Verso il riconoscimento delle lingue rom e sinti

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Riconosciute le lingue rom e sinti

La Commissione Esteri approva un emendamento in sede di ratifica della Carta europea degli idiomi regionali

Si avvicina il riconoscimento delle lingue rom e sinti tra le minoranze linguistiche. La commissione Esteri della Camera, infatti ha approvato uno specifico emendamento in sede di ratifica
della Carta europea delle lingue regionali. La norma è stata approvata, nonostante il parere contrario del governo elaborato dal ministero dell’Interno.
L’emendamento è a firma del radicale Matteo Mecacci e di Jean Leonard Touadi (Pd). «Abbiamo proposto di modificare l’articolo 3 della legge di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie – spiega Mecacci – inserendo le lingue rom e sinti tra quelle riconosciute e aggiungendole dunque all`elenco già previsto dalla legge 482 del ’99 sulla tutela delle minoranze linguistiche». In sostanza con l’emendamento Mecacci-Touadì, anche agli idiomi rom, finora esclusi dal novero delle minoranze riconosciute, vengono applicate le misure previste dalla Carta europea sulle lingue minoritarie, che l’Italia sta ratificando. Ma secondo l`Opera Nomandi, quella approvata oggi dalla commissione Esteri della Camera equivale ad una »dichiarazione d’intenti", quello che serve «veramente per il riconoscimento delle minoranze linguistiche di rom e sinti è l’inserimento nei diritti previsti dalla legge 482 del 1999. Massimo Converso, presidente dell’Opera nomadi ricorda come i »rom e sinti sono 200.000 in Italia, 1’80% parla romané, una lingua che deriva dall’antico sanscrito. La legge 482 escluse i rom e i sinti in quanto considerati minoranza non radicata sul territorio. Ma in Italia, invece, possiamo citare diversi centri con presenza numerosa e storica, come a Melfi dove sono oltre il 10% della popolazione e sono lì da oltre 600 anni".
(Da Il Gazzettino, 24/5/2012).




4 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

La Commissione Affari Esteri della Camera ha approvato l’emendamento. Lega contraria <br />
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«Il Sinti lingua minoritaria Perché non il Piemontese?» <br />
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Allasia e Cavallotto: prima vogliamo il riconoscimento dei nostri idiomi <br />
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La Commissione Affari Esteri della Camera, in sede di ratifica della Carta europea delle lingue regionali, ha approvato quasi all’unanimità l’emendamento, presentato dai deputati Mecacci e Tuadi, sul riconoscimento delle lingue rom e sinti nel nostro Paese. La norma è stata approvata nonostante il parere contrario del Governo, elaborato dal Ministero dell’Interno. L’unico voto contrario è stato quello della Lega Nord. Perché? «La Lega spiegano il capogruppo della Lega Nord in commissione Affari esteri alla Camera, Stefano Allasia, e il deputato Davide Cavallotto - si è sempre battuta in favore delle lingue locali intese come strumento di riconoscimento delle diverse identità territoriali, ma riteniamo che a dover essere tutelate siano le nostre lingue, come il piemontese e il veneto, e non quelle di minoranze che nulla hanno a che vedere con la cultura e le tradizioni dei nostri territori». Il romani o romanes (loro la chiamano «romanich») è l’unica lingua indoeuropea che è parlata quasi esclusivamente in Europa, fin dal Medioevo. La maggior parte dei linguisti ritiene discenda dalle parlate popolari dell`India del Nord, i pracriti (dal sanscrito, "originale, naturale, normale, ordinario, usuale"), termine usato dagli studiosi per indicare le lingue vernacolari, in contrasto con la lingua letteraria colta dei religiosi, il sanscrito appunto, e che si sarebbe sviluppata indipendentemente proprio per la struttura sociale in caste che già caratterizzava l’India antica. Studi di linguistica e di filologia hanno individuato moltissimi termini della lingua romani che derivano dal persiano, dal curdo, dall’armeno, dal greco, che testimonierebbero del tragitto percorso dalle popolazioni rom, dal subcontinente indiano fino in Europa, in un periodo storico compreso tra l`VIII ed il XII secolo d.C. Attualmente i parlanti in Europa sono circa 4,6 milioni, i160-70% dei quali in Europa orientale e nei Balcani, e non hanno un proprio stato. Pur essendo lingua ufficiale del distretto di Suto Orizari nella Repubblica di Macedonia e lingua ufficiale di 79 comuni rurali e della città di Budesti in Romania, finora il romani era lingua minoritaria riconosciuta solo in Austria, Finlandia, Germania e Svezia. Adesso alla lista si aggiungerebbe l’Italia. Matteo Mecacci, dei Radicali, esprime soddisfazione per una decisione che, a suo dire, «è in linea con le richieste della Comunità internazionale» e giunge «dopo decenni di ostruzionismo da parte del ministero dell’Interno». E ringrazia i parlamentari di tutti gruppi eccetto la Lega - che hanno votato a favore del suo emendamento. <br />
Il Carroccio ribadisce invece fermamente il suo no. Ma non è una questione di razzismo, puntualizzano i deputati leghisti, solo di priorità. «È a dir poco scandaloso che l’unico voto contrario in Commissione sia stato il mio, nonostante il parere negativo espresso in merito anche dal ministero dell’Interno. Ricordo che la Legge 482/99, Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche, non riconosce lingue fondamentali, quali Piemontese e Veneto. Sono convinto che, prima di occuparsi di minoranze non territoriali, vi sia la necessità di tutelare l’intero patrimonio linguistico delle nostre Regioni -, ripete convinto l’on. Stefano Allasia -. Il fatto più assurdo è che i politici che hanno approvato il riconoscimento delle lingue Rom e Sinti, culture non riconosciute neppure del ministero dell’Interno, siano gli stessi che sul proprio territorio parlano di difesa e promozione delle culture regionali e locali».«Ora - conclude Allasia -, in Aula, ci opporremo con tutti i mezzi a nostra disposizione per non far passare questo provvedimento e, soprattutto, abbiamo chiesto di calendarizzare la proposta di legge Dozzo per il riconoscimento della lingua veneta e la <br />
proposta di legge Cavallotto per il riconoscimento di quella piemontese che, a detta di tutti, dovrebbero passare, all'unanimità. Adesso vedremo se anche gli altri gruppi passeranno dalle parole ai fatti». <br />
(Da La Padania, 25/5/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

La legge già approvata in commissione <br />
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Ci tocca pure la tv dei Rom <br />
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Se passerà il riconoscimento della lingua, i Sinti pronti a invadere i media <br />
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di PIETRO PRUNEDDU <br />
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L’insegnamento della lingua Rom a scuola, i documenti in tribunale tradotti in Romanes, una radio e una televisione per l’etnia Sinti. Lo scenario si prospetta sempre più vicino e reale. La Commissione Affari Esteri e comunitari della Camera ha approvato uno specifico emendamento nell’ambito della ratifica della Carta europea della lingue minoritarie. Gli onorevoli Matteo Mecacci (Radicali) e Jean Leonard Touadi (Pd) hanno proposto di inserire le lingue parlate da Rom e Sinti tra quelle riconosciute e tutelate in ambito nazionale. E la norma è passata nonostante il governo, tramite il Ministero dell’Interno, avesse espresso parere contrario. Ma in Commissione tutti hanno votato a favore, tranne la Lega Nord. <br />
NUOVA LEGGE? <br />
La discussione passerà ora al voto del Parlamento, dove si profila un fronte comune tra Pd e parte del Pdl. Ci sono, quindi, buone possibilità che la linea pro-Rom diventi legge. Il popolo Sinti avrà tutti i benefici del caso, mentre le minoranze lombarde, venete e piemontesi continuano a non essere minimamente considerate. Il riconoscimento è prima di tutto simbolico ma porterà anche dei benefici giuridici ed amministrativi. Come spiega Dijana Pavlovic, attrice serba di etnia Rom e candidata al Parlamento nel 2008 con Sinistra Arcobaleno, questa decisione «di includere la nostra lingua nell’elenco di minoranze linguistiche tutelate, previsto dalla legge 482, potrebbe aprire la possibilità di insegnare la lingua Romanes nelle scuole con studenti Rom, ma anche la nascita di radio e televisioni per la nostra minoranza. O, più in piccolo, il riconoscimento dei nostri funerali e la traduzione degli atti legali in tribunale». <br />
LA PRESENZA IN ITALIA <br />
I Rom e Sinti presenti al momento in Italia sarebbero tra i 150 e i 200mila, secondo le stime più attendibili. Sono sparsi in tutto il territorio, al contrario di molte altre minoranze che si concentrano invece in una specifica area geografica. Questo può portare ulteriori difficoltà, perché ogni regolamentazione si dovrà applicare in ambito nazionale e non locale. Ma la Pavlovic promette: «Ci mobiliteremo in Aula per far passare questo riconoscimento». <br />
LA REAZIONE LEGHISTA <br />
L’approvazione della norma ha già scatenato le prime reazioni politiche. La Lega Nord ha infatti già annunciato battaglia e l’onorevole Matteo Salvini, eurodeputato e segretario in pectore del partito in Lombardia, spiega il suo disappunto: «Abbiamo già pronta un’interrogazione da presentare a Bruxelles. Vogliamo infatti che le minoranze lombarde vengano riconosciute ed è folle che invece venga data la precedenza ai Rom. Questa corsia preferenziale non è una novità, capita anche per alcuni contributi pubblici. Non capisco in base a che cosa vengano stabilite le priorità. Comunque sono scettico sulla possibilità che possano nascere emittenti televisive o radiofoniche dedicate ai Rom senza finanziamenti delle istituzioni. E in quel caso, Pisapia, che cosa farà?». Dello stesso parere anche l`onorevole Riccardo De Corato del Pdl: «Non voterò mai questa legge in Parlamento: se si devono riconoscere delle minoranze bisognerebbe dar la precedenza ai veneti e ai lombardi. In Italia finora i Rom hanno creato poca integrazione e molti problemi, al contrario di molte altre minoranze. La decisione della Commissione mi sembra un’iniziativa del tutto demagogica. In ogni caso, la radio e la tv non la apriranno con i soldi del governo, al massimo con i contributi di qualche associazione no profit». Radio Rom, se mai nascerà, non avrà vita facile. Le minoranze in coda per avere un briciolo di attenzione sono tante. Ma come è noto, in Italia la fila non la rispetta quasi nessuno... <br />
(Da Libero Quotidiano, 27/5/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

IDEE & OPINIONI<br />
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Il Riconoscimento della Lingua Rom Può Chiudere la Stagione dell'Emergenza<br />
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di Alessandra Coppola<br />
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Esiste una minoranza Rom e Sinti anche in Italia, partiamo da qui. Centocinquantamila persone che non ha più senso chiamare nomadi, perché per la maggior parte vivono stabilmente nel nostro Paese da decenni, spesso anche con passaporto italiano. Non è una comunità bene accetta, in molti casi vive in condizioni di marginalità e indigenza insopportabili per un Paese che si ritenga evoluto. Spesso mette in crisi le coscienze più aperte e progressiste. Il relativismo culturale genera equivoci. L'illegalità, la violenza sui minori e sulle donne, l'occupazione abusiva non sono e non vanno considerati usi e costumi diversi, ma reati da perseguire. Fissati questi paletti, però, isolati i casi criminali, è possibile continuare a ignorare i diritti umani fondamentali di migliaia di abitanti delle nostre stesse città? Su impulso del Consiglio d'Europa, la commissione Esteri della Camera mercoledì ha approvato (con il «no» della Lega) un emendamento per il riconoscimento delle lingue Sinti e Rom, tra il parere contrario del Viminale e il sostegno del sottosegretario della Farnesina, Staffan De Mistura. Un passo avanti (manca il passaggio in Aula) su una via tortuosa e contraddittoria. Lo scorso febbraio, il governo ha varato la «Strategia nazionale d'inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Camminanti» sulla base dei quattro pilastri indicati dall'Unione Europea: educazione, casa, salute, lavoro. Manca la messa in pratica, ma il tracciato è quello giusto, sostiene il Centro europeo per i diritti dei Rom (Errc): le politiche emergenziali non fanno che rimandare i problemi, servono progetti a lungo termine per il superamento dei campi e delle discriminazioni. È la linea anche del nostro Consiglio di Stato, che ha bocciato a novembre l'«emergenza Rom» voluta dall'allora ministro Maroni. Qualche settimana fa lo stesso Consiglio ha sospeso quella sentenza di censura per tener vive le attività avviate dal decreto del 2008. Mezzo passo indietro. Lo stato di emergenza resta illegittimo, ma - avverte il direttore dell'Errc, Dezideriu Gergely - «soldi e risorse saranno ancora spesi in inutili misure di sicurezza e sconsiderate, discriminatorie, provvisorie politiche abitative» che quel piano fissava. <br />
(Dal Corriere della Sera, 26/5/2012).

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

Fondazione Romanì Italia. Incontro e confronto a Roma<br />
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Il 30 Maggio a Roma si è svolto un incontro/confronto tra associazioni e singole persone impegnate con e per la popolazione romanì.<br />
L’incontro/confronto è stato promosso dalla Fondazione romanì Italia per riflessioni ed iniziative in merito all’emendamento, proposto da On. Mecacci e Touadì, ed approvato in Commissione esteri sul riconoscimento delle minoranze rom e sinte nella ratifica della Carta Europea delle lingue minoritarie e regionali.<br />
Nazzareno Guarnieri della Fondazione romanì Italia illustra le motivazioni di questo incontro che non vuole essere solo una riflessione sull’emendamento approvato in Commissione esteri. Presenta gli scopi della Fondazione romanì Italia e la sua disponibilità a costruire azioni di sistema utili alla causa romanì. Per l’on. Letizia Detorre il riconoscimento delle minoranze rom e sinte nell’ambito della ratifica della Carta Europea delle lingue minoritarie e regionali costituirebbe un riconoscimento fondamentale per i rom e sinti, per la loro identità di popolo. Non è più accettabile che il bambino rom vada a scuola e non sia nessuno. Deve poter essere orgoglioso della propria identità. Ma bisogna fornirgli le giuste basi. Allo stesso tempo però è importante che anche le organizzazioni pro rom devono “riposizionarsi nell’attualità” (con il riconoscimento dei rom come minoranza non c’è certo da guadagnarci, anzi, porterebbe in prospettiva ad una loro perdita di importanza a favore del mondo rom, ma devono poter comprendere che c’è da fare un passo avanti, non facile da accettare – non lo sarebbe in nessuna relazione genitori-figli -, ma ognuno deve fare un piccolo sforzo).<br />
Finché però questo emendamento non viene approvato si rimane in una sorta di limbo legislativo. Per evitare questo pericolo bisogna però ancora temporeggiare un pò evitando di attirare su di se troppa attenzione e di irritare coloro che potrebbero ostacolare la sua approvazione.<br />
On. Detorre non manca di domandarsi “a cosa servirà tutto questo se poi una parte dei rom ancora vive nei campi?”.<br />
L’emendamento di cui si sta discutendo e l’adeguamento della legislazione nazionale alla Carta Europea per le lingue minoritarie e regionali del 1992 (ben 2 decenni fa ormai), non porterà certo alla chiusura immediata dei campi, ma rappresenta un primo passo importante.<br />
L’on. Detorre e tutti i presenti chiedono che la popolazione romanì in Italia sia unita, soprattutto riguardo questioni chiave quali quella della lingua da adottare: il Romanes deve essere scelto come idioma a livello nazionale, superando in qualche modo quelle che possono essere considerate delle mere sfumature dialettali (a questo proposito, potrebbe risultare importante fare un paragone tra la lingua italiana e quella romanes, per ricordare che un processo simile e’ avvenuto anche nel contesto italiano con l’unificazione nazionale, quando si paleso’ la necessita’ di costruire gli italiani e il loro senso di italianita’, che all’epoca aveva ancora piu’ un senso geo-politico che culturale, e restava comunque una questione di elite – simile a quanto si sta accadendo qui oggi con il Romanes – piuttosto che di massa.<br />
Se si trovasse il modo di unire questi due discorsi, quello del Romanes oggi, e quello legato all’italiano ieri, ciò andrebbe a vantaggio sia dei rom, che capirebbero la necessità di superare certi separatismi e differenze culturali anche sostanziali in vista di un comune agire, ma anche degli italiani stessi, aiutandoli a ricordare a loro stessi che non esistono da sempre, che i confini geografici di oggi non sono gli stessi di ieri, e certo potrebbero anche modificarsi in futuro.<br />
Ciò aiuterebbe gli italiani a comprendere che così come loro sono stati il frutto di una costruzione “mentale”, ma che certo affonda le sue radici su un territorio preciso, praticata poi quotidianamente, soprattutto sui libri di scuola, attraverso i media, i discorsi dei politici, e la creazione di una narrativa nazionale che seleziona accuratamente ciò che va ricordato, nonché il come, e scartando ciò che invece va dimenticato, allo stesso modo anche ai rom deve essere data la possibilità di riconoscersi con orgoglio in quanto popolo e di costruire la propria identità in modo unitario, pur in assenza di un territorio cui far riferimento, concedendo loro il tempo necessario per un tale percorso, visto che per l’italiano stesso, come pure per l’identità nazionale, non si è trattato di una questione di un giorno.<br />
Il Romanes deve diventare il minimo comune denominatore.<br />
Bisogna trasmettere l’idea che il Romanes è alla base della cultura rom e tutte le associazioni devono essere d’accordo. Questi devono poter capire “siamo diversi, ma parliamo tutti il Romanes quando ci incontriamo per strada”.<br />
On. Detorre chiede che ci sia unità anche tra le organizzazioni “per i rom”. Ognuno deve fare un piccolo sforzo affinché ciò riesca.<br />
Al momento non è chiara la tempistica riguardo l’approvazione dell’emendamento, ma bisognerà poi muoversi affinché questo venga dovutamente celebrato al momento dell’approvazione in Parlamento.<br />
Deve rappresentare l’atto di nascita di un sentire collettivo nuovo (di una narrativa romanì).<br />
Un momento storico in cui si preannuncia sicuramente la possibilità futura che i rom non vengano più percepiti come una questione di ordine sociale, ma di carattere culturale, che porti anche i semi per la costituzione di una rappresentanza politica rom e sinta.<br />
Su questo punto Piero Soldini della CGIL vuole accentuare l’importanza di trovare elementi di novità, che possono venire dall’assunzione di responsabilità da parte delle comunità rom e sinte.<br />
C’è bisogno di una rappresentanza nazionale che abbia un insediamento sul territorio, che sia in grado di misurarsi con parità e dignità con la maggioranza, e questo si può e si deve raggiungere anche attraverso un percorso pedagogico, un lavoro che porti alla costruzione di una leadership romanì.<br />
Ma non dimentica che per l’acquisizione di una coscienza civile ci vuole anche partecipazione, perché non c’è nessuna scuola meglio di un impegno pratico e concreto.<br />
Piero Soldini inoltre introduce anche un altro discorso legato alla necessità di arrivare ad un censimento della comunità rom, suggerendo che un tale obiettivo si potrebbe raggiungere attraverso un’autodichiarazione volontaria.<br />
Ciò avverrebbe non allo scopo di essere schedati, per di più su base etnica/razziale, ma per creare un corpo elettorale, che dia ai rom un modo nuovo per esercitare un proprio diritto, ma che rappresenta al contempo anche un’assunzione di responsabilità e una dichiarazione di identità, ponendo rom e sinti nella condizione di riconoscimento reciproco con la maggioranza.<br />
Bisogna uscire da una situazione per cui affermare di essere rom o sinti costituisce una condanna, che ha portato comunemente ad accettare come unica via di uscita la negazione della propria identità.<br />
Il percorso fatto dalla comunità ebraica è a tal proposito importante per illuminare le fasi cui sono dovuti passare per arrivare ad una rappresentanza unitaria a livello nazionale.<br />
Attraverso un’intesa con lo stato è riuscita a costruire la propria comunità.<br />
Loro, come sottolinea Soldini, hanno fatto un’operazione di organizzazione delle comunità delle citta e delle regioni, poi hanno costituito un coordinamento fra le comunità territoriali, e questo coordinamento nazionale è diventato l’autorità che tratta oggi con lo stato italiano. E per fare ciò, come ricorda la on. Detorre, bisogna arrivarci per gradi. <br />
Qui ora non si sta costituendo un partito, ma una rappresentanza culturale. E ci serve un popolo dietro questo impegno. Ma proprio questo, secondo Nazzareno Guarnieri, rappresenterebbe il problema di fondo. Bisognerà allora cominciare a muoversi fin d’ora e cercare di creare dialogo.<br />
Claudio Graziano, di Arci Nazionale, ricorda che il discorso sul riconoscimento dei rom come minoranza storica va avanti già da molti anni, e da parte dei più sensibili su queste tematiche è sempre stato supportato.<br />
Si è arrivati a capire l’importanza del fatto che le associazioni pro rom debbano essere solo degli interlocutori, e non interni al processo di autodeterminazione della comunità rom. Hanno seguito insieme la nascita delle varie federazioni rom, e anche il loro ingresso all’interno del tavolo dell’UNAR.<br />
Non dobbiamo dire cosa devono fare i rom, ma servono comunque forme di rappresentanza complesse e originali, per aiutare anche un percorso di accompagnamento che viene offerto dai sindacati e il mondo dell’associazionismo.<br />
Deve uscire una soluzione che prenda atto anche di questa complessità. Semplificazioni non sono oggi e non sono mai state utili. Ci deve poter essere un modo di affrontare la questione insieme.<br />
Fare insieme uno sforzo di riaggregazione, che porti ad una soluzione/interlocuzione non unica, ma comunque unitaria..<br />
Uno dei problemi che in passato ha ostacolato la partecipazione attiva è il problema delle risorse. Molti rom e sinti vogliono impegnarsi nel sociale, ma spesso non possono per i costi delle spese.<br />
Nazzareno Guarnieri comunica che la Fondazione romanì Italia nasce anche per questo scopo, per agevolare la partecipazione di rom e sinti.<br />
Giulio Russo di CDS si esprime in modo positivo sul riconoscimento del Romanes come lingua minoritaria. C’è una buona probabilità che il riconoscimento avvenga, ma per i tempi della politica italiana si può anche non arrivare a nulla. La questione è quindi qui tra noi. Bisogna provare a fare nel frattempo dei piccoli passi.<br />
Si pongono diversi quesiti a suo dire:<br />
Come miscelare e raccogliere le energie e come trovare delle occasioni che comincino a fare sistema. In pratica, cosa è proponibile a breve-medio termine pur in assenza dell’approvazione della legge? Si dovrebbe fare un nuovo giro per raccogliere delle proposte. Bisogna andare verso la costituzione di una rappresentanza dei rom.<br />
Problema della lingua. Cosa si può mettere in piedi? Fare una sorta di centro virtuale che cominci a fare opera di sensibilizzazione, un tour romanes con diverse tappe in Italia. Ma si può fare anche qualcosa in più. Si può cominciare a fare una raccolta delle disponibilità, coinvolgendo le università, gli istituti superiori, i comuni e gli enti locali. Cita l’ANCI. Far emergere se ci sono consiglieri comunali, dichiarati rom, ci fosse magari pure un sindaco, per individualizzare delle aree nel nostro paese dove la presenza rom c’è ed è riconosciuta, consolidata istituzionalmente. Andare verso l’emersione della complessità della cultura rom.<br />
Organizzare un secondo giro futuro per poter procedere ulteriormente, con le dovute attenzioni dopo l’approvazione della legge, dando per scontato il coinvolgimento delle università, degli istituti comprensivi, delle associazioni, ecc. Ma non ci deve essere nessuna fretta.<br />
Marcella Delle Donne si riallaccia al discorso del riconoscimento della lingua Romanes, e quindi di una identità e di un popolo. Bisognerà costruire una rete tra le varie associazioni rom e non rom, superando ogni conflittualità esistente.<br />
Sarà importante allora porsi degli obiettivi brevissimi. Bisogna sentire tutte le associazioni aggregandole tutte attorno a quest’unico punto prioritario, per evitare di far emergere le diversità. Non si può negare il fatto che tutti siano al momento favorevoli al discorso del riconoscimento dei rom come minoranza linguistica, bisogna partire da qui, poi ne verranno fuori altri di obiettivi e di punti comuni, un secondo, un terzo e così via.<br />
Non vede come una organizzazione non debba unirsi alla luce di un’obiettivo comune di questo tipo.<br />
Si dice ultra favorevole alle proposte di Giulio Russo di agganciarsi all’ANCI (per cui vale un discorso di responsabilità diverso che per i comuni), e poi magari da li far partire il discorso di un istituto culturale mobile.<br />
Anche Teresa Ossella si mostra favorevole all’iniziativa di oggi. Ben venga un lavoro che aggreghi. Collaboro volentieri, sarebbe un punto di partenza importante.<br />
Nazzareno Guarnieri sottolinea il fatto che oggi una rappresentanza politica romanì non possa prescindere anche dal Terzo Settore e dalla società civile, la quale deve essere presa in considerazione nel momento in cui si possa creare’ un consiglio nazionale, e con esso delle rappresentanze regionali. Non bisogna fare l’errore di chiudersi. Bisogna cercare l’unità non solo all’interno della comunità rom, che è sempre stato storicamente un passaggio difficile, ma anche verso l’esterno.<br />
On. Detorre sottolinea l’importanza di un elemento di novità importante. Costruire una rappresentanza nazionale capace di misurarsi con unità. C’è bisogno di un popolo, e le cose vanno fatte per gradi. Se si è inesistenti a livello ufficiale, e soprattutto se ci si scontra costantemente a causa delle divisioni interne, come si può poi affermare che esiste una cultura rom? Può essere solo quella di pochi rom che si parlano per strada?<br />
In questo contesto la costituzione di un istituto di cultura autodiretto, da parte di una rappresentanza rom qualificata, può essere decisivo nel lanciare un messaggio forte di appartenenza e per la crescita di una coscienza civile, che e’ fatta anche di partecipazione.<br />
Viene sottolineato il fatto qui che si sta parlando di una rappresentanza culturale e non politica.<br />
Riccardo Armelleri si ricollega ai Freedom Ride movements, promossi dagli african-americans negli USA e dagli aborigeni in Australia negli anni ’60, i quali ebbero un enorme impatto a livello nazionale nel promuovere una coscienza nuova sulla questione dei diritti umani, ho proposto di sviluppare un idea simile in Italia.<br />
Si può costituire un istituto Romanes viaggiante (come ha suggerito anche On. Detorre) almeno inizialmente.<br />
Un autobus che promuova la cultura rom ma che allo stesso tempo sensibilizzi la gente ai diritti umani e alla lotta contro il razzismo. L’idea è di fare tappe diverse in tutta Italia – si può persino pensare di seguire questa iniziativa online e di farne un documentario -, soprattutto in quei luoghi in cui sono presenti degli accampamenti o comunque delle comunità rom, ma non solo. Gli obiettivi di un tale “tour” sono molteplici.<br />
Da una parte c’è bisogno di avvicinarsi di piu’ alla gente comune, di fare educazione, di parlare della cultura rom, di fornire informazioni sulla condizione dei rom in Italia oggi, di ripercorrere la storia e le varie tappe del loro insediamento, di fare luce su di un mondo complesso dove non ci sono buoni o cattivi, “noi” contro “loro”, avendo il coraggio di spiegare anche i meccanismi di un sistema perverso, quello dei campi, in cui alcuni rom sono inseriti la cui immagine ricade poi su tutti, associazionismo pro rom e rom insieme, seppur in modi diversi. Un discorso del genere puo’ essere fatto fermandosi nelle piazze principali delle citta’, ma anche programmando degli incontri nelle scuole e in altri luoghi pubblici di ritrovo e di cultura.<br />
Allo stesso tempo i rom hanno la possibilità di parlare con le altre comunità rom locali, raccogliere i loro suggerimenti e le specifiche problematiche, allo scopo di coinvolgerle più rom nel progetto di costruzione di una rappresentanza nazionale vera, ma anche di fare il punto sulla situazione, facendoli parte di ciò che sta succedendo a livello istituzionale, illuminandoli su quelli che sono gli obiettivi che si intendono raggiungere e su cui si sta lavorando.<br />
Il fatto di poter raggiungere una certa visibilità mediatica, la stampa, ma soprattutto le reti televisive locali e nazionali, fornirà un ulteriore canale per la promozione di questo progetto.<br />
Tutta l’iniziativa è volta a stimolare una conoscenza migliore di colui che è “altro” per eccellenza in Italia, a promuovere l’incontro, facendo intercultura, e portando proprio l’”altro” in mezzo a “noi”, un “altro” cui molti forse non si aspettano di trovarsi di fronte, diverso da quello degli stereotipi classici.<br />
Si è discusso anche della “Strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti” messa in atto dall’UNAR in attuazione comunicazione Commissione Europea n.173/201. Al di la del merito di una tale iniziativa ci si e’ trovati d’accordo sul fatto che bisogna spingere sulla positiva congiuntura apertasi con una tale fase di progettualità.<br />
Chi l’ha definita come ridondante, chi l’ha vista come un ulteriore strumento di controllo dei rom (in effetti ci si è limitati a creare un forum puramente consultivo riunendo intorno allo stesso tavolo le principali associazioni nazionali rom, ma non solo si è dato loro poco tempo di risposta nella fase di progettazione vera e propria, ma di nuovo i rom si ritroveranno a subire le decisioni che verranno loro imposte dall’alto.<br />
Al prossimo incontro del 26 Giugno è necessario una riflessione e confronto sulla strategia.<br />
Bisogna avere la maturità di unirsi e di discutere insieme trovando i punti in comune che possano costituire il segno di una progettualità nuova. Ma bisogna lavorare con chi è disposto a condividere questo progetto, per realizzare delle cose concrete, che non deve diventare lo “sfogatoio” di tutti i problemi. Ciò che suggerisce Nazzareno Guarnieri e’ che non si possono portare tutti i rom sullo stesso tavolo, ognuno con i suoi personali problemi.<br />
Questi problemi bene o male si conoscono ormai, ma per essere operativi ed efficaci bisogna lavorare per la costituzione di un nucleo significativo, qualificato e compatto, di persone decise ad investire sul futuro.<br />
Di tutti i “tavoli” promossi nel passato hanno sempre avuto carattere prettamente locale, non sono mai passati ad una progettazione concreta a livello nazionale, e non si sono mai posti delle attività concrete. Oggi c’è la possibilità di un vedere e un immaginare diversi, basato sulla concretezza di creare piccoli progetti ma di qualità.<br />
Riguardo alla difficile situazione della comunità rom di Pescara, Nazzareno Guarnieri lancia un appello alla grandi organizzazioni ed ai sindaci per una grande manifestazione contro il razzismo a Pescara e sollecita Piero Soldini della CGIL a stimolare la sua organizzazione in merito.<br />
Il prossimo incontro è fissato per il 26 Giugno a Roma in Via Liberiana n. 17 (presso il CESV) alle ore 15,00.<br />
(Da civitanews.it, 4/6/2012).

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