UE/UK, Pagano (ERA): Il Regno Unito fuori dall’UE è positivo per il federalismo europeo.

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Roma, 21-12-2012 – Obama si è detto preoccupato dalle dichiarazioni del primo ministro inglese Cameron, che ha definito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione “immaginabile, a questo punto”.

«D’altronde – ha commentato il Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto – una tale eventualità è sempre più vicina stando alla crescita irrefrenabile del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, l’UKIP. Le ragioni di tutti questi timori e tremori a stelle e strisce sono evidenti, nonché denunciate dall’ERA ormai da tempo, gli UK sono il cavallo di Troia americano in Europa, lo strumento più efficace per esercitare una puntuale pressione economica e politica sul continente più ricco del mondo e sfruttarlo. Basta ricordare il recente libro di Cereghino e Fasanella ‘Il golpe inglese’ per rammentarlo».

«Non so se Londra è pronta a trasformarsi in una sorta di grande Hong Kong dai tratti elvetici votata al più selvaggio “laissez-fair” economico-sociale, il “welfare state” britannico è stato spazzato via da oltre tre decenni di liberismo, ma chissà se gli inglesi sono pronti a rinunciarvi per sempre. È chiaro, d’altra parte, che l’isolamento britannico comporterebbe la sua ininfluenza politica sullo scacchiere internazionale. Contemporaneamente gli USA finiranno a loro volta per emarginare quella vecchia madrepatria ormai inutile per rappresentare i loro interessi in Europa» – ha continuato Giorgio Pagano.

«Mentre auspico che il Regno Unito decida finalmente di lavorare per se stesso e per l’Europa, e non contro di essa, è chiaro quanto un simile atteggiamento d’incertezza non possa che essere inviso alla superpotenza americana. Proprio ora infatti la penetrazione linguistica anglofona si è spinta fino al punto di rendere de facto l’inglese la lingua più importante dell’Unione e perfino il convegno internazionale “Towards a global literature”, svoltosi recentemente a Milano sotto l’egida della IULM, sembra aver decretato come irrimediabile il declino delle letterature nazionali e la loro convergenza coloniale verso un immaginario sempre più standardizzato, esprimibile ormai solo nella lingua del primo Impero della Mente mondiale» – ha concluso il Segretario dell’ERA.




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