Un’Europa senza la Grecia non ha senso

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Un’Europa senza la Grecia non ha senso

di ALFREDO MANTOVANO
(coordinatore dei circoli della Nuova Italia)

Mentre l’Africa, le Americhe, l’Australia hanno una conformazione geografica tale da identificarle visivamente sul mappamondo come continenti, l’Europa, pur essendo qualificata anch’essa come un continente, appare una propaggine occidentale dell’Asia. La sua individuazione, a buon titolo, come continente dipende dall’intreccio tra la filosofia greca, il diritto romano e l’inveramento di entrambi da parte del Cristianesimo. Le colonne su cui poggia l’Europa da più di due millenni sono Atene e Roma. La stessa denominazione del Vecchio continente viene dal mito greco: Zeus si innamora di Europa, figlia di Agenore, re di Tiro, e, con uno stratagemma, la conduce nell’isola di Creta; dalla loro unione nascono tre figli, fra cui Minosse: proprio in onore di costui, divenuto re, e di sua madre, i Greci chiamano la grande terra che si estende a nord di Creta.
Che c’entra tutto questo con lo spread, con il fiscal compact e con i traballanti bilanci di tanti Stati dell’Ue? In qualche misura c’entra, se nei mesi e nelle settimane passate è stata presa in considerazione la prospettiva di estromettere la Grecia dall’Unione, cominciando dalla sua fuoriuscita dall’euro. Separare in modo così radicale l’Ue dalla sua identità millenaria è contrario al buon senso. I 128 e il 29i capi dei governi europei si ritroveranno per l’ennesimo vertice che, se avesse esito positivo, potrebbe rilanciare la coesione dell’Ue; se andasse male, vedrebbe compromessa la permanenza nell’Unione di talune sue parti. Domani, in vista di tale vertice, Gianni Alemanno, accompagnato da me, sarà in Grecia per fare visita al sindaco di Atene Yiorgos Caminis. Il primo cittadino della capitale d’Italia manifesta vicinanza al primo cittadino della capitale della Grecia. Dall’incontro – certo – non verranno fuori soluzioni tecniche o modifiche al patto di stabilità o ai criteri di valutazione dei titoli: non è questa la sede. Verrà fuori un importante messaggio politico: se la nave si trova in un mare in tempesta, la regola prima è che nessuno va buttato in acqua, magari per essere più leggeri. Se quello che si vorrebbe abbandonare ha qualche millennio di storia alle spalle, abbandonarlo vorrebbe dire spezzare le proprie gambe. E se il 28, un po’ di politica orientata dai principi e dalla tradizione orientasse la scelta delle opzioni di lavoro, economia e finanza mostrerebbero un volto meno preoccupato.
(Da Libero Quotidiano, 24/6/2012).




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