UNA GUIDA FORTE PER EUROLANDIA

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UNA GUIDA FORTE PER EUROLANDIA

di ALBERTO QUADRIO CURZIO

Eurolandia (Uem) è di fatto in recessione e persino la Merkel comincia a parlare di necessità della crescita. Ci vogliono però strumenti e decisori economico-politici.
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio si presentano due occasioni importanti: la nomina del presidente dell’eurogruppo (che riunisce i ministri finanziari della Uem) e quella del Fondo Esm (Meccanismo europeo di stabilità).
Per l’eurogruppo, il presidente Jean-Claude Juncker, dopo ben tre rinnovi per un totale di sette anni e mezzo, cesserà.
La sua successione è molto importante perché l’eurogruppo è ormai un organo di governo della Uem, essendo espressamente richiamato, dal 2007, nei trattati europei, sia pure con cautele di carattere giuridico-formale.
Nei fatti l’eurogruppo ha poi assunto crescente rilevanza durante la crisi iniziata nel 2008. Così l’Ecofin (i ministri finanziari della Ue a 27 Paesi) ha finito per passare in secondo piano come organo di ratifica delle decisioni prese nell’eurogruppo.
Inoltre, mentre il presidente dellìeurogruppo rimane in carica due anni e mezzo (rinnovabili), quello dell’Ecofin rimane in carica sei mesi e prima di un rinnovo in capo allo stesso Paese (ma ben difficilmente alla stessa persona) passano anni nelle successioni semestrali alla guida della Ue da parte degli Stati membri. Nei giorni scorsi è circolata l’ipotesi della candidatura di Mario Monti alla presidenza dell’eurogruppo, che egli tuttavia ha declinato essendo già del tutto impegnato in Italia e in Europa. Ma il suo nome fissa un benchmark alto. Monti avrà comunque un ruolo molto importante, dato il suo prestigio, nell’individuazione del presidente dell’eurogruppo. È plausibile infatti che i francesi presto proporranno una loro candidatura mentre i tedeschi, sia pure in via informale, hanno già fatto circolare il nome di Wolfang ,Schauble, il loro ministro delle Finanze. E d’altronde auspicabile che la carica vada a un francese o a un tedesco non solo perché sono fuori dalle presidenze di maggior peso della Ue e della Uem (Banca centrale europea, Commissione, Consiglio europeo) ma anche per dare forza al ruolo stesso.
L’eurogruppo potrebbe infatti svolgere un ruolo forte per il rilancio della crescita. Per capirlo bisogna rifarsi non solo ai fatti ma anche ai trattati europei e soprattutto al Protocollo sull’eurogruppo per il
quale tale organo «informale» dei Paesi della Uem deve favorire la crescita con un coordinamento rafforzato delle politiche economiche tra i Paesi dell’euro. Un presidente forte equivarrebbe ad un ministro dell’Economia di Eurolandia, specie se venisse nominata una personalità di spicco al di fuori dei ministri delle Finanze dei Paesi membri. Diversamente una candidatura prestigiosa come quella di Schuble prevarrebbe (pur avendo la Geiniania già la Bers, la Bei, lo Efsf, ai quali potrebbe rinunciare) e con la stessa l’eurogruppo sarebbe solo il rigoroso controllore dei conti pubblici.
Il presidente dell’eurogruppo (in base al Trattato sullo Esm) è anche il primo candidato ad assumere la presidenza del Fondo Esm stesso. Questa soluzione darebbe alla Uem un vero ministro dell’Economia.
Anche perché il Fondo Esm entrerà in funzione dal 1° luglio subentrando poi all’attuale fondo salva Stati (Efsf). Il nuovo fondo sarà permanente e dotato di un notevole potenziale d’intervento, fino a 500 miliardi di euro, nei Paesi di Eurolandia in difficoltà, con la possibilità di effettuare prestiti, anche per ricapitalizzare le banche, ed acquisti di titoli di Stato.
In conclusione. Abbiamo iniziato affermando che la Uem necessita di strumenti e decisori economico-politici. Per ora vi è solo la Bce che è potente e strutturata e che con l’ottimo Mario Draghi ha innovato
e ci ha salvato dando molta liquidità alle banche con una operazione che tuttavia è temporanea. Adesso entra in funzione il Fondo Esm che deve abbandonare la logica del «dell’attuale fondo salva Stati (Efsf) e puntare al più presto all’emissione di EuroUnionBond (Eub) finalizzati a rilevare parte dei debiti pubblici nazionali e a finanziare investimenti infrastrutturali europei.
Uno stesso presidente dell’eurogruppo e del Fondo Esm sarebbe Cruciale a tali fini in quanto dotato di molti poteri se li sapesse usare innovativamente come Draghi usa i suoi. Vi è infine la Bei (Banca
europea per gli investimenti) che necessiterebbe di un salto di qualità per promuovere la politica industriale europea.
Infatti il rigore di bilancio, al quale il trattato del Fiscal Compact costringerà tutti gli Stati della Uem, e le liberalizzazioni non bastano. Bisogna allora operare sul lato della crescita con una forte politica
infrastrutturale e industriale europea, in grado di convogliare la liquidità della Bce e altri capitali finanziari nazionali e internazionali verso l’economia reale di Eurolandia.
(Dal Corriere della Sera, 24/3/2012).




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