Un anno di volontariato per i giovani europei

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Costruire l’Unione

Un anno di volontariato per i giovani europei

di Eugenio Levi

All’inizio di maggio, subito prima del ballottaggio francese vinto da Francois Hollande, è uscito un appello promosso da Daniel Cohn-Bendit e Ulrich Beck. L’appello propone un Anno di Volontariato transnazionale per i giovani di tutta l’Unione europea come modalità per costruire un’Europa dal basso, dei cittadini. La proposta mette a fuoco uno dei nodi problematici della costruzione europea, così come aveva fatto qualche mese fa il Manifesto di Parigi promosso dai partiti progressisti europei. Le fiamme nelle strade di Atene, città culla della democrazia, e l’ingresso nel Parlamento greco di una forza neonazista ci suggeriscono che non è più tempo di scherzare: il castello dell’Europa intergovernativa, che vive sui Trattati, ha finito per indebolire le sovranità nazionali senza affermare al contempo una sovranità europea sufficientemente robusta. Non è sufficiente indicare una via d’uscita che rafforzi le istituzioni europee e che dia una sterzata alle sue politiche economiche, passando dall’austerità alla crescita. Bisogna aprire una fase diversa del capitolo d’integrazione europea, dare all’Europa un’anima popolare che possa portare ad una sovranità sempre più condivisa. All’Europa delle classi dirigenti, cui pure dobbiamo buona parte del processo d`integrazione fin qui portato avanti, va sostituita l’Europa che riscopre le sue tradizioni politiche e culturali e che si riscopre civiltà. Il progetto europeo non può evolversi se non vive di tensioni etiche, dal rispetto dei diritti umani, alla democrazia e alla solidarietà. Questa necessità non è oggi figlia né di un idealismo aristocratico né di un efficientismo tecnocratico, ma del fatto che la dimensione europea è la partita su cui si gioca la forza e l’autonomia della politica e nella quale sconfiggere i populismi alla Grillo o l’estrema destra alla Le Pen. Per colmare il divario fra l’Europa e i ceti popolari una delle cose migliori a cui possiamo pensare è una festività comune fra le nazioni europee, una prima festività civile unificante, per celebrare i valori fondanti della Ue. Questa festività si potrebbe forse tenere il 9 maggio, che già oggi è la Festa dell’Europa. In quel giorno, nel 1945, finisce di fatto la Seconda guerra mondiale e con la dichiarazione Schuman, cinque anni dopo, prende il via il processo d`integrazione europea. Abbiamo lanciato ieri in un’assemblea a Roma questa proposta e vogliamo condividerla con l’opinione pubblica e con quante più realtà politiche e associative possibili.
Non si tratta di costruire operazioni posticce odi incatenarsi al passato in maniera nostalgica. Ma non è una caso se Hollande ha pensato di chiudere la sua campagna elettorale con Bella Ciao; è perché c’è un enorme patrimonio ideale nella cultura europea. Quello stesso patrimonio che, durante la lotta di liberazione contro il nazifascismo, portò Altiero Spinelli, Jean Monnet e altri a concepire l’idea di un’Europa unita.
Eugenio Levi Segretario Giovani democratici del Lazio
(Da L’Unità, 2/6/2012).




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