Un grande studioso dei dialetti

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Raccolti in cinque volumi gli scritti dello studioso che diede contributi fondamentali alla linguistica

Salvioni, lo svizzero che svelò i segreti dei dialetti italiani

Scoprì che gli idiomi parlati in alcune località della Sicilia provengono dalle Alpi lombarde

di Cesare Segre

Nel 1880 il ventiduenne Carlo Salvioni (1858-1920), ticinese di Bellinzona, incontra a Milano il nostro massimo linguista, Graziadio Isaia Ascoli, e gli parla di un proprio lavoro sulla fonetica del dialetto milanese, che uscirà tre anni dopo. Ascoli, genio e conoscitore di uomini, intuì subito il futuro linguista… Da Ascoli erediterà pure la direzione dell’Archivio glottologico. È invece di Salvioni l’idea e la direzione del grande Vocabolario dei dialetti della Svizzera italiana, non ancora terminato. Salvioni può essere considerato il sistematore della dialettologia italiana, prima spesso in mano a dilettanti, anche se talora geniali. Per farsi un’idea dell’importanza e delle dimensioni del suo lavoro, vengono ora in aiuto cinque monumentali volumi di Scritti linguistici, curati da Michele Loporcaro, che parla di Salvioni linguista…. A prima vista questi volumoni possono mandare in visibilio il linguista e ispirare lo sgomento del non specialista. Eppure, anche quest’ultimo vi può scovare molti motivi d’interesse. Intanto il volume III contiene un tesoro di testi religioso-morali in dialetto (prevalentemente) lombardo, dei secoli XIII e XIV. Poi, le innumerevoli etimologie possono incuriosire ed eccitare, anche perché corredate da riferimenti a forme dialettali che molti hanno nella memoria. E Salvioni s’è dedicato quasi esclusivamente ai dialetti: prima a quelli familiari, lombardi, con risultati decisivi sul Pavese e sul Milanese, poi estendendo la ricerca alle altre regioni del Nord, in seguito scendendo in Italia centrale e meridionale, sempre con contributi innovatori. Ricordo almeno la scoperta che il dialetto parlato nelle cosiddette isole linguistiche di Sicilia, come San Fratello o Piazza Armerina o Nicosia, proviene dalle Alpi lombarde. E può affascinare la creatività della fantasia popolare scoperta da Salvioni nelle denominazioni della lucciola (Lampyris italica), che moltiplicano variazioni sui concetti di luce, fuoco, scintilla, deretano luminoso, mietitrice (perché l’insetto appare durante la mietitura); quelle individuate da lui nell’articolo apposito sono una cinquantina. Viceversa il discorso su Ladinia e Italia, nello smentire la tesi di Ascoli sull’unità dei parlari ladini, dal romancio dei Grigioni al friulano, ci mostra i movimenti da una regione all’altra dei fenomeni linguistici in lotta tra loro (plurali in s contro plurali in i; oppure ca iniziale che compete con cià). E al di sotto agiscono forze culturali e politiche, dato che al ladino cercano di sovrapporsi parlate germaniche. S’era nel 1917, e il nazionalista Salvioni, pur auspicando la riscossa del ladino contro la lingua egemone, elencava i motivi storici che avevano puntellato il predominio di questa. La consapevolezza dell’uomo di scienza non era soffocata dalla passione politica.

(Dal Corriere della Sera, 19/3/2009).

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