Un’altra Ue è possibile dopo l’era dell’austerità

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L'Italia uscita dalle elezioni è diventata davvero un Paese antieuropeista come qualche analisi superficiale vorrebbe far credere? E gli elettori di Grillo possono effettivamente considerarsi la versione aggiornata e modernista delle battaglie anti-Bruxelles combattute dal Carroccio e da Bossi ormai da qualche lustro? Non è più giusto, invece, parlare di diffusa avversione (anche in fasce sempre crescenti dell'elettorato di sinistra) nei confronti di un'Europa dell'austerità e dei banchieri che rischia di oscurare il sogno federalista degli Stati Uniti d'Europa? Quell'Europa del futuro – appunto – totalmente assente dal dibattito preelettorale focalizzato sui sacrifici imposti dalla Merkel al nostro Paese e supinamente accettati da Mario Monti.

Ed ecco che, con un leggero ritardo sul dibattito preelettorale ma con il vantaggio di assorbire anche gli esiti che il voto avrà sulla percezione dell'Europa da parte degli italiani, vedono le stampe in questi giorni due pubblicazioni che indagano aspetti nuovi del dibattito europeo. Il 14 marzo sarà in vendita in libreria edito da Fazi una Breve storia del futuro degli Stati Uniti d'Europa di Gianni Pittella ed Elido Fazi, economista prima che editore. Dal 1° marzo è invece in edicola il nuovo numero monografico della rivista East (gruppo Unicredit) nella veste grafica riveduta e corretta con un saggio introduttivo del vicepresidente esecutivo del gruppo, Giuseppe Scognamiglio, dal titolo Niente Europa, siamo inglesi dove si sottolinea la necessità di procedere verso livelli più intensi di politiche europee integrate, anche a costo di strappi con il Regno Unito.

Nello stesso numero anche un'analisi del corrispondente italo-indiano del Financial Times da Bruxelles che indaga una visione positiva dell'Europa, sia pure da un punto di vista anglo-sassone. Ma l'Europa del futuro a forte connotazione federale avrà senso solo se saprà sviluppare al meglio le relazioni con i Paesi più dinamici come quelli del Far East tra cui la Corea. Rapporto, quest'ultimo, non solo economico ma fatto anche di gusti che si avvicinano sempre di più come il "caso" del coreano "Gangnam Style" (mega successo pop, video musicale più ascoltato al mondo, con i suoi oltre 2 miliardi di clic) che ha invaso ora anche Bruxelles.

La Breve storia del futuro degli Stati Uniti d'Europa di Pittella e Fazi parte invece dalla considerazione che il 2012 è stato un anno di svolta per l'Europa. Tutti i leader, a partire da Angela Merkel, si sono definitivamente convinti che per salvare l'euro non ci sia altra strada che quella dell'Unione Politica con la costruzione degli Stati Uniti d'Europa. Ma l'Europa unita – scrivono Pittella e Fazi – se e quando si farà, non potrà essere soltanto un'unione fiscale e monetaria, ma un vero e proprio Stato federale in grado di assumere su di sé, almeno in parte, i debiti degli Stati nazionali, capace di emettere attraverso un proprio Tesoro federale gli Eurobond e di farsi promotrice di una seria riforma del sistema monetario internazionale, una nuova Bretton Woods, per evitare un'eccessiva e repentina rivalutazione dell'euro rispetto al dollaro e alla altre monete.

Un'Europa che non si può arrendere al trionfo della finanza e che deve fare le proposte necessarie per assicurare una corretta circolazione del traffico finanziario nonché attuare politiche che creino occupazione. Perché la politica neoliberista fin qui attuata (prima l'austerità e poi la crescita) si è dimostrata fallimentare. Insomma, per Pittella e Fazi "bisogna tornare a Keynes: sono gli investimenti a creare risparmio, reddito e lavoro."
Tutti tentativi di riflessione che lasciano sperare per il meglio e inducono ad essere più ottimisti sulla cosiddetta "furia antieuropea" dei grillini.

(di Gerardo Pelosi, da http://www.ilsole24ore.com del 03/03/2013)




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