Un fantasma di nome Europa

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UN FANTASMA DI NOME EUROPA

Un ectoplasma protezionista
Questo è il rischio che secondo Daniele Capezzone sta corendo il Vecchio Continente. Lo spiega nel suo nuovo libro Euroghost

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: non è più il marxismo (grazie a Dio) che però aveva almeno il pregio di essere uno spettro serio, capace di fare paura, mobilitare energie contrarie, risvegliare l’antagonismo dagli uomini liberi. Il fantasma con cui si ha a che fare è l’Europa stessa. Un ectoplasma politico e economico che si trascina stanco e che fa paura solo per le sue inefficienze, per i suoi ritardi e inconcludenze.
Nel suo Euroghost, (Rubbettino) , Daniele Capezzone, segretario dei radicaqli italiani, questo fantasma lo descrive bene, ne indovina il profilo e l’anima che vi è incatenata: che è quella poi un poco decadente e viziata di una vecchia signora snob e sussiegosa, arrogante ma incapace di agire, di fare, e soprattutto di capire come si diceva una volta, dove va il mondo.
“Di solito- dice Capezzone- si pensa a un fantasma come a qualcosa che non c’è. E fa danni. Prendiamo la politica estera europea e pensiamo al disastro della strategia delle cooperazioni internazionali:dove risorse e rticchezze vengono destinate alle peggiori dittature del terzo mondo. Pensiamo anche – continua Capezzone- al Pac, la politica agricola comune ispirata a un protezionismo e a un dirigismo feroce”. Ci sono quindicimila dazi che l’Europa impone: “Se venissero meno, come immediato effetto i Paesi della fascia sub-sahariana aumenterbbero il loro reddito medio del 15 per cento e 128 milioni di persone uscirebbero dallìincubo della fame”.
Un incubo giacobino
L’orizzonte di Capezzone, come dei radicali, restano cxomunque gli stati uniti d’Europa: “Si deve mettere da parte quel pastrocchio di Costituzione europea che è stato cucinato e che in salsa di retorica ci stanno propinando. Quando si sa benissimo che il Parlamento europeo non conta nulla “. Fatto questo, occorre “pensare all’ipotesi di elezione diretta del Presidente della Commissione europea, a cui contrapporre, in termini di bilanciamento di poteri, un vero parlamento e un consiglio rinnovato, che rappresenti una sorta di senato”.
A questo punto l’ectoplasma della Vecchia Europa defunta troverebbe finalmente pace, e nascerebbe un’entità economica e politica nuova. C’è un obiezione però: non esiste il rischio che questi Stati uniti d’Europa assomiglino spaventosamente al mostro del superstato europeo? Al sogno dei giacobini d’Europa che è invece l’incubo dei liberali di questo continente? “No- secondo Daniele Capezzone – se sul modello americano si riuscisse a conciliare un governo europeo federale e un federalismo spinto che tuteli differenze e specificità. Il nemico principale di questa ipotesi è naturalmente “l’armonizzazione europea” ”.
Ma queste, per ora, restano ipotesi. La realtà dell’Europa per ora sono gli stanchi riti elettorali, “dove nessuno sta presentando nei suoi programmi uno straccio di idea sull’Europa che si va a costruire. Un segnale molto indicativo della vitalità del Vecchio Continente”. Il fantasma appunto.

Riccardo Paradisi

L’indipendente 03.06.2004, p. 2
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