USA, italiano in estinzione la comunità immigrata si mobilita

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SCUOLA & GIOVANI

Ultimi giorni per salvare il prestigioso esame di lingua Margaret Cuomo: “E’ in gioco la nostra cultura”

Usa, italiano in estinzione la comunità immigrata si mobilita

Alti costi, crisi di budget: fra i tagli all’istruzione anche il test universitario introdotto tre anni fa. Fundraising in tutta l’America

di RAFFAELLA MENICHINI

(REPUBBLICA 30.09.08)

ROMA – “Se vogliamo che l’italiano non sia solo la lingua della pizza o del pallone, dobbiamo far di tutto per salvare questo esame”. All’ambasciata italiana di Washington c’è un discreto allarme per il futuro dell’unico, prestigioso esame di italiano di livello universitario mai introdotto nel curriculum formativo delle scuole superiori americane. Una conquista recente, appena due anni di vita, e già con una data di condanna: se entro il 15 ottobre non saranno stati raccolti un milione e mezzo di dollari, l’esame verrà eliminato e con esso una buona, dolorosa fetta di orgoglio culturale italiano oltreoceano.

Insieme a un’altra trentina di materie – in gran parte scientifiche, ma c’è anche il latino, lingue straniere collaudate da decenni come francese e tedesco e new entry come giapponese e cinese – l’insegnamento dell’italiano era entrato nel 2006 a far parte della prestigiosa rosa degli “App”, Advanced Placement Program, esami da sostenere nelle scuole superiori e validi come “crediti” per tutte le principali università americane. Un po’ riscoperta delle radici per immigrati di terza generazione, un po’ interesse genuino per l’italian way of life, tanto che l’80 per cento degli studenti non ha origini italiane. Moltissimi gli ispanici, che sentono l’italiano come seconda lingua più “familiare”, ma anche studenti statunitensi attratti da professionalità specifiche.

“La nostra è una lingua di nicchia – spiega Marco Mancini, consigliere dell’ambasciata di Washington – E’ utilizzata nel design, in architettura, ma anche in materie scientifiche in settori dove siamo impegnati in progetti di cooperazione, come ad esempio alla Nasa”. L’App è una chiave indispensabile per la formazione di interscambi a questo livello, spiega il professor Luigi De Sanctis, ex preside ed esperto dei corsi di italiano negli Stati Uniti: “Si entra in università con esami già sostenuti e preparati negli anni del liceo, o anche prima: un esame così non si improvvisa”.

Dopo una lunga trattativa, la comunità culturale italo-americana, sostenuta dal governo italiano, nel 2002 aveva ottenuto l’introduzione dell’italiano nell’App. Partito nel 2006, con un contributo del governo italiano di circa 300.000 euro, l’esame nei primissimi anni di vita non ha però attirato abbastanza studenti – tra i circa 1.500 del primo anno ai 1.900 del 2008. Cifre normali per una fase di rodaggio ma che si sono scontrate con la pragmatica resa dei conti annuale del College Board, l’associazione no profit che gestisce gli App, in una fase di crisi economica acuta. Con circa cento dollari di iscrizione e le spese per inviare ispettori in tutte le scuole superiori a verificare i test, il rapporto costi-benefici della lingua italiana non giustifica più – secondo il Board – l’investimento.

“Abbiamo avuto la comunicazione dell’imminente chiusura subito prima dell’estate – spiega Mancini – Una repentinità che ci ha colpito, soprattutto considerando che invece l’interesse per l’italiano sta crescendo: è la prima lingua straniera scelta come obiettivo di studio prima dell’università. Abbiamo bisogno solo di un po’ di tempo, ma qui si tratta di promuovere la nostra lingua e la nostra cultura, non intendiamo perdere una posizione faticosamente conquistata”.

La campagna per salvare l’esame di italiano è partita di gran corsa, e coinvolge i grandi nomi della comunità espatriata. In estate è nata l’Italian Language Foundation, capitanata da Margaret Cuomo, figlia dell’ex governatore di New York Mario Cuomo, e da sua madre Matilda. “Siamo di fronte a una sfida eccezionale – ha detto Margaret Cuomo alla stampa americana – Ma non c’è niente di più importante per la comunità italoamericana della conservazione della nostra cultura, e l’Ap ne è un perno centrale”. In pista anche i centri del potere culturale ed economico italoamericano, la Columbus Foundation e la Niaf (National Italian American Foundation). La raccolta fondi è capillare, anche i consolati si sono organizzati per sensibilizzare italiani e non in ogni parte d’America. Donazioni più consistenti stanno arrivando da privati filantropi, e anche il governo italiano ha promesso un impegno.

(30 settembre 2008) [addsig]




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