latinos d’Africa, vertice mondiale assolve il governo

di Geraldina Colotti

Si è aperto ieri a La Ceíba, in Honduras, il primo Vertice mondiale degli afrodiscendenti, ai quali l’Onu ha dedicato l’anno in corso. Fino al 21 agosto, 657 delegati provenienti da 32 paesi discuteranno sulle «misure necessarie» per porre fine al razzismo e ad ogni forma di discriminazione.
La bozza della Dichiarazione di La Ceiba, che verrà resa pubblica domenica a lavori conclusi, auspica misure concrete e programmi «per combattere la povertà» e rispondere alle aspettative delle comunità, «in particolare delle donne, dei bambini e degli anziani». Chiede ai governi di tutti i paesi che venga loro garantito pieno accesso «alla giustizia, all’istruzione, all’assistenza sanitaria, al lavoro», si puniscano «persone o istituzioni che violano i diritti umani e collettivi» degli afrodiscendenti.
E dichiara l’intenzione di creare «un piano di sviluppo integrale sostenibile» che garantisca «l’identità per i popoli indigeni e afro-honduregni».
In quest’ottica, a partire dal 2012, si prevede di dedicare alle popolazioni afrodiscendenti
non più solo un anno, ma un decennio, e – sulla base di un confronto permanente nelle sedi Onu e in quelle dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) – mettere in campo un fondo di sviluppo
per le comunità in tutto il mondo.
Al summit – che riprende gli argomenti della Terza conferenza contro il razzismo, realizzata a Durban, – partecipa anche una delegazione dell’Osa, da cui l’Honduras era stato escluso dopo il colpo di stato che ha rovesciato il legittimo presidente Manuel Zelaya il 28 giugno 2009. Con la mediazione di Venezuela e Colombia, i movimenti della resistenza honduregna – a cui partecipano numerose organizzazioni indigene e afrodiscendenti – hanno recentemente ottenuto il ritorno di Zelaya nel paese, ma in contropartita hanno dovuto digerire la «legittimazione» del governo «de facto» di Lobo, frutto di elezioni-truffa segnate da violenze.
E ora contestano questa nuova operazione di «maquillage» internazionale.
In una conferenza stampa, i leader di oltre venti organizzazioni popolari hanno ricordato che le terre delle 53 comunità garifunas, che vivono lungo i circa 700 km di costa caraibica, sono sempre più devastate dal profitto internazionale, a cui il governo Lobo ha ulteriormente spianato la strada. Hanno denunciato che i rappresentanti delle comunità garifunas sono stati esclusi dal vertice, e hanno ribadito l’inutilità di discutere astrattamente di diritti umani quando contadini, studenti e giornalisti continuano a essere ammazzati in totale impunità. Proprio a La Ceiba, (terza città dell’Honduras, situata a 450 km a nord della capitale Tegucigalpa), a luglio è stato ucciso un altro giornalista, che denunciava le connivenze tra potere politico e latifondisti. Il dodicesimo ucciso in Honduras dal 2010.
Negli stessi giorni del summit, le organizzazioni sociali hanno perciò indetto un controvertice sul furto delle terre, «Acaparamiento de tierras y territorios en Africa y América Latina». Il controvertice
è stato convocato dall`Alianza 2-14, da Ofraneh e dalla Coordinadora de Organizaciones
Negras (Con), che riunisce oltre 20 rappresentanze del «pueblo negro».
Un Forum – ha detto Miriam Miralda, coordinatrice dalla Organización Fraterna] Negra de Honduras (Ofraneh) – che vuol dare la parola agli esclusi da un vertice internazionale ideato dall’Organizzazione per lo sviluppo etnico comunitario (Odeco): «una Ong finanziata dal governo di Porfirio Lobo Sosa».
E Israel Centeno, leader dell’organizzazione Gemelos de Honduras, ha aggiunto: «il governo ha dirottato 25 milioni di Lempiras per riparare le infrastrutture del Centro Universitario del Litoral Atlantico, dove si svolge il summit, però è incapace di approvare i 9 milioni che servono a costruire un istituto scolastico per la comunità garifuna di Corozal, dove i ragazzi fanno lezione all’aperto».
(Da Il Manifesto, 19/8/2011).




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