UN CONTINENTE UNA STORIA

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Le radici medievali del dialogo fra culture

UN CONTINENTE UNA STORIA

L'integrazione è un destino irreversibile, anche se non mancheranno tensioni e conflitti. Occorre un grande sforzo pedagogico perfar capire che si tratta di un`opportunità e non di un peso

di JACQUES LE GOFF

Gli avvenimenti storici vanno sempre osservati in una prospettiva di lungo periodo. Solo così si evita di considerare come catastrofi quelle che in realtà sono semplici crisi di trasformazione. Da questo punto di vista, quella che oggi viene considerata una crisi dell`identità europea è secondo me solo una fase d`assestamento. L`Europa infatti possiede basi sufficientemente solide per superare l`attuale smarrimento che nasce dall`incapacità di determinare l`origine della crisi economica che stiamo attraversando. Proprio tale incertezza spinge molti a pensare che l`unità europea sia una delle cause della crisi.
Non credo che questi dubbi siano sufficienti per rimettere in discussione un`identità che ha una storia lunga e consolidata. L`Europa infatti è una realtà meticcia con una base geografia precisa nell` estremità occidentale del vasto continente eurasiatico. Uno spazio la cui grande diversità di suoli e attività, grazie alla stratificazione degli eventi storici, si è progressivamente attenuata. Tale processo è cominciato fin dalla preistoria, quando sono emersi alcuni agglomerati regionali che, pur nella loro diversità, hanno iniziato a formare un insieme abbastanza definito. Questo processo ha conosciuto una fortissima accelerazione nel medioevo, anche grazie all`unificazione religiosa prodotta dal cristianesimo. In quella fase, l`identità europea si è delineata grazie all`unificazione di due vasti insiemi, quello mediterraneo grecoromano e quello nordico dei celti, dei germani e degli slavi, all`epoca chiamati barbari. Il contatto e lo scambio prolungato tra le culture barbariche e quelle greco-romane ha prodotto molteplici flussi di comunicazione che hanno avuto importanti conseguenze economiche e politiche, innescando un`ulteriore tendenza all`unificazione, prima nell`ambito delle nazioni, poi all`interno d`insiemi sovranazionali più vasti. Non è un caso che proprio a metà del XV secolo Papa Pio II abbia scritto il primo trattato in cui compare l`Europa.
Naturalmente, l`identità dell`Europa non nasce solo dalla storia passata. A essa hanno anche contribuito un insieme di scelte più o meno recenti condivise da tutti i paesi europei, come a esempio la decisione di rinunciare alla guerra o l`abolizione della pena di morte. Anche l`università, che è un`invenzione tipicamente europea, ha svolto un ruolo molto importante nella formazione di una cultura condivisa. Un prolungamento di questo spirito si ritrova nel programma Erasmus, che, consentendo agli studenti di spostarsi da un paese all`altro, costruisce una nuova generazione di cittadini, per i quali l`identità europea è un dato quasi naturale. Anche nel mondo dell`industria e dell`impresa ritroviamo questo tipo di scambi alla base di un terreno di esperienze comuni.
Insomma, io sono ottimista sul destino dell`Europa, il cui processo d`integrazione è secondo me irreversibile, anche se continuerà ad essere attraversato da tensioni e conflitti. D`altra parte, anche i conflitti, che non sono certo incompatibili con la tendenza all`unificazione, contribuiscono a costruire quell`identità comune europea che oggi è ancora molto viva, anche se una delle sfide future sarà proprio la capacità di far progredire la coscienza europea nel contesto della mondializzazione. E per evitare che solo le élites si riconoscano in tale identità, dovremo fare un grande sforzo pedagogico nei confronti di coloro che sentono l`Europa come un peso o una minaccia, invece che come una grande opportunità.

(Testo raccolto da Fabio Gambaro)

la Repubblica, pag 45
22/12/11




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