Uniti si può evitare una Grande Depressione

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La lezione degli anni Trenta. La recessione iniziata nel 1929 si aggravò per la mancanza di politiche coordinate

Uniti si può evitare una Grande Depressione

Nella tarda primavera del 2008, la recessione si annunciava come più grave di quella iniziata nell`autunno del' 1929. Nel complesso dell`economia mondiale, il rapporto tra passività finanziarie e Pil era più elevato che alla fine degli anni Venti, con maggiore presenza di debiti a breve scadenza. Grazie anche alle nuove tecnologie, i mercati finanziari avevano raggiunto un`integrazione senza precedenti che rendeva più facile la trasmissione degli shock da un angolo all`altro del pianeta. Nel corso del 2008, l`andamento dei redditi e dell`occupazione sembrò dare ragione a chi prevedeva un`altra Grande Crisi: produzione industriale e commercio mondiale diminuirono più fortemente che nel 1929-30.
Ben presto tuttavia la storia prese una strada meno drammatica di quella percorsa ottanta anni prima. Nel 2009 la caduta della produzione e del commercio si arrestò. Che cosa era successo? Le banche centrali dei principali Paesi avevano coordinato, un insieme di energici interventi dando alla crisi una risposta ben diversa. da quella degli anni Trenta. Fu offerta all`economia tutta la liquidità necessaria, anche con strumenti eterodossi. Nella maggior parte dei Paesi, inoltre, fu aumentata la spesa pubblica in disavanzo, anche per salvare banche in difficoltà.
In altre parole, la lezione degli anni Trenta fu ben appresa sia nella valutazione della gravità del pericolo sia nell`applicazione delle misure necessarie. Come in ogni situazione di emergenza furono commessi errori e non si badò agli effetti secondari che la cura avrebbe potuto avere sul malato pensando, correttamente, che a questi si sarebbe potuto provvedere durante la convalescenza.
Da allora sono passati tre anni. Sino alla primavera scorsa le economie occidentali sembravano avviate a consolidare stabilità e crescita, anche se più lentamente di quanto fosse desiderabile. Nella seconda metà del 2011, la situazione è improvvisamente precipitata. Il 15 dicembre scorso, Christine Lagarde, managing director del Fondo monetario internazionale, si è sentita in dovere di avvertire che «il mondo rischia di scivolare in una depressione come quella degli anni Trenta se i singoli Paesi non risolvono i loro contrasti per lavorare insieme a risolvere la crisi del debito europeo che si sta facendo più profonda». La lezione è stata, dunque, tanto rapidamente dimenticata? Per molti aspetti si direbbe di sì. Passata l`emergenza, non si sono affrontate se non in parte le cause della crisi scoppiata nel 2008. L`introduzione di nuove regole per la stabilità dei mercati finanziari procede a rilento. Non sono stati affrontati gli squilibri macroeconomici, soprattutto quelli interni all`area euro che non possono essere mitigati con variazioni del tasso di cambio.
La lezione del 1931 va, dunque, nuovamente ricordata. La Germania era allora in una situazione simile a quella dei Paesi mediterranei di oggi: aveva accumulato un enorme debito estero che i mercati erano riluttanti a rifinanziare. Vincolato a un regime di cambi fissi (allora si chiamava gold standard), il Governo del cancelliere Briining rispose al ritiro dei capitali stranieri con aumenti delle imposte e dei tassi di interesse e con riduzioni della speàa pubblica, precipitando la Germania in una pesante recessione senza precedenti.
Era una strada obbligata che rispondeva alle indicazioni della comunità internazionale. Questa però non accompagnò le raccomandazioni con l`adozione di concrete politiche cooperative. Particolarmente duro fu l`atteggiamento della Francia che, come la Germania di oggi, godeva di un buon equilibrio sia nei conti pubblici sia nella bilancia dei pagamenti. Le relazioni internazionali, frutto avvelenato della pace di Versailles, rendevano quasi impossibile la cooperazione che pure sarebbe stata nell`interesse di tutti. La Francia, che possedeva enormi riserve auree, pose alla Germania condizioni inaccettabili per concedere il prestito che questa richiedeva. Soprattutto,per paura di intaccare la propria solidità finanziaria, la Francia si astenne dal porre in essere politiche espansive.
Gli studiosi oggi ritengono che un coordinamento internazionale di politiche espansive avrebbe potuto mitigare moltola Grande Depressione. In assenza di cooperazione, ogni Paese si arrangiò come poteva. La Germania bloccò il movimento dei capitali verso l`estero e ripudiò di fatto i propri debiti. L`Inghilterra, svalutata la sterlina, riorientò la propria economia verso il Commonwealth, lontano dall`Europa. La Francia rimasta, con pochi Paesi tra i quali l`Italia, arroccata alla difesadell`ortodossia monetaria condannò la propria economia al ristagno per gran parte degli anni Trenta. Il mondo e l`Europa di oggi sono per fortuna ben diversi da quelli del 1931. Eppure il richiamo di Lagarde alla necessità di risolvere i contrasti tra i Paesi per evitare un`altra Grande Depressione si riferisce alle vicende di allora. Per i Paesi mediterranei non c`è alternativa al mettere i propri conti pubblici su un sentiero di equilibrio stabile. L`Italia avrebbe dovuto farlo un quarto di secolo fa e paga oggi con gli interessi questa grave trascuratezza politica, sociale e, purtroppo, anche intellettuale. Ma, lo si dice ormai alla noia, il riacquisto tardivo della "virtù" non sarà sufficiente a salvare non solo l`Italia ma l`intera costruzione europea senza un ritorno, anch`esso tanto politicó quanto intellettuale, dei Paesi nordici, orgogliosi della propria immacolata "virtù", a una rinnovata cooperazione europea. Potrà aiutare il richiamo di Lagarde al disastro nel quale, negli anni Trenta, la mancata cooperazione produsse non solo in Germania (allora come l`Italia di oggi) ma anche nella allora "virtuosa" Francia?

di Gianni Toniolo
il Sole24Ore, pag.14
31/12/2011




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