Unione Europea: dove il “sì” non suona più

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di Antonio Rapisarda

Guerra al “regime trilinguistico” nelle istituzioni europee: atto primo. Dopo la lettera di Silvio Berlusconi che invitava ministri e diplomatici a far rispettare il principio della pari dignità dell’italiano in seno agli organismi comunitari, ecco il caso “pilota” che dà il via alla contesa, che è linguistica, diplomatica e politica allo stesso tempo.

Un bando di concorso europeo per un incarico di direttore dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), pubblicato esclusivamente in inglese, francese e tedesco, ha scatenato la prima reazione ufficiale dell’Italia in difesa della sua lingua. L’Avvocatura dello Stato, lo scorso 3 luglio, si è rivolta al tribunale di primo grado della Comunità denunciando una violazione del principio del plurilinguismo, stabilito dai Trattati costitutivi.

L’offensiva mira a colpire la prassi, consolidata soprattutto nella Commissione guidata da José Manuel Barroso, accusata di ostacolare la trasparenza stessa dei lavori dell’istituzione, le pari opportunità di accesso del personale italiano all’euroburocrazia e la competitività delle aziende nostrane che intendessero gareggiare per gli appalti comunitari.

Dietro l’ambigua dicitura di “lingue di lavoro”, a detta di Palazzo Chigi, si starebbe instaurando di fatto una gerarchia che avvantaggerebbe alcuni paesi sul resto dell’Unione. Per questo motivo Berlusconi ha invitato a monitorare “il regime applicato agli incontri in ambito Ue” e, nel caso si dovesse riscontrare l’assenza dell’italiano o dell’interpretariato, esorta a ricorrere alla Corte europea di giustizia per segnalare l’illecito e ad abbandonare in segno di protesta sessioni di lavoro e riunioni.

Questo metodo di contrasto vede, a fianco dell’Italia, il governo spagnolo di José Luis Zapatero. La Spagna, infatti, è un altro paese colpito dal potere della “triade”: già in passato ha dovuto protestare vivacemente, per esempio, sull’annunciato ridimensionamento dei propri interpreti negli organismi europei. Tocca a questo inedito asse Roma-Madrid, allora, guidare la fronda dei paesi impegnati a far rispettare il principio della parità degli idiomi e delle identità culturali.

Il piano per la difesa dell’italiano coinvolge anche il mondo accademico. Per il 21 ottobre, infatti, è previsto un convegno organizzato a Bruxelles dall’Istituto italiano di cultura, al quale parteciperanno le principali istituzioni che si occupano di promozione della lingua italiana: tra queste la Società Dante Alighieri e l’Accademia della Crusca. Un atto simbolico, poi, è già stato compiuto dal vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, il quale ha imposto l’italiano come lingua di lavoro nel proprio gabinetto.

Già lo scorso anno, invero, c’erano state le prime avvisaglie di questo scontro linguistico. L’occasione è stata la ricorrenza del 50° anniversario della firma del Trattato di Roma. La beffa si è consumata sulle pagine del sito web dedicato alle celebrazioni: qui mancava la sezione in italiano.

Emma Bonino, ministro delle Politiche comunitarie di allora, denunciò la discriminazione, senza giustificazione, della lingua italiana. Un modo del tutto singolare di ringraziare il Paese nel quale, in embrione, prese corpo la futura Europa unita.

PANORAMA — Giovedì 21 Agosto 2008

http://blog.panorama.it/italia/2008/08/21/unione-europea-dove-il-si-non-suona-piu/[addsig]




1 Commenti

Daniela Giglioli
Daniela Giglioli

di Antonio Rapisarda<br /><br />
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Guerra al “regime trilinguistico” nelle istituzioni europee: atto primo. Dopo la lettera di Silvio Berlusconi che invitava ministri e diplomatici a far rispettare il principio della pari dignità dell’italiano in seno agli organismi comunitari, ecco il caso “pilota” che dà il via alla contesa, che è linguistica, diplomatica e politica allo stesso tempo.<br /><br />
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Un bando di concorso europeo per un incarico di direttore dell’Olaf (l’ufficio europeo per la lotta antifrode), pubblicato esclusivamente in inglese, francese e tedesco, ha scatenato la prima reazione ufficiale dell’Italia in difesa della sua lingua. L’Avvocatura dello Stato, lo scorso 3 luglio, si è rivolta al tribunale di primo grado della Comunità denunciando una violazione del principio del plurilinguismo, stabilito dai Trattati costitutivi.<br /><br />
L’offensiva mira a colpire la prassi, consolidata soprattutto nella Commissione guidata da José Manuel Barroso, accusata di ostacolare la trasparenza stessa dei lavori dell’istituzione, le pari opportunità di accesso del personale italiano all’euroburocrazia e la competitività delle aziende nostrane che intendessero gareggiare per gli appalti comunitari.<br /><br />
Dietro l’ambigua dicitura di “lingue di lavoro”, a detta di Palazzo Chigi, si starebbe instaurando di fatto una gerarchia che avvantaggerebbe alcuni paesi sul resto dell’Unione. Per questo motivo Berlusconi ha invitato a monitorare “il regime applicato agli incontri in ambito Ue” e, nel caso si dovesse riscontrare l’assenza dell’italiano o dell’interpretariato, esorta a ricorrere alla Corte europea di giustizia per segnalare l’illecito e ad abbandonare in segno di protesta sessioni di lavoro e riunioni.<br /><br />
Questo metodo di contrasto vede, a fianco dell’Italia, il governo spagnolo di José Luis Zapatero. La Spagna, infatti, è un altro paese colpito dal potere della “triade”: già in passato ha dovuto protestare vivacemente, per esempio, sull’annunciato ridimensionamento dei propri interpreti negli organismi europei. Tocca a questo inedito asse Roma-Madrid, allora, guidare la fronda dei paesi impegnati a far rispettare il principio della parità degli idiomi e delle identità culturali.<br /><br />
Il piano per la difesa dell’italiano coinvolge anche il mondo accademico. Per il 21 ottobre, infatti, è previsto un convegno organizzato a Bruxelles dall’Istituto italiano di cultura, al quale parteciperanno le principali istituzioni che si occupano di promozione della lingua italiana: tra queste la Società Dante Alighieri e l’Accademia della Crusca. Un atto simbolico, poi, è già stato compiuto dal vicepresidente della Commissione europea Antonio Tajani, il quale ha imposto l’italiano come lingua di lavoro nel proprio gabinetto.<br /><br />
Già lo scorso anno, invero, c’erano state le prime avvisaglie di questo scontro linguistico. L’occasione è stata la ricorrenza del 50° anniversario della firma del Trattato di Roma. La beffa si è consumata sulle pagine del sito web dedicato alle celebrazioni: qui mancava la sezione in italiano.<br /><br />
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Emma Bonino, ministro delle Politiche comunitarie di allora, denunciò la discriminazione, senza giustificazione, della lingua italiana. Un modo del tutto singolare di ringraziare il Paese nel quale, in embrione, prese corpo la futura Europa unita. <br /><br />
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PANORAMA -- Giovedì 21 Agosto 2008<br /><br />
http://blog.panorama.it/italia/2008/08/21/unione-europea-dove-il-si-non-suona-piu/[addsig]

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