Un festival della lingua

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Maraschio: “Diamo vita a un festival della lingua”

Il presidente della Crusca: “Oltre al Maggio non c’è un evento mondiale. La nostra idea caduta nel vuoto”

di Letizia Cini

Per veder sbocciare una Primavera Fiorentina credo sia necessario un progetto generale per la città, che si basi sulla valorizzazione delle specificità. Quelle che abbiamo oggi. Sorride, Nicoletta Maraschio, la prima donna presidente dell’Accademia della Crusca…

Per riportare Firenze ai vertici?

“Credo che questa città, qualora venga pensato un progetto nuovo, possa diventare un laboratorio di idee e innovazione, perché tutti sappiamo che sono questi tre settori (cultura, ricerca e formazione) quelli internazionalmente più importanti, legati allo sviluppo tecnologico ed economico”.

Un modello moderno su una storia secolare…

“Certo Firenze allora potrà riacquistare anche in questi ambiti il predominio che ha (e che non le è mai stato negato) da un punto di vista artistico. E della lingua. Oggi non la esportiamo più, l’italiano è fatto in modo diverso, con apporti che arrivano da tanti fronti distinti. Ma la lingua è viva più che mai, come dimostra la concentrazione di Istituti sorti per preservare il nostro immenso patrimonio: l’Accademia della Crusca, l’Opera del Vocabolario, il Clieo, Centro eccellenza creato dall’Ateneo fiorentino”.

Realtà non sempre valorizzate…

“Sembra che la città, la regione non si accorgano che la lingua italiana può essere una risorsa economica (scuole per stranieri, editoria). Inoltre le lingue sono il terreno migliore per un dialogo interculturale”.

Cosa manca, professoressa?

“Il problema è sempre lo stesso: carenza di fondi. Tra Regione e Comune, all’Accademia della Crusca arrivano meno di 60 mila euro di contributo annuo. E questo la dice lunga”.

Nuove idee, proposte?

“Tempo fa abbiamo lanciato quella di un Festival della lingua qui a Firenze, ma è caduta nel nulla. Eppure, a parte il Maggio Musicale, la nostra città non ha un festival di portata internazionale”.

A proposito di allargare i confini, gli stranieri qui non mancano…

“Firenze ha una grandissima presenza di ospiti, e non solo turisti, ma anche studenti e studiosi, come testimoniano l’Istituto Universitario Europeo e le tante Università americane. Ma operano su un binario parallelo rispetto alla vita della città”.

E come se la cavano i fiorentini con le lingue straniere?

“Le sanno poco, come tutti gli italiani. Ma questo non deve stupire, quando nel nostro Ateneo, a Scienze della Formazione, non esiste una cattedra di Lingua Italiana né di Linguistica italiana. Cosa potranno insegnare questi maestri alle nuove generazioni, non potendo contare a loro volta su una preparazione adeguata?”.

La soluzione?

“La Regione ha finanziato cattedre a Medicina, perché non l’ ha fatto anche per la nostra lingua?”.

Come sta contribuendo l’Accademia della Crusca all’evoluzione del lessico?

“Stiamo facendo corsi per insegnanti di italiano nelle classi multietniche, ad esempio: questo è un problema che deve essere affrontato, ed è una questione di primaria importanza da un punto di vista dell’accoglienza. Firenze è sempre stata una città accogliente, e la scuola deve avere un ruolo da protagonista, in questo particolare momento”.

Oltre alla formazione, c’è poi il problema della caccia al posto di lavoro: quanti curriculum ricevete?

“Un’infinità! Ma finché non verrà stabilizzata diversamente, l’Accademia, può contare su 5 unità di personale, 3 in biblioteca e 2 in segreteria. Per il resto deve avvalersi di collaboratori, con finanziamenti legati a progetti specifici. A dicembre ne abbiamo avuto uno ministeriale, e ora siamo capofila, con altre università, nel progetto di costituzione di una banca dati per l’insegnamento dell’italiano all’estero. Ecco, in questi casi possiamo accogliere alcune delle tantissime richieste che ci arrivano da parte dei giovani”…

(Da La Nazione, 20/1/2009).

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