Umberto Eco: «Tu, Lei, la memoria e l’insulto».

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Umberto Eco: «Basta dare del tu a tutti. E’ quasi un insulto».

di Monica Coviello.

Occhio a darsi sempre del «tu». Si rischia di simulare «una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto» e di contribuire alla «perdita della memoria» dell’Italia. Lo sostiene Umberto Eco nella lectio magistralis pubblicata oggi da Repubblica, dal titolo «Tu, Lei, la memoria e l’insulto».

«La lingua italiana – spiega – ha sempre usato il Tu, il Lei e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio».

Nella Roma antica, invece, si usava solo il «tu». «Ma in epoca imperiale appare un Vos che permane per tutto il Medioevo e nella Divina Commedia appare il Voi quando si vuole esprimere grande rispetto. Il Lei si diffonderà solo nel Rinascimento nell’uso cancelleresco e sotto influenza spagnola».

Ma oggi, segnala Eco, è sempre più frequente l’uso del «tu», non solo fra bambini e giovanissimi. «Da tempo invece, a un giovanotto sui quarant’anni che entra in un negozio, il commesso o la commessa della stessa età apparente, cominciano a dare del Tu.

In città il commesso ti dà evidentemente del Lei se hai i capelli bianchi, e possibilmente la cravatta, ma in campagna è peggio: più inclini ad assumere costumi televisivi senza saperli mediare con una tradizione precedente, in un emporio mi sono visto trattato col Tu da una sedicenne col piercing al naso, la quale è entrata gradatamente in crisi solo quando io ho interagito con espressioni quali “gentile signorina, come Ella mi dice…” Deve aver creduto che provenissi da Elisa di Rivombrosa , tanto mondo reale e mondo virtuale si erano fusi ai suoi occhi, e ha terminato il rapporto con un “buona giornata” invece di “ciao”, come dicono gli albanesi […]».

Così facendo, l’Italia, secondo Umberto Eco, perde la memoria. Perché? «Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si da del Tu, ma a coloro a cui si da del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere. Ne erano rimasti stupiti perché ormai all’estero si dice Ciao così come si dice Cincin ai brindisi.

Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus immaginate cosa accade con un extra-comunitario. Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati, impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile “zi badrone”. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale».
(Da vanityfair.it, 14/9/2015).

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