Van Gogh è stato ucciso mentre l’Europa si sta suicidando

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12/11/2004, Il Foglio

Van Gogh è stato ucciso mentre l’Europa si sta suicidando


Chi non sa più distinguere tra amici e nemici finisce per adottare la visione del mondo dei nostri nemici

Di Michael Ledeen (traduzione di Aldo Piccato)
Mohammed B., l'uomo accusato dell'assassinio del regista olandese Theo Van Gogh, era nato e cresciuto in Olanda. Era “noto come un giovane tranquillo, amichevole e intelligente”; un bravo ragazzo, che faceva volontariato nei servizi sociali, serio studente di tecnologia informatica. Proveniva da una famiglia molto unita, e la morte di sua madre, tre anni fa, era stata un grande trauma. Da allora ha cominciato a dedicare sempre più tempo agli studi religiosi, e nel corso dell'ultimo anno è diventato un vero fanatico. Ha abbandonato l'impegno con i servizi sociali perché si rifiutava di servire alcolici e perché la fondazione per cui lavorava organizzava eventi cui partecipavano entrambi i sessi. Quando ha ucciso Van Gogh riceveva assistenza pubblica.
Abbiamo già visto cose di questo genere: Mohammed B. è la versione olandese-marocchina dell'assassino inglese-pachistano di Daniel Pearl. Entrambi provenivano da buone famiglie che si erano a ogni apparenza perfettamente integrate nella società occidentale. Entrambi avevano studiato e avevano a loro disposizione denaro e opportunità. Nessuno dei due aveva subito alcuna particolare discriminazione. Entrambi vivevano in società politicamente corrette e tolleranti che non permettevano alcuna forma di intrusione nella loro vita privata. Non c'era alcuna visibile ragione, psicologica o sociologica, perché dovessero diventare degli assassini; eppure, entrambi hanno liberamente deciso di diventare terroristi.

Ammaliati dal relativismo culturale

Entrambi hanno anche compiuto un assassinio rituale. Entrambi hanno decapitato le loro vittime (o, per essere più precisi, nel caso di van Gogh, è stato compiuto ogni scempio tranne la vera e propria decapitazione). Questo è da lungo tempo un segno caratteristico dei terroristi islamici, i cui video con le scene delle decapitazioni sono stati usati per assoldare nuove reclute molto prima di essere mostrati a tutto il mondo. Queste nuove reclute aderiscono al jihad proprio perché vogliono decapitare gli infedeli e i crociati che sono l'oggetto del loro odio. Mohammed B. ha aggiunto una macabra beffa: ha lasciato un messaggio di odio contro gli ebrei, i cristiani, gli europei e gli americani piantato nel petto di Van Gogh insieme all'arma del delitto: una spada insanguinata.
Mohammed B. non era un lupo solitario; nel giro di pochi giorni, la polizia olandese ha arrestato altri sette membri di un presunto gruppo terroristico; e le autorità hanno dichiarato che l'ordine per l'assassinio rituale di van Gogh era stato dato da alcuni leader terroristi residenti nel loro paese. Se questo è vero, l'uccisione sacrificale di van Gogh non è stata semplicemente il frutto di circostanze locali, bensì la decisione di una rete continentale di fanatici.
Come ha tristemente osservato l'autorevole giornalista italiano Magdi Allam sul Corriere della sera pochi giorni dopo, l'assassinio di Van Gogh segna probabilmente la fine dell'utopico sogno multiculturalista dell'Europa, perché costringe i politicamente corretti europei ad affrontare una crisi d'identità che è misteriosamente e inquietantemente simile a quella che ha colpito i musulmani negli ultimi trent'anni. Entrambe sono state provocate dalle vittorie dell'occidente: l'umiliazione inflitta agli arabi dall'esercito israeliano nel 1967 e la sconfitta e la dissoluzione dell'impero sovietico.
La guerra dei sei giorni e il conseguente collasso del sogno di un impero panarabo hanno provocato una rinascita dell'islam fondamentalista e della sua profonda intolleranza nei confronti della libertà sociale, religiosa e politica. Secondo la precisa definizione datane da Allam, al Qaida rappresenta la privatizzazione e la globalizzazione del terrorismo islamico nella sua forma più rozza e odiosa. Ciononostante affascina molti musulmani, compresi alcuni che vivono e che sono persino nati in occidente, perché la considerano appagante sul piano spirituale e perché in Europa non esiste altra forza spirituale capace di contrastarla.
In questo momento, gli europei sono così ammaliati dal relativismo culturale e dalla correttezza politica che non hanno la minima intenzione di attaccare e criticare qualsiasi idea, nemmeno il programma jihadista di creare uno Stato teocratico all'interno della società civile occidentale. I gruppi terroristi si considerano autonomi, una comunità di credenti che si oppone a tutta la comunità degli infedeli e degli eretici.
L'uccisione di Theo van Gogh è un esempio classico di ciò che accade quando una società tollerante ma disorientata porta la correttezza politica fino alle sue più estreme e illogiche conseguenze. Perché in realtà Mohammed B. non ha scelto il terrorismo completamente da solo. E' stato indottrinato e reclutato in una moschea dove gli è stata inculcata la dottrina wahabita “predominante in Arabia Saudita”. L'assassinio di van Gogh è stata una replica dei numerosi assassini compiuti da Zarqawi e dai suoi seguaci in Iraq, esaltati da fanatici imam. Come ci ricorda Allam, non tutte le moschee sono fondamentaliste, estremiste o terroriste; ma tutti i fondamentalisti, gli estremisti e i terroristi hanno scelto la loro strada passando attraverso le moschee.
La società olandese (come tutte le altre società europee che conosco) non era disposta a riconoscere di avere nemici potenzialmente terribili al proprio interno, e che fosse necessario imporre regole di comportamento civile a tutti coloro che ne fanno parte. Le regole della correttezza politica rendono impossibile persino criticare gli jihadisti, per non parlare di costringerli a rispettare le regole della società civile. Basta guardare che cos'è avvenuto il giorno dopo l'assassinio: un artista di Rotterdam ha fatto un murale con un angelo e questa scritta: “Non uccidere”. L'imam locale ha protestato, e le autorità locali hanno fatto cancellare il dipinto. Ecco ciò che accade quando una cultura si relativizza fino al punto del suicidio. Come ha osservato una volta Patrick Moynihan a proposito di un politico americano, “non sa più distinguere tra i nostri amici e i nostri nemici, e così ha finito per adottare la visione del mondo dei nostri nemici”. Questo è ciò che è capitato all'Europa, che non sa più distinguere tra le società libere (sue naturali alleate), come gli Stati Uniti e Israele, e ha finito per aprire le proprie braccia a nemici come i regimi islamisti e a elevare Yasser Arafat a una statura quasi di santità.
L'evoluzione attraverso la quale gli europei sono giunti fino a questa pericolosa impasse è cominciata alla fine del XIX secolo, quando l'intellighenzia si è rivoltata contro la “società borghese” e contro i suoi valori, e si è messa in cerca di significati più profondi, non ottenendo altro che imprese di nichilistica violenza, fascismo, comunismo e spaventose guerre che hanno coinvolto tutto il resto del mondo. Gli europei avrebbero potuto affrontare la loro crisi spirituale dopo la Seconda guerra mondiale (alcune anime coraggiose, come Albert Camus, ci hanno provato), ma sono stati frenati dalla Guerra fredda. Con un terribile nemico ai loro confini, gli europei hanno diluito i termini delle questioni, hanno optato per un materialismo esanime (che li ha messi in uno stato di torpore e ha prodotto un tasso di natalità che li farà sparire in un tempo relativamente breve) e hanno fatto finta che l'essenza stessa della civiltà occidentale fosse per loro irrilevante.

Per non scansare il problema

Quando è terminata la Guerra fredda, la crisi era ancora viva, ma gli europei l'hanno proiettata sugli americani. Gli Stati Uniti avevano “bisogno di un nemico”, dicevano con disprezzo, perché altrimenti non avrebbero più potuto definire la loro missione storica. Ora deridono noi americani per la nostra, a quanto pare “arcaica”, fede. Paragonano addirittura la religione americana con il fondamentalismo che oggi li minaccia dall'interno delle loro stesse città modello e mette in pericolo la loro autocompiacente utopia laica. L'Olanda è ora in preda a una violenta reazione. Le moschee e le scuole religiose sono prese d'assalto con bombe incendiarie. Con leggi d'emergenza, si danno maggiori poteri alle forze di sicurezza. Gli olandesi sono in cerca di una “soluzione”, ma in realtà stanno ancora scansando il vero problema, che, con loro grande costernazione, noi americani stiamo affrontando con maggiore efficacia e fiducia. “La crisi del multiculturalismo”, ci ricorda saggiamente Magdi Allam, “ci dovrebbe insegnare che soltanto un Occidente con una forte identità religiosa, culturale e morale può sfidare e aprirsi agli “altri” in modo costruttivo e pacifico. E ci dovrebbe insegnare che l’obiettivo deve essere un sistema di valori condivisi all’interno di un’identità comune”.

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