Un’Europa forte ma gentile

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14/12/2004, Corriere delle Sera, pag. 1

Risposta a Monti
UN'EUROPA FORTE MA GENTILE

Il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, ammette che le ratifiche della carta Ue sono un rischio ma invita a non sollevare ora il problema. E il commissario Franco Frattini con quest'intervento replica a Mario Monti, che ieri sul Corriere aveva proposto il tema.

La firma a Roma del Trattato Costituzionale Europeo ha rappresentato, ancor più che la conclusione di un processo (pure importante, e politicamente inedito per l'Europa), l'apertura di una fase da cui dipenderà la realizzazione o meno del sogno di un'Europa politica, che fu di De Gasperi, ,Adenauer, Schuman. E giusto allora che il professor Monti ricordi un punto non risolto: il «che succede?» in caso di mancata ratifica (o approvazione referendaria) del Trattato Costituzionale (anche soltanto) in uno degli Stati membri.
Avevamo provato a inserire una previsione in tal senso ma la necessaria unanimità di consensi non è stata purtroppo raggiunta. La Commissione europea ha, tra i suoi obiettivi, proprio quello di lavorare – con un'ampia comunicazione ai cittadini, e con l'impegno diretto di ciascun commissario – perché cresca nei cittadini, oltre che nelle classi dirigenti degli Stati membri, la fiducia e dunque il consenso per quella nuova Europa politica che nella Costituzione tutti insieme abbiamo voluto disegnare.
* Vicepresidente della Commissione Europea

Sento profondamente anche io questo dovere, anzitutto come «ambasciatore dell'Europa» qui nel mio Paese, in vista di un risultato ottimale e positivo, di un'Europa «scelta» dai cittadini e non «imposta» con regole più o meno burocratiche. Se poi (ma lo ripeto, dobbiamo lavorare affinché questo non accada) uno o più Stati membri non approvassero (con il voto parlamentare o con quello referendario popolare) la Costituzione europea, il Consiglio europeo sarà chiamato ad una discussione politica assolutamente decisiva per le prossime generazioni, ed a questa discussione la Commissione Europea certamente contribuirà.
Condivido l'opinione del Professor Monti, che dopo l'eventuale «bocciatura» del Trattato in un Paese sarebbe sbagliato – in quanto tentativo di «imposizione» della scelta europea – riproporre, magari sei mesi dopo, lo stesso quesito nello stesso Paese.
Non escludo neppure che un gruppo di Paesi possa, da subito, senza magari attendere una più approfondita riflessione, delineare una «cooperazione rafforzata» tra coloro che si impegnano immediatamente ad applicare la nuova Costituzione «come se» essa fosse giuridicamente in vigore. L'obiezione, insuperabile, a queste ipotesi è che non vi può essere uno Stato (o più) d'Europa in cui si continua ad applicare il Trattato di Nizza mentre in altri, invece, si applica la «nuova» Costituzione.
Non è proprio possibile: sia perché nella Costituzione Europea è stata omessa una previsione di tal genere, mancando il consenso unanime necessario, sia perché, comunque, ciò sarebbe contrario ai principi-base del diritto internazionale. Non resta – e gli spunti del Professor Monti sono ancora una volta interessanti – che l'alternativa politica: i capi di Stato e di Governo dovrebbero delinearla con il costruttivo contributo della Commissione, nel caso di esito negativo della ratifica della Costituzione. L'alternativa andrebbe posta con un ampio coinvolgimento dei cittadini, anzitutto di quei Paesi in cui l'esito è stato negativo. Ma non solo: penso ai parlamenti nazionali e al Parlamento europeo, le cui voci dovrebbero essere stimolate e ascoltate.
L'alternativa da proporre sarebbe in sostanza la seguente: siamo pronti, sin d'ora, a costituire e far partire l'Europa «soggetto politico» dando possibilità e tempo à coloro che oggi non sono pronti, per aderirvi domani? Ed i Paesi che non hanno ratificato la Costituzione sono pronti a rilanciare, al loro interno, un dibattito politico per poter eventualmente decidere domani ciò che non hanno voluto decidere oggi? Il vantaggio di questa alternativa sarebbe anzitutto quello di mantenere intatto il livello di ambizione che la Costituzione ha raggiunto: evitando che si torni a parlare, come qualcuno ha fatto, di un ritorno a Nizza e a poco più di un'area di libero mercato.
Occorrerà però, in tal caso, aprire un,dibattito profondo sulle «ragioni dello stare insieme», sulle ragioni che hanno accelerato le procedure per l'allargamento negli ultimi trent' anni ma non sempre hanno coinvolto e analizzato con vasta base democratica gli effetti di quelle procedure. Il rischio è quello di un confronto anzitutto sulla creazione di un'Europa «soggetto politico unitario». A moltissimi piace mentre i popoli di qualche Paese ancora non l'hanno assimilato.
Eppure benessere, solidarietà, sicurezza – i tre obiettivi strategici della Commissione Barroso – hanno bisogno ora più che mai di un'Europa forte e gentile capace finalmente di parlare con una voce sola.

Franco Frattini

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