«Un bilancio Ue all’altezza delle sfide che ci attendono»

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di Joseph Daul, Hannes Swoboda, Guy Verhofstadt, Rebecca Harms e Daniel Cohn-Bendit
04 febbraio 2013

Giovedì e venerdì a Bruxelles si terrà il vertice sul bilancio Ue 2014-2020. I pronostici dicono che l’accordo ci sarà. Ma che accordo, con quanti soldi e quali contenuti? Pubblichiamo l’intervento dei maggiori leader politici dell’Europarlamento nel quale si auspica che il prossimo bilancio sia all’altezza dei problemi da risolvere e delle ambizioni conclamate dell’Unione a 27.
I negoziati Ue sul bilancio sono stati sempre caratterizzati da prese di posizione populiste. La trattativa attuale sul quadro di bilancio settennale da mille miliardi di euro non fa differenza. Il bilancio europeo è, in tutte le sue parti, un’espressione del nostro comune interesse europeo e rappresenta appena l’1% del nostro Pil totale.
Noi dovremmo innanzitutto definire quello che bisogna fare nell’interesse dei nostri cittadini, invece di chiedere costantemente più tagli per accontentare la stampa populista domestica. Il 94% dei contributi finanziari che gli Stati membri trasferiscono a "Bruxelles" viene restituito attraverso le diverse politiche comuni o speso per gli aiuti allo sviluppo. I costi amministrativi sono solo il 6 per cento. L’idea che i soldi dei contribuenti siano intascati a Bruxelles da una burocrazia insaziabile è un mito.
Il quadro finanziario pluriennale non è solo un bilancio, ma piuttosto un atto politico, un’espressione delle ambizioni dell’Europa con il quale ci impegniamo a finanziare le politiche comuni e i progetti che sono di interesse reciproco. Questo è più importante, non meno, in tempi di difficoltà e crisi economica.
Noi lavoriamo insieme per un futuro comune ma, in quanto co-legislatori, non ci nascondiamo la necessità di riforme. Nel lungo termine il bilancio dell’Unione europea deve fornire un valore aggiunto in termini di investimenti che stimolano la crescita e deve anche permettere una certa flessibilità, in modo che la Ue possa reagire meglio e canalizzare i fondi dove sono più necessari – soprattutto negli investimenti in infrastrutture, innovazione e capacità, che rappresentano le basi della crescita futura.
Inoltre il bilancio dell’Unione europea dovrebbe tornare a un autentico sistema di entrate autonome (risorse proprie), che eviterebbe la necessità dell’attuale complesso sistema di sconti e di litigi sul volume dei contributi nazionali.
Questa settimana gli Stati membri devono dimostrare capacità di visione e responsabilità per la Ue per i prossimi sette anni e non restare attaccati a una strategia ottusa basata sul nazionalismo di bilancio.
Dobbiamo lavorare insieme per rilanciare l’Europa sulle basi della solidarietà e della competitività, e non cadere nella trappola delle posizioni nazionaliste ed egoiste, che ci lasceranno tutti più deboli e irrilevanti in un mondo sempre più competitivo.

Joseph Daul
(presidente del Partito popolare europeo)
Hannes Swoboda
(presidente di Alleanza progressista di socialisti e democratici)
Guy Verhofstadt
(presidente dell’Alleanza di Liberali e Democratici)
Rebecca Harms e Daniel Cohn-Bendit
(presidenti del gruppo Verdi/Efa)

Il Sole 24 ore




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