Una modifica dei Trattati europei per una maggiore integrazione

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Una modifica dei Trattati europei per una maggiore integrazione

di ALBERTO QUADRIO CURZIO

Oggi sapremo se Eurolandia (Uem), pur avendo dei solidi fondamentali, prosegue nel suo indebolimento sia a causa del debito pubblico di alcuni Paesi membri periferici sia danneggiando ottime decisioni con rinvii e con contrasti.
A sua volta l`Italia sembra diventata una «grande Grecia» – malgrado i suoi molti punti di forza e le marcate correzioni di finanza pubblica attuate – a causa della caduta di credibilità del governo. Questo è il clima della settimana, iniziata venerdì e che si concluderà (speriamo) oggi, di vertici europei (Eurogruppo, Ecofin, capi di Stato o di governo della Ue e della Uem) che il presidente dell`eurogruppo (i ministri finanziari della Uem) ha già definito di «impatto esterno disastroso». Il 23 ottobre, dopo una prima tornata di vertici, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha emesso un comunicato su cinque obiettivi vincolanti per la Uem: impegno forte degli Stati membri a misure per la stabilità finanziaria e per la crescita (leggasi in particolare Italia); soluzione della crisi greca anche con maggiori perdite da accollare alle banche creditrici; potenziamento del Fondo Salva Stati (Efsf); ricapitalizzazione delle banche europee; più integrazione fiscale e di politica economica nella Uem, anche tramite una modifica dei Trattati europei. Per noi i punti principali sono: il Fondo Salva Stati (Fss ovvero Efsf); la modifica dei Trattati europei.
Il Fondo Salva Stati (Fss), che è la principale innovazione della Uem dopo l`euro, dall`agosto 2010 può emettere obbligazioni fino a 220 miliardi di curo e con un capitale garantito dai Paesi Uem fino a 440 miliardi. Per ora ha funzionato al minimo con 13 miliardi di emissioni fatte e altre modeste previste per finanziare Irlanda, Portogallo e Grecia. In luglio il Fss è stato potenziato con un capitale garantito di 780 miliardi di curo e una capacità operativa di 440 miliardi. Con la raccolta dalle emissioni obbligazionarie, il Fondo può fare prestiti ai tre Paesi citati inclusi in programmi di ristrutturazione e ad altri che vi entrassero, operare sui mercati primario e secondario (in questo caso su parere conforme della Banca centrale europea) dei titoli di Stato, fare prestiti a governi per finanziare la ricapitalizzazione di banche. La ratifica da parte dei singoli Stati della Uem è arrivata da pochi giorni.
Ma adesso intervengono altri ostacoli alla completa operatività del Fss. Il primo è che il Fss deve mettere a punto le procedure del suo funzionamento non redatte nei tre mesi passati (!!) mentre erano in corso le ratifiche degli Stati. Il secondo ostacolo è come usare le risorse del Fss per ricapitalizzare le banche della Uem (si ipotizza per l08 miliardi), il che per lo Statuto è possibile finanziando gli Stati. La Germania vuole che le banche si accollino consistenti perdite sui titoli greci (si dice intorno al 5o%o dall`attuale 21%) mentre la Francia non vuole temendo per le sue banche e per un effetto a contagio. La Francia voleva che il Fss avesse anche la qualifica di banca per accedere ai prestiti della Bce ma la Germania era contraria. Altri avanzano ulteriori ipotesi tra cui quella che il Fss assicuri gli Stati membri Uem, dietro pagamento di un premio, per coprire fino al 20% le perdite di detentori dei loro titoli di Stato e quella di coinvolgere le Casse depositi e prestiti dei Paesi Uem.
A nostro avviso il Fss deve al più presto operare sui mercati dei titoli di Stato dei Paesi della Uem anche accedendo temporaneamente alla Bce con una licenza bancaria. Poi si possono perfezionare le sue funzioni e magari arrivare agli eurobond. Nei giorni scorsi è girata la notizia del varo di una «commissione Trichet» per mettere a punto una riduzione della sovranità degli stati Uem sulle politiche di bilancio. Lo speriamo anche perché la stessa potrebbe interessarsi di eurobond con quattro scopi: dare al Fss un capitale reale costituito dalle riserve auree e dalle azioni di reti infrastrutturali degli Stati Uem (proposta Prodi-Quadrio Curzio); alleggerire il debito pubblico degli Stati Uem collocato sul mercato; reperire risorse per investimenti infrastrutturali intraeuropei; sanzionare i Paesi Uem che non rispettano i vincoli di bilancio con la perdita del capitale che essi hanno conferito al Fss.
Questo ci porta alla modifica dei Trattati europei che dovrebbe puntare a più integrazione con le «cooperazioni rafforzate» dei Paesi della Uem anche con la nomina di un presidente dei Consiglio dei capi di governo della Uem (che d`ora innanzi e pro tempore sarà lo stesso della Ue) e di un ministro dell`economia della Uem, carica per la quale Jean-Claude Trichet sarebbe molto adatto. La maggiore integrazione dovrà tenere conto anche delle dimensioni economiche dei Paesi perché è assurdo che la regola della unanimità abbia messo anche il Fss a rischio in quanto la Repubblica Slovacca
(che ha la dimensione di una media regione italiana) non ratificava. Se la dimensione economica contasse di più, allora anche l`Italia potrebbe recuperare ruolo ma, fatti salvi alcuni ministri, non con questo governo.

Corriere della Sera, pag 42
26 ottobre 2011




1 Commenti

E.R.A.
E.R.A.

LE MODIFICHE Al TRATTATI<br />
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<strong>A piccoli passi un' altra Europa </strong><br />
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di Carlo Bastasin<br />
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La speciale difficoltà del vertice di ieri era nel mettere insieme un piano che affrontasse la crisi dei mercati subito, ma garantisse anche uno sviluppo solido all`euro area e all`Unione europea nel futuro. Gli investitori guarderanno prima ai dettagli più immediati: di quanto vengono tagliati i crediti alla Grecia; come faranno le banche ad aumentare il capitale; quale potenza di fuoco c`è dietro il Fondo di salvataggio finanziario (Efsf). Tutti e tre questi punti richiederanno ancora tempo, dettagli e qualche calcolo di ingegneria finanziaria per valutarne la portata. In particolare perchè ognuno interferisce sugli altri.<br />
La risposta generale del Consiglio Ue ai mercati è che una volta risolto il problema greco e ristrutturato il debito di Atene, non ci saranno altri governi, né altre banche, che incorreranno in un default. Il giudizio su Irlanda, Portogallo e Spagna è positivo e quello sull`Italia lo dovrà diventare per via delle misure annunciate. Il controllo del rispetto degli impegni da parte delle istituzioni europee, e della Bce, sarà garanzia per gli investitori e per la politica.<br />
Ma è possibile che già dalla prossima settimana lo sguardo si alzi verso l`orizzonte più lungo. Investitori che oggi ritengono che i Paesi dell`euro siano più rischiosi del Pakistan e si rifugiano in titoli a rendimento reale negativo, tedeschi, britannici o americani, si chiederanno cioè quale futuro ha l`euro. Quali sono le garanzie politiche dietro l`intero progetto.<br />
A questo riguardo le indicazioni del vertice di ieri e di quelli dell`ultima settimana sono rilevantiper l`Europa. Lo sono anche perle prospettive dell`Italia e per dare un senso compiuto allemisure di emergenza fiscale che il nostro Paese deve affrontare.<br />
L`euro area e l`Ue vanno verso una nuova modifica dei Trattati. Forse solo la cancelliera Merkel ha in mente un disegno preciso al riguardo, ma come sappiamo la posizione tedesca è la base negoziale su cui gli altri Paesi devono confrontarsi. Un disegno per ora centrato su regole più rigorose per lagovernance economica.<br />
Quello che Berlino ha in mente è di dare alla Commissione europea i poteri per imporre sanzioni automatiche ai Paesi non ìn regola con i parametri fiscali, senza necessità di un voto dell`Ecofin. Gli Stati membri dovranno cioè rinunciare al diritto di voto garantito dall`art. 26 del Trattato. Un nuovo<br />
"Commissario allastabilità" potrà chiedere correzioni di bilancio a ogni Paese anche in via preventiva. In questo caso, modificando l`art 121, solo una maggioranza qualificata potrà sollevare il Paese interessato. La minoranza di blocco è tale che la Germania e un paio di altri Paesi saranno sufficienti a farla valere. In caso di violazioni ripetute, ogni Paese o la stessa Commissione potranno denunciare il Paese in difetto presso la Corte di giustizia europea. Il piano tedesco prevede di legare la sorveglianza fiscale a quella macroeconomica. Prevede soprattutto la creazione di un Fondo monetario europeo e l`elezione diretta del presidente della Commissione europea. E profilo politico delle istituzioni comunitarie sarebbe moltorafforzato, chiudendo la strada a un ritorno all`Europa degli accordi trai governi.<br />
Il presidente del Consiglio Ue e ora dell`Eurogruppo - Hermann Van Rompuy ha già ricevuto il mandato dì preparare un rapporto per il Consiglio di dicembre. Ci sono ovvie difficoltà: procedere a 27 (Ue) è più incerto che decidere a 17 (Euroarea) e le modifiche del Trattato potrebbero richiedere una procedura semplificata o invece imporre la riapertura di una Convenzione. là possibile che si scelgano entrambi i sentieri una Convenzione "veloce" a 27 e prima ancora d`approvazione da parte dei 17 Paesi dell`euro area.<br />
L`obiettivo è di completare il percorso istituzionale entro il 2013. Lo stesso-anno entro il quale all`Italia e imposto di raggiungere il pareggio dì bilancio e di rispettarlo da allora in poi anche attraverso l`adozione di tale obiettivo in Costituzione. Per affrontare questo difficilebiennio, l`aiuto della Bce sarà essenziale e sembra probabile che un criterio informale sia quello di contenere il differenziale tra BTp e Bund sotto i 4 penti o in ragione degli adempimenti del Governo italiano.<br />
In questa prospettiva, l`euro area nel 2013 può diventare una comunità in cui i debiti pubblici scenderanno automaticamente. La domanda dei mercati si confronterà con un`offerta di titoli calante, l`onere del debito scenderà. Da allora inoltre nessun paese dovrebbe temere di portare le conseguenze dei debiti altrui. Il costo politico della convivenza fiscale nella stessa area monetaria sarebbe molto ridotto. L`ipotesi allora di emettere eurobonds o integrare i governi economici diventerebbe una opportunità concreta e poco rischiosa.<br />
In questa visione incoraggiante si inserisce il tassello cruciale della vicenda italiana appesa alle modestie della politica interna. L`Italia resta il Paese che più degli altripuò far cadere l`intero progetto. Senza il coraggio di affrontare i prossimi difficili due anni con la visione necessaria, l`Italia manderebbe in frantumi una prospettiva storica per sé e forse per il mondo.<br />
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Il Sole 24 Ore, pag 1<br />
27 ottobre 2011

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