Véron: il veto allontana la nuova tassa. Senza Europa federale non c’è salvezza

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Véron: il veto allontana la nuova tassa. Senza Europa federale non c`è salvezza

Intervista a Nicolas Véron
di Francesca Pierantozzi

PARIGI – Tobin tax. Bce, rigore di bilancio: inutile continuare a eludere il problema, senza un`Europa federale, nessuna salvezza. Nicolas Véron, ricercatore al think tank di politica economica europea Bruegel e visiting professor al Peterson Institute for International Eco nomics a Washington è chiaro: «La soluzione della crisi passa attraverso una riforma delle istituzioni. I mercati sapranno pazientare se c`è la volontà seria di riformare».

La Tobin tax è il nuovo elemento di discordia in Europa. E` davvero così importante?
«Tutto dipende dalle modalità pratiche di applicazione, dall`approccio e la filosofia che si scelgono di adottare. La Gran Bretagna ha già una tassa sulle transazioni finanziarie quotate a Londra, e questo non impedisce alla City di essere una grande piazza finanziaria».

Sarkozy ne ha fatto un cavallo di battaglia, per Monti non è una priorità, Cameron si è scagliato contro. Chi ha ragione?
«L`iniziativa francese a favore di una Tobin tax mi pare dettata soprattutto dal calendario elettorale delle presidenziali. Il testo finale sulla nuova imposta sarà adottato soltanto dal nuovo Parlamento, nella seconda metà del 2012: l`annuncio di Sarkozy è dunque un messaggio all`elettorato.
Dal G20 di Cannes è chiaro che non esiste un consenso mondiale sulla Tobin tax e il veto di Cameron ha allontanato anche la prospettiva di un`adozione a livello dell`Unione. Il territorio di una Tobin tax europea si riduce dunque all`Eurozona, dove pure non mancano gli scettici. Considerazioni politiche e tecniche rendono molto difficile una decisione rapida: penso che la prudenza espressa da Monti sia del tutto giustificata dal contesto europeo»

La Gran Bretagna si allontana sempre di più dall`Europa?

«La linea di frattura sulla Tobin tax non è la stessa dí quella sulla riforma dei trattati che si è aperta il 9 dicembre. La Gran Bretagna è da sempre contraria ad una Tobin tax europea. Il no alla riforma dei trattati di Cameron segna invece una nuova tappa nelle relazioni tra la Gran Bretagna e i partner dell`Unione, ma è ancora troppo presto per giudicarne l`importanza e l`impatto a medio-lungo termine».

Il 2012 si apre con nuovi equilibri. L`asse franco-italiano potrebbe contribuire a modificare l`approccio europeo alla crisi?
«Monti segna il ritorno dell`Italia al posto che avrebbe sempre dovuto essere il proprio: quello del terzo Paese più importante della zona euro. E` naturale che ci sia un cambiamento dei formai e degli equilibri dei meccanismi decisionali, ma non credo si possa parlare di un asse franco-italiano in modo esclusivo. Esistono relazioni forti anche tra Italia e Germania e formai multilaterali che potrebbero includere anche la Spagna».

Quali decisioni dovrebbero uscire dal vertice europeo del 30 gennaio?

«Come sempre in crisi di questa natura esiste un insieme di questioni a corto e a lungo termine. A corto termine, il problema più importante resta quello greco. Per il momento nulla è stato risolto. Auguriamoci che presto sarà raggiunto un accordo tra la Grecia e i suoi creditori, in particolare sulla partecipazione del settore privato. Se questo non dovesse accadere, l`Eurozona dovrà prendere decisioni concrete e rapide. In parallelo c`è la necessità, ormai accettata dall`insieme dei Paesi dell`euro, di adottare un nuovo quadro giuridico e un nuovo trattato. Inutile farci illusioni, la discussione non sarà rapida e l`idea di un`approvazione tra marzo e aprile mi pare non ragionevole. I mercati sono pronti a pazientare se c`è il tentativo serio di rispondere alle questioni poste dalla crisi e ripensare gli equilibri della costruzione politica dell`Europa».

Più di un nuovo trattato europeo, non servirebbe un`Europa più solidale?

«La solidarietà deriva dalla coscienza di un destino condiviso, che nel contesto dell`Eurozona deve esprimersi con istituzioni e meccanismi decisionali comuni. Il coordinamento non basta. La Banca Centrale Europea non può mettere in atto interventi finanziari potenti e irreversibili fino a quando non siano state risolte questioni istituzionali e politiche che soltanto i capi di stato e di governo – e i cittadini – possono decidere. Ormai abbiamo capito che è insufficiente continuare a reagire unicamente nel quadro istituzionale esistente. La risoluzione della crisi e la salvaguardia dell`euro passano necessariamente attraverso la trasformazione delle istituzioni in senso federale».

Ma la crescita può aspettare il federalismo?
«La crescita ha dimensioni diverse, non soltanto europee ma anche nazionali. La regolamentazioni dei tassisti, tanto per fare un esempio, non riguarda molto Bruxelles, la concorrenza o la riforma del mercato del lavoro sono riforme strutturali che devono essere prese soprattutto a livello nazionale. A livello europeo, pesa invece sulla crescita lo stato del sistema finanziario e di quello bancario. Un`unione monetaria non può funzionare senza un sistema finanziario integrato».

il Messaggero, pag 3
09/01/12




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