Unione europea e politiche linguistiche‏

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MERCOLEDÌ 28 SETTEMBRE 2011 08:36

di Eugenio Goria
Si conclude il secondo giorno del XLV convegno della Società di Linguistica Italiana. Fulcro della discussione, il ruolo dell'Unione Europea come territorio di diffusione, di contatto delle lingue, ma anche luogo in cui esse talvolta muoiono a seguito di stravolgimenti sociali. L'intervento iniziale di Emanuele Banfi è volto a delineare la posizione della lingua italiana tra le lingue d'Europa. Lo studioso ricorda come di fianco all'italiano propriamente detto, le diverse età storiche hanno visto la fortuna di segmenti della lingua italiana come il siciliano, il veneziano o il genovese. Sono inoltre ricordate le diverse congiunture storiche che hanno portato questa lingua a estendere il proprio raggio d'azione ben oltre i confini nazionali: l'italomania scoppiata in Francia a partire dal XVII secolo, il trattato tra la Russia e l'impero ottomano stipulato nel 1711 e redatto in italiano, la sua presenza nel Dodecaneso, in Albania, in Istria e in Dalmazia sono solo alcuni degli esempi che vengono discussi.

Particolare attenzione è data anche alle valutazioni circa la vitalità dell'Italiano in Svizzera, soggetto a pressioni di diverse lingue confinanti, non ultimo l'onnipresente inglese. Sempre più diffusi sono i neologismi locali, che distanziano la varietà parlata in Svizzera dallo standard nazionale. Osservando poi le nuove generazioni, più volte è stata rilevata una difficoltà all'apprendimento delle norme grammaticali dell'italiano, per cui viene evidenziata l'esigenza di strategie didattiche che sappiano tenere conto del panorama spiccatamente plurilingue in cui gli adolescenti svizzeri sviluppano la loro competenza.

Tornando all'interno dei confini nazionali, si osservano le tendenze nelle comunità alloglotte a cavallo tra Puglia e Molise, in cui è parlato l'arbresh, una varietà albanese presente da secoli sul territorio. È stato evidenziata in alcuni comuni la tendenza da parte dei parlanti arbresh a rifiutare la parlata albanese. La causa di questa tendenza è il timore di essere assimilati agli albanesi di recente immigrazione: la paura di un giudizio sociale negativo influisce sul comportamento linguistico dei parlanti.

Un nodo importante di questa seconda giornata è sicuramente l'intervento dell'ospite Suzanne Romaine, che tratta delle politiche linguistiche in atto nell'Unione Europea che trattano la tutela delle minoranze. Viene ribadita la linea di "multilinguismo monolingue", dove cioè ogni lingua ufficiale nei propri confini è anche ufficiale in sede europea. Tutte le lingue sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre: vi è infatti una ben precisa gerarchia, in cima alla quale sta l'inglese, seguito da francese, tedesco e spagnolo. L'obiettivo degli interventi pianificati sarebbe allora quello di passare dal monolinguismo dei parlanti a un plurilinguismo dove alla propria lingua madre se ne aggiungono altre due. Non troppo in linea con questa illuminante argomentazione, viene citata la frase di Sarkozy: "Il multiculturalismo è uno scacco". C'è urgente bisogno di un'Europa multilingue, ma per perseguire questo importante obiettivo si dee raggiungere prima un compromesso tra interessi dell'Unione e interessi degli Stati membri.

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