Una galoppante colonizzazione linguistica.

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Una galoppante colonizzazione linguistica.

Caro Beppe, il classico detto anglosassone “The grass is always greener on the other side of the fence” ricorre ormai di frequente anche nel parlare italiano: “L’erba del vicino è sempre piu’ verde” (o vedi “L’erba dei vicini…”). Nella scala dei valori nordamericani, il praticello di casa rappresenta l’ordine, la bellezza, la laboriosità, i valori domestici, i buoni rapporti di vicinato. Di qui un impegno totale a favore dell’erbetta. Il manto erboso deve essere purificato di ogni erba estranea, cattiva, e deve avere la giusta tinta, la giusta altezza, ed essere sano e folto. Sicché i proprietari tendono ostinati l’erbetta, estirpano i “dandelions” [taràssacco, dente di leone, soffione, piscialetto], veri fiori del male, e guardano con invidia il prato del vicino la cui erbetta, immancabilmente, è più verde della loro. Com’è potuta avvenire questa trasformazione dell’abitante della penisola, coltivatore di ortaggi, alberi da frutta e verdure, e divoratore di spaghetti, risotti, ossibuchi, e frutta fresca, in un “ruminante” anglofono desideroso di verde erbetta? Dopo aver molto ruminato sulla cosa, sono giunto alla conclusione che la trasformazione è avvenuta in virtu’ della galoppante colonizzazione linguistica in atto nella penisola. Nella stessa maniera in cui “fare fiasco” è stato rimpiazzato da “fare flop”, “montepremi” da “jackpot”, “revisione della spesa” da “spending review”, e “tifoso” da “supporter, la mutazione pro-USA del parlare e dello scrivere ha investito anche aforismi e proverbi, col rischio di denaturare la nostra “identità” antropologica. Penso che dovremo aspettare tuttavia un bel po’ prima di veder adottato l’equivalente italiano del virile, ma troppo britannico, “Nothing to fear but fear itself”, al posto dei nostri tradizionali “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, “Chi va piano va sano e va lontano”, “Chi lascia la via vecchia per quella nuova, sa quel che lascia ma non quel che trova”, “Chi si fa i fatti suoi, campa cent’anni”…
Claudio Antonelli, onisip@hotmail.com
(Da italians.corriere.it, 12/1/2016).

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