Un vocabolario della felicità.

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Dizionari.

Lo psicologo Tim Lomas raccoglie termini – non traducibili in inglese – che raccontano lo stato d’animo o un’esperienza positiva in idiomi diversi: dal coreano all’inuit. In italiano c’è passeggiata, in turco gumusservi (il riflesso della luna sull’acqua), in danese hygge (la carezza di una tazza di tè caldo in inverno). Ci sono anche parole che provengono da lingue aborigene e bantu. E non mancano neologismi.
Un vocabolario della felicità, in continua evoluzione. Ecco cos’è “The Positive Lexicography Project”, raccolta di parole intraducibili, ideata da Tim Lomas, docente di Psicologia Positiva della University of East London. “Ho cercato i vocaboli online, sui siti, blog e tra i paper accademici – racconta a “La Lettura” -. Le persone, inoltre, mi inviano suggerimenti per sottopormi termini nuovi”. I quali entrano a far parte del vocabolario, a due condizioni: non devono avere un equivalente in inglese e devono descrivere esperienze, stati d’animo e tratti personali positivi. Non utilizzo criteri stringenti – continua Lomas – perché parte del progetto è proprio esplorare cosa è il benessere umano in tutto il mondo. Trovo quindi suggestivo includere parole indirettamente collegate all’ambito della percezione e dell’emotività”. Tra cui, ad esempio, “chiaroscuro”, inteso come esperienza estetica, una versione visibile dello “yn” e “yang”. Seicento sono i vocaboli raccolti finora e organizzati in tre categorie: sentimenti, relazioni interpersonali e caratteri umani…
(Da “Le Parole per descrivere la felicità in 26 lingue del mondo”, di Federica Colonna, La Lettura (Corriere della Sera), 22/1/2017).

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