USA, Europa, gli OGM e gli standard di produzione.

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USA, Europa, gli OGM e gli standard di produzione.

Caro Severgnini, in molti mi hanno scritto in privato dopo la mia riflessione sul “TTIP, misteri e inquietudini: perché in Italia non se ne parla” ( http://bit.ly/1M4fXdZ ), perciò ritorno sull’argomento che mi sta a cuore e mi aiuti a capire, da che parte sta il buon senso? E’ da preferire quello economico, o lasciare il primato della sfera politica in ambito democratico a dettare legge? Per i contrari sembra emergere la retorica dell’armonizzazione apparentemente innocua, a vantaggio delle multinazionali, in pratica una menzogna neoliberista. Per i favorevoli si tratterebbe di regolamentazioni più compatibili con i quali sia possibile abbassare i costi per le imprese e quindi incrementare il PIL. Da noi vige il “principio di precauzione” che vuole dire dimostrare l’innocuità dei materiali e dei procedimenti produttivi. In USA vige il “principio di aftercare” che equivale al lancio sul mercato di qualsiasi prodotto che non rappresenti un pericolo scientificamente dimostrato. Se poi qualcosa va storto ne risponde il produttore che dovrà pagare i danni alle parti lese. Usare OGM e iniettare ormoni nel bestiame da carne, vendere animali clonati e usare il cloro per lavare il pollame, fino a quando la scienza non dimostri la pericolosità, sono barriere inaccettabili agli scambi commerciali. Secondo i negoziatori USA finché gli animali da allevamento intensivo non si suicidano, non ci sono prove che soffrono. A nulla vale che la catena di panini e fast-food Subway ha annunciato la messa al bando della carne agli antibiotici, e l’industria del settore si mobilita indignata comprando pagine di pubblicità per difendersi. Ecco perché anche l’Europa si mobilita, si teme che i nostri standard di produzione siano spinti ad una corsa al ribasso. E ciò vale anche per i cosmetici e l’assistenza sanitaria. Da notare che ad aprile 2015 Bruxelles ha approvato 17 alimenti OGM come atto di palese servilismo per le trattative tuttora in corso. Cosa bolle ancora in pentola?
Ettore Cappa, ecappa@alice.it
(Da italians.corriere.it, 2/11/2015).

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