Vancouver: non chiudete l’Istituto Italiano di Cultura!

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Vancouver: non chiudete l’Istituto Italiano di Cultura!

Caro Severgnini, prima di tutto mi scuso per il mio italiano. Sono l’organizzatore di Vancouver Italian Meetup, British Columbia (Canada) – il più grande gruppo (quasi 200 membri)] in cui il maggiore parte sono non-italiani che si incontrano almeno due volte per mese in un caffè per chiacchierare. Nostro apprendimento della lingua italiana è diversa: alcuni hanno preso i corsi minori all’università; altri hanno studiato all’Istituto o al centro italiano di Vancouver; ed i fortunati hanno visuti per poco tempo in Italia. Sono sicuro che senza il sostegno dell’Istituto che aveva e sta introducendo la cultura vera italiana a noi, l’avrei avuto lasciata, ed invece avrei studiato un’altra lingua.
Dove si trova l’immagine dell’Italia moderna? Negli ultimi dieci anni l’Istituto mi ha aperto la vista di un’Italia non mai conosciuta. Mi ha presentato una vista d’Italia dalla Roma della republica fin a oggi. Abbiamo avuto i discorsi sulla scienza e tecnologia, e dai scrittori contemporani. L’Istituto ha presentato le mostre dell’ arte moderna e i film con le discussione che seguivano. In tutto, l’Istituto ha lavorato per correggere la vista erronea di un’Italia che sta la cugina povera del Mondo d’Ovest.
Quello che l’Istituto ha già fatto dovrebbe essere sufficiente per rendere valido la sua esistenza, ma gli Istituti hanno anche un altro gran ruolo. Ci incoraggia a visitare Italia, di tornare e ritornare per incontrare la vera Italia e di non andare come un tipico turistico. E noi lo facciamo in vie diverse: alcuni vadano come studenti della lingua o della cucina; altri abitano con una famiglia o soli; ma tutti per parlare la lingua ed provare la cultura.
Questa lettera è una preghiera publica al governo di signor Renzi di non chiudere nostro Istituto di Vancouver.
Reynold Harrs, reynoldh@shaw.ca

Pubblico e concordo, per quel che conta. Ho già scritto che le risorse per la nostra rappresentanza culturale dovrebbero essere aumentate e concentrate in un’unica organizzazione, che chiamerei Istituto Dante (i tedeschi non hanno Goethe, gli spagnoli non hanno Cervantes?). Questo presuppone coraggio nel governo, negli IIC, nella Dante Alighieri. Lei ne vede, Reynold?
(Da italians.corriere.it, 5/7/2014).

 




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