UN’EUROPA PROTAGONISTA GLOBALE

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Il progetto di Italia, Polonia, Spagna e Svezia

UN’EUROPA PROTAGONISTA GLOBALE

di Giulio Terzi *e Cari Bildt *

A luglio, con Polonia e Spagna, i nostri due Paesi hanno presentato a Bruxelles un’iniziativa che mira a dotare l’Europa di una sua strategia da attore globale. Quattro Paesi, che del progetto europeo incarnano profili e anime diversi, si consorziano per affidare, di qui alla prossima primavera, a quattro prestigiosi think tanks – l’Istituto Affari Internazionali per l’Italia, il Polish Institute of International Affairs per la Polonia, il Royal Elcano Institute per la Spagna e lo Swedish Institute of International Affairs per la Svezia – il mandato di redigere considerazioni e proposte che preparino il terreno a una «Strategia Globale Europea». Il metodo scelto – i Governi che coinvolgono nel processo decisionale centri di ricerca indipendenti – indica come pluralismo e innovazione siano i criteri ispiratori di un’iniziativa concepita sulla partecipazione democratica, per definire il profilo futuro di un’Europa che ha ancora tanto da dare, con un’«agenda positiva» di valori ed interessi condivisi. La crisi dell’Euro sottopone l’Europa a forti pressioni, ed è inevitabile che si attribuisca priorità alle misure necessarie per attuare un’efficace governance economica e finanziaria. È altrettanto importante guardare al di là dei problemi immediati, e sviluppare una visione sul futuro dell’UE come attore globale. Una Strategia precisa e coerente può accreditare l’Europa, agli occhi dei suoi partner e sul piano della diplomazia pubblica, come un attore unitario della politica internazionale, che ha chiari gli obiettivi della sua azione, e sa commisurare gli strumenti ai fini. È necessario muoversi lungo varie direzioni. Innanzitutto, la Strategia deve riflettere il cambiamento negli assetti strategici globali, e deve basarsi su una visione d’insieme del contesto internazionale. È anche necessario sfruttare al meglio tutte le potenzialità dei cambiamenti istituzionali introdotti dal Trattato di Lisbona, soprattutto sul versante, decisivo, dell’azione esterna. Ciò a cui puntiamo è una politica estera europea più in grado di promuovere gli interessi comuni dei Ventisette, che anticipi il corso degli eventi invece che inseguirlo. Vogliamo un’Europa sempre più capace di affermare la sua influenza, per rispondere alle sfide globali e far prevalere i suoi valori di pace, cooperazione e sicurezza nella democrazia. Intendiamo dotare l’Europa di una sua cultura strategica globale, che si qualifichi per due aspetti: promuovere il diritto come canone fondamentale dei rapporti internazionali; porre diritti umani e libertà, a cominciare da quelli, fondamentali, di religione e di espressione "on line", come faro per il complesso di relazioni che l’UE intrattiene ai quattro angoli del globo. L’Alto Rappresentante Catherine Ashton ha tenuto a battesimo la "Strategia Globale Europea", che, anche grazie al suo personale appoggio, auspichiamo sia destinata ad integrare, aggiornare e potenziare l’esistente Strategia Europea di Sicurezza, varata nel 2003. Sarà un processo articolato in seminari, dibattiti e approfondimenti nei paesi promotori dell’iniziativa, sotto la responsabilità dei quattro autorevoli centri di ricerca cui facevamo riferimento. Sarà benvenuto l’apporto del servizio diplomatico europeo, il SEAE, e di altri think tanks, europei e non, per avviare un reale "ascolto" della società civile e dell’opinione pubblica europea. Un apposito sito web sarà attivato anche a questo scopo. La politica estera degli Stati membri dell’Unione è al servizio dei rispettivi cittadini. Quella europea deve sempre più e sempre meglio essere messa al servizio dei cittadini europei, anche perché un’attiva e partecipe cittadinanza europea potrà essere il vero fondamento di un’Europa che parli con una sola voce, della quale, mai come oggi, si avverte l’urgenza.
* Ministro degli Affari Esteri italiano
* Ministro degli Affari Esteri svedese
(Da Il Tempo, 15/8/2012).




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