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Italiano lingua di lavoro della Ue: Feltri pubblica su Libero l’articolo.

28 febbraio 2018

BATTAGLIE LESSICALI
La Ue discrimina gli italiani anche nell’uso della lingua
Il nostro idioma è il 4°più studiato al mondo, Bruxelles lo ignora Appello ufficiale per renderlo vivo «strumento di lavoro europeo»
GIORGIO PAGANO

Libero CULTURA p.25  –  Mercoledì 28 febbraio 2018  –  @ commenta su www.liberoquotidiano.it

In questa campagna elettorale c’è stata una polemica molto forte e di contrapposizione tra forze che, comunque, si richiamano all’Unione europea e quelle, più o meno sovraniste, che ne criticano fortemente l’attività “matrigna” verso Paesi “meno uguali degli altri”, a cominciare proprio da uno dei più popolosi come l’Italia.
Nella sostanza, però, tutti riconoscono in questa Unione europea di oltre mezzo miliardo di persone una casa comune dalle grandi potenzialità ma, in ogni caso, molto mal gestite e, guarda caso, tra i Paesi “più uguali degli altri” ci sono proprio quelli che hanno la loro lingua come lingua di lavoro dell’Unione europea.
Ciò, nella sostanza, significa che francesi, inglesi e tedeschi trovano pratica-mente tutta la documentazione delle istituzioni europee nella loro lingua, gli altri no. Non solo, l’Ufficio Europeo di Selezione del Personale (EPSO) bandisce concorsi in cui, comunque e di qualsiasi Paese si sia, si debba conoscere l’inglese, il francese o il tedesco. L’aspetto più grave di questa discriminazione i cittadini la toccano con mano con la Commissione europea. La Commissione europea, infatti, svolge le consultazioni dei popoli europei in ogni caso in inglese, secondariamente in francese e tedesco, e in minima parte in italiano e nelle altre lingue europee.

LE CONSULTAZIONI
A partire dalla decisione referendaria della Gran Bretagna di uscire dall’Ue la Commissione, ha svolto oltre 100 consultazioni dei popoli europei, di esse, solo un quarto sono nella nostra lingua. Ebbene, malgrado l’Italia abbia la diaspora maggiore nel mondo dopo la Cina, nonostante l’italiano sia la lingua ufficiale di Città del Vaticano da dove s’irradia un cattolicesimo con oltre 1 miliardo e 200 milioni di fedeli, considerando che l’italiano è la quarta lingua più studiata nel mondo, ebbene nonostante tutto ciò, incomprensibilmente, finora non abbiamo visto operare un solo Governo affinché quel prestigio venisse accresciuto in modo da farla divenire la terza lingua più studiata nel mondo e il suo prestigio, insieme agli oltre 60 milioni di italiani, riconosciuto dall’Unione europea.
Tutti gli italiani vorrebbero che l’Italia per la sua storia, cultura, creatività, bellezza, tradizioni, numero di popolazione, avesse la giusta e democratica importanza nella casa comune europea. Tutti sono concordi nel desiderare una leadership europea per l’Italia ma, finora, nessuno ha dimostrato di saperla davvero realizzare. Certamente adoperarsi perché l’italiano, da semplice lingua ufficiale europea, divenga anche lingua di lavoro dell’Unione è obiettivo essenziale per acquisire quel prestigio finora desiderato ma mai strategicamente perseguito.
Avere l’italiano come lingua di lavoro comporterà, anche, assunzione di funzionari e personale europeo italofono, la fine della servitù linguistica degli italiani nel dover presentare i progetti europei nelle tre lingue di lavoro attuali o nel monopolistico idioma inglese e, pertanto, l’accesso rapido e agevole a finanziamenti europei per tutte le nostre imprese che, specie se piccole e medie (e le nostre sono in gran parte a conduzione familiare), difficilmente possono permettersi traduttori professionisti e specialisti nel campo imprenditoriale di ciascuna impresa: non è un caso quindi che non riusciamo ad utilizzare i fondi europei pur disponibili. Finalmente ci troveremo nelle condizioni di poter esprimere il nostro parere, come cittadini, nelle consultazioni che coinvolgono noi e il nostro Paese, dalla pesca all’agricoltura al sistema finanziario, sulle quali è sempre di più l’Unione europea a decidere, spesso dietro consultazioni pubbliche alle quali gli italiani non possono partecipare perché redatte nelle lingue di altri Paesi che, peraltro, e questa è la cosa più grave, hanno un numero di abitanti comparabile al nostro.

UNIFICAZIONE
Ben venga quindi l’appello Per l’italiano lingua di lavoro dell’Unione europea rivolto al Presidente del Consiglio in carica, a ciascun candidato alle elezioni del 4 marzo, a ciascun eletto nelle imminenti elezioni, al Presidente del Consiglio prossimo venturo. Certo, questo appello non sarà in sintonia con coloro che nel Paese hanno fatto, e fanno, dell’odio per la lingua e la cultura italiana elemento di unificazione nazionale ma, è anche interesse loro come di tutti gli italiani sottoscriverlo andando al sito della onlus che lo sta promuovendo www.eraonlus.org

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