Ultimatum dell’Ue all’Ungheria

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Ultimatum dell’Ue all’Ungheria "Un mese per modificare le leggi"

di ANDREA TARQUINI

Ultimatum europeo all’Ungheria. La Commissione europea ha dato ieri un mese di tempo al governo autoritario, euroscettico di destra nazionale del premier Viktor Orbàn per ritirare o modificare alcune delle leggi liberticide. In caso contrario, passerà a se vere procedure di sanzione.
Le leggi contestate dalla Commissione europea, perché ritenute incompatibili con la Carta europea e i trattati Ue, sono quelle relative alla magistratura e alla protezione dei dati personali. La prima è particolarmente grave. Orbàn, al potere a Budapest dall’aprile 2010, ha varato col suo partito (la Fidesz) una legge che dispone il pensionamento anticipato obbligatorio dei giudici dal 62mo anno di età. Il che non solo viola diritti di scelta e di autonomia, ma equivale a mandare in pensione subito o al più presto i magistrati più critici e indipendenti dal nuovo potere. Per sostituirli con giudici più docili. La neo costituita autorità governativa di supervisione della giustizia, affidata a un’amica di famiglia di Orbàn, ha già le sue liste. La seconda legge riguarda la protezione dei dati personali, un valore costitutivo acquisito in tutta la Ue. Le nuove norme ungheresi la mettono in forse, accusa la Commissione guidata dal cristianoconservatore José Manuel Durao Barroso.
La terza obiezione della Ue è stata ritirata: riguardava l’autonomia della Banca centrale, su cui Budapest ha promesso modifiche. Il clima tra Orbàn e il mondo libero resta teso. In un’intervista uscita sulla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung il premier ha condannato le critiche parlando di «onore ferito dell’Ungheria» e ha definito l’Europa, anche dopo il vertice del sì al fiscal compact, come «una realtà sempre più debole». La linea dura di Orbàn mette in pericolo il credito chiesto da Budapest a Ue e Fmi (15-20 miliardi di dollari) senza il quale il rischio default sarebbe imminente.
(Da La Repubblica, 8/3/2012).




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