Un cinguettio vippissimo

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Il “cinguettio” la nuova lingua dei vip

di Gianmarco Marchini

Il cane abbaia, il cavallo nitrisce e il vip? Cinguetta. Twitter – dall’inglese to tweet “cinguettare” – è l’ultima “malattia” made in California che ha colpito il popolo del web. E proprio i vip sembrano essere la specie più “infettata”. Il contagio è stato devastante e non ha risparmiato nessuno: perché è vero cha da Rihanno, Demi Moore e Justin Bieber potevamo tranquillamente aspettarcelo. Ma immaginare Barack Obama, Rupert Murdoch e addirittura il Dalai Lama davanti al pc a “postare” è a dir poco incredibile. La conta dei celebri “infetti” cresce di ora in ora. L’epidemia ha raggiunto, seppur con il solito ritardo italiano, anche i nostri famosi. Twitter si fonda sulla logica del lancio: 140 caratteri per far sapere i fatti propri ai “followers” (coloro che seguono gli aggiornamenti). Laura Pausini, Jovannotti, Fiorello, per citare i tre più seguiti, ne fanno un utilizzo quotidiano che sfiora la dipendenza. Elisabetta Canalis – la ex di George Clooney, per chi se la fosse dimenticata – lo usa per sopravvivere nel mondo post-Belen Rodriguez. I calciatori, una specie ancora in via di sviluppo, spesso su Twitter anticipano cambi di casacca che poi saltano o notti brave che poi pagano. In un ring senza regole come quello di internet nascono anche vigorose diatribe verbali: finisce così che Valentino Rossi litighi con Dovizioso perché gli dà del finito o che Sabrina Guzzanti accusi Concita De Gregorio di non dare le notizie. Insomma, manna dal cielo per giornali e riviste che non devono più fare i salti mortali. Basta una ‘twittata’ fuori dal vaso e la notizia è servita. Ma attenzione ai falsi d’autore. Giorni fa un “tweet” annunciava la morte di Fidel Castro. Dopo l’iniziale tam tam mediatico, la notizia è stata smentita. Del resto, se non c’è riuscita la Cia in 50 anni, poteva un semplice cinguettio far fuori il leader maximo?
(Da La Nazione, 8/1/2012).




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