Verso una guerra «per procura»

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L`evoluzione del conflitto. Potenze straniere dietro le quinte

Verso una guerra «per procura»

Corsi e ricorsi del Medio Oriente: quando le cose si mettono male, e la chiusura dell`ambasciata Usa a Damasco è un segnale assai preoccupante, Mosca spedisce per qualche missione impossibile il capo dell`Svr, la branca estera dei servizi. Fu così nel `90 quando Gorbaciov mandò Evgenij Primakov a Baghdad per convincere Saddam a ritirarsi dal Kuwait. Accade adesso con Mikhail Fradkov, atteso oggi a Damasco con il ministro degli Esteri Lavrov per sondare una via di uscita per Bashar Assad. Le chance di successo di Fradkov non appaiono superiori a quelle di Primakov che proprio ieri sulla "Rossyskaya Gazeta" accusava l`Occidente di volere «il caos».
Il regime di Damasco, alleato di ferro dell`Iran, appare giorno dopo giorno più isolato e incorreggibile. E anche la posizione di Mosca e della Cina, con il veto alla risoluzione Onu, diventa sempre più indifendibile. Sappiamo bene i motivi per cui la Russia fa muro ma rischia di perdere insieme ad Assad tutta la Siria e anche la partita sull`Iran. Le due crisi sono legate: se cade Assad Teheran subisce un contraccolpo fatale e diventa più vulnerabile a un attacco israeliano. E una sconfitta iraniana può avere effetti sulla Russia, preoccupata dalla minoranza musulmana e dal ribollente universo delle ex repubbliche sovietiche islamiche. Senza contare quanto può accadere in Libano, Iraq e Afghanistan.
La Siria è la linea rossa di un conflitto allargato e la caduta di Bashar avrebbe conseguenze ben più ampie di quella di Ben Ali, Mubarak e Gheddafi.
Damasco non è Tripoli, ripetono come un mantra irussi, scottati dalla vicenda libica, e per un motivo semplice: qui l`Occidente non interverrà direttamente ma lascerà che a farlo siano gli alleati, dalle monarchie del Golfo alla Turchia, membro della Nato, sostenendo la guerriglia del Free Syrian Army al confine turco, seguito e coordinato da un comando misto, occidentale e arabo, con quartier generale aIskenderum. Anche per questo una risoluzione Onu non era possibile: tutti sapevano che la Russia si sarebbe opposta perché condannava il regime e davavia bera all`opposizione.
In Siria si combattono tre guerre: una interna tra Assad e il suo popolo,un`altra fra lo schieramento arabo e quello filo-iraniano e una terza, globale, in stile guerra fredda, tra Russia e Occidente. Ci stiamo avviando verso un conflitto per procura, un`altra «proxy war», come sostiene sul "New York Times" Robert Malley, direttore dell`International Crisis Group. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton è stata chiara «I siriani hanno tutto il diritto all`autodifesa», che comprende quello di procurarsi armi ed essere assistiti da potenze straniere.
Quali sono le vie di uscita? Mosca convince Bashar ad andarsene. La Russia persuade Assad a negoziare ma l`Opposizione non vuole parlare con lui. La Russia, come chiede la Lega Araba, lo spinge a passare la mano al vice Farouk al Shaara che è stato due volte a Mosca negli ultimi tempi: una exit strategy, fmora respinta, simile a quella in Yemen per Saleh. di queste soluzionirichiede l`assenso dell`Iran. La crisi siriana si risolve o contro Teheran o insieme a Teheran, il bersaglio principale dell`escalation in Medio Oriente. Trattare con Assad significa trattare conl`Iran, cosa che non vogliono né gli arabi né l`Occidente: ecco perché è quasi una missione impossibile.
Il massimo che può ottenere Mosca è una tregua delle armi, per prendere tempo. Homs è oggi l`epicentro di una battaglia che dal Mediterraneo al Golfo del petrolio può ridisegnare la mappa dell`influenza delle potenze mondiali.

ALBERTO NEGRI

Il Sole 24 Ore, pag 18
7/02/2012




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