Un nuovo confine dell’analfabetismo funzionale: non capire nemmeno chi vorresti insultare.

Posted on 24 gennaio 2018 in Politica e lingue 26 vedi

Un nuovo confine dell’analfabetismo funzionale: non capire nemmeno chi vorresti insultare.

Se io fossi Beppe, a legger insulti per una lettera pubblicata su “Italians”, che stigmatizzava il comportamento di padroni e cani, verrei colto da furiosissimo sdegno. Insulti animalisti, non per “aver pubblicato”, ma proprio perché ritenuto l’estensore della medesima. Un nuovo confine dell’analfabetismo funzionale: non essere in grado di capire chi si “dovrebbe” insultare.
Rende chiaro e palpabile lo studio internazionale fatto dall’OCSE (“information processing skill in literacy and numeracy”), secondo il quale l’Italia è all’ultimo posto tra i 27 paesi esaminati per comprensione di un testo, ed al penultimo per conoscenze matematiche.
Sorvoliamo pure sull’ignoranza della Geografia e della Storia. Della Letteratura. Anche se servono a comprendere il nostro mondo, a contestualizzare e ad interpretare le informazioni che riceviamo ogni giorno. Ma qui parliamo di una cospicua percentuale di connazionali che non è in grado di elaborare un testo: legge le parole ma non ne comprende adeguatamente il significato.
Se io fossi Severgnini, la mia giustizia calerebbe sopra i responsabili, con grandissima vendetta. Perché ci devono essere dei responsabili in questo sfacelo.
Ignorate chi vi dice: ”Bisogna risolvere i problemi, non cercare i colpevoli!”. Sciocchezze: vale solo per i megadirettori raccomandati. Le persone comuni, verrebbero fustigate in sala mensa e poi licenziate, se colpevoli, proprio per “risolvere il problema”. Insomma, sarebbe importante scoprire cause e contesto per non ripetere gli errori del passato, e migliorare la nostra posizione nelle classifiche internazionali.
Ci stracciamo le vesti per le il numero dei laureati (e ne abbiamo tanti che ne esportiamo, dato che da noi sono disoccupati o sottopagati) e trascuriamo comprensione di testi e matematica, per tacer del resto?
Se io fossi il potente direttore di un importante settimanale, manderei le mie implacabili e bravissime giornaliste (che chiamerei affettuosamente Viper, Uma, Black Mamba) ad intervistare i responsabili dell’educazione in Italia, degli ultimi 30 anni. Funzionari ed esperti ministeriali. E gli ex ministri del MIUR. Almeno per capire, per attribuire responsabilità politiche (non è stata colpa della luna, siamo d’accordo?). E pubblicherei le interviste, e scriverei editoriali, ironici e feroci, come l’argomento – la cultura dei nostri figli – richiede. Siccome son solo Enea (come sempre fui), scriverò di cose belle e amene, e le tristi e brutte lascerò altrui…
Enea Berardi , eneaberardi@gmail.com

italians.corriere.it | 24.1.2018




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