Undici lingue al festival Liet ma è vietato cantare in inglese

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Dai baschi ai friulani
Il decimo appuntamento degli idiomi minoritari

Una notte per riscrivere il mappamondo sonoro d'Europa, nell'unica gara in cui cantare in inglese è severamente vietato. Non un festival come altri, ma la finale del più importante evento musicale per le lingue minoritarie. Il Liet International, nato nel 2002 in Frisia ha festeggiato nel week-end il suo decennale. Sul palco n artisti da quell'Europa che non vuole perdere la voce. Corsica, Paesi Baschi, cantanti sami come udmurti. Chi fa la scelta di cantare nella sua lingua o è un genio o (discograficamente) un pazzo. Dietro c'è orgoglio, scelta affettiva e anticommerciale.

Per la prima volta il Liet è arrivato in Spagna. Non in uno di quei posti da cartolina tutti sole caliente e movida, ma a Gijon dove spesso fa freddo e per scaldarsi si bevono fiumi di sidro. 11 Liet non è un carrozzone pop come l'Eurofestival, nemmeno una sagra all'insegna di folklore. «Si cerca l'avanguardia musicale», spiega Leo Virgili coordinatore di «Suns», l'evento che ha allacciato l'Italia al contesto internazionale. «Si cerca di mantenere le tradizioni senza imbalsamarsi, ma mettendo a confronto culture musicali diverse», racconta Virgili, friulano come uno dei due gruppi italiani arrivati a Gijón, i Jonokognos, i Pearl Jam di Udine. Gli altri sono Claudia Crabuzza e Claudio Sanna, in rappresentanza dei catalani di Alghero.

La gara ogni anno cambia sede, ci si candida, un po' come fossero Olimpiadi. L'anno prossimo toccherà alla Corsica, sempre prima di Natale. La serata trasmessa in streaming ha consentito al pubblico di votare da casa come in un «X Factor» delle voci senza bandiera ed eleggere i padroni di casa, gli Asturiana Mining Company, tenori strappalacrime in salsa folk volutamente struggente. La giuria invece' ha incoronato Lleuwen Steffan, jazzista bretone versione a colori di Billie Holiday. Ma al Liet si premia l'originalità del percorso artistico ed è inutile dire che più che vincere conta partecipare. Un premio in denaro (relativo), ma soprattutto in palio un pacchetto di concerti in giro per l'Europa. Un bisogno di scambio che va oltre la competizione e genera eterne jam sessione appena scesi dal palco. Talenti in erba e musicisti vaccinati. La nenne Inger Karolina Gaup con le sue melodie in lingua sami, i Dopu Cena, corsi polifonici con 14 anni di carriera, i Voodoolectric, un collettivo di otto ragazzi dalla Bassa Sassonia dalle atmosfere anni 7o. Un'edizione soft in cui a tirare un po' i ritmi ci hanno pensato i baschi Enkore con il loro hardcore melodico.

Tante le donne, tra cui le Yldau, due architette frisone che quest'anno, esercitandosi nei viaggi in treno, hanno capito che le voci valevano più delle loro matite. Un trionfo dell'autoproduzione, anche se qualcuno come Brian O hEadhra, che in gaelico ha già inciso 8 album, ha la sua casa discografica alle spalle.

Stefano Landi

Corriere della Sera, 3-12-2012




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