UNA DISTRIBUZIONE DI MOLTO INEGUALE

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UNA DISTRIBUZIONE DI MOLTO INEGUALE

La metà della popolazione mondiale non usa che otto lingue quotidianamente. Al contrario, la sola Nuova-Guinea ospita un sesto degli idiomi del mondo.
Il patrimonio linguistico mondiale è distribuito in modo completamente disomogeneo. Secondo le stime di SIL Internazionale (Summer Institut of Linguistics), organizzazione che lotta in favore delle lingue meno conosciute, solo il 3% delle 6 000 lingue del mondo è utilizzato in Europa, mentre la regione Asia-Pacifico ne ospita la metà, essendo il campione formato nell’insieme dalla Nuova –Guinea (il territorio indonesiano d’Irian Jaya e la Papuasia-Nuova-Guinea), che conta da solo un sesto degli idiomi del mondo. Il mappamondo della diversità linguistica non coincide con quello della densità della popolazione: il 96% delle lingue è parlato dal 4% della popolazione mondiale e più dell’80% delle lingue sono endemiche, vale a dire confinate ad un solo paese. Una ventina fra loro solamente sono parlate da centinaia di milioni di persone, in diversi paesi. Nonostante le cifre varino in funzione dei metodi di calcolo, l’Encyclopédie Millennium (Editions Nathan, Parigi, 1998) stima che circa la metà della popolazione mondiale usa come lingua quotidiana una delle otto lingue più distribuite: il Cinese (1,2 miliardi di parlatori), l’Inglese (478 milioni), l’Hindi (437 milioni), lo Spagnolo (392 milioni), il Russo (284 milioni), l’Arabo (225 milioni), il Portoghese (184 milioni) ed il Francese (125 milioni). Il SIL fornisce dei dati sensibilmente paragonabili, aggiungendo per queste lingue dei parlatori di “madrelingua” e di “seconda lingua” (voir p. 21).
Dieci lingue muoiono ogni anno
Questo squilibrio porta gli esperti a prevedere la scomparsa del 95% delle lingue viventi nel corso di questo secolo. Attualmente, 10 lingue si estinguono ogni anno da qualche parte nel mondo. Alcuni arrivano ad affermare che una lingua muore ogni due settimane. I tassi d’estinzione sono particolarmente alti nelle zone in cui la diversità linguistica è la più ampia. In Africa, più di 200 lingue contano già meno di 500 parlatori e rischiano di sparire rapidamente: la soglia di sopravvivenza d’una lingua è fissata a 100 000 parlatori. Nel continente nord-americano, le minacce più gravi gravano sulle lingue Indigene e Creole, in particolar modo negli Stati Uniti e nel Canada, dove le 200 lingue Amerindiane che sono sopravvissute fin’ora sono tutte in pericolo, eccetto il Navajo, il Cree e l’Ojibwa. In America Latina, tra un terzo e la metà delle 500 lingue Amerindiane sono in pericolo, la riduzione più forte essendo prevista per il Brasile, dove la maggior parte delle lingue sono parlate da comunità particolarmente ristrette. Nel Sud-Est asiatico, il numero di parlatori per lingua è relativamente elevato e l’avvenire delle 600 a 700 lingue esistenti dipenderà essenzialmente dalle politiche degli Stati. Invece, nel Nord-Est asiatico, solo sei lingue delle 47 censite hanno la possibilità reale di competere con il Russo: 20 sono ”moribonde”, 8 ”prossime all’estinzione”, e 13 ”in pericolo”. Le prime vengono parlate da una decina di persone tutt’al più, le seconde sono maggiormente utilizzate ma non sono trasmesse ai bambini e le terze contano dei bambini, fra i loro parlatori, ma in numero decrescente (Libro rosso sulle lingue minacciate d’Europa e del Nord-Est asiatico, Edizioni UNESCO, di prossima pubblicazione). In Europa, infine, dove il numero di lingue varia dal semplice al doppio in funzione dei criteri di definizione utilizzati, 123 lingue, secondo questo stesso testo, sono parlate, di cui 9 sono moribonde, 26 prossime all’estinzione e 38 in pericolo.

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