Ue, parte il semestre danese Ma decidono Merkel-Sarkò

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IN AGENDA IL PATTO FISCALE E IL BILANCIO PLURIENNALE 2014-2020

Ue, parte il semestre danese
Ma decidono Merkel-Sarkò

Sarà ancora un Paese fuori dalla moneta unica a guidare i 27

Dalla Polonia alla Danimarca: ancora una volta, nel pieno della tempesta sull`euro, la presidenza di turno dell`Unione europea tocca a un Paese che non fa parte dell`eurozona e dunque non ha il peso necessario per superare la crisi del debito sovrano europeo. Circoscrivendo le ambizioni e indicando come priorità una «Europa verde e sicura» – in agenda ci sono la sostenibilità ambientale dell`economia europea, l`efficienza energetica, le energie rinnovabili – la premier danese Helle Thorning Schmidt è comunque ottimista: «La nostra presidenza sarà un successo se, nonostante la crisi, fra sei mesi l`Europa avrà preso decisioni importanti».
Da quando è entrata nella Comunità europea – nel 1973- è la settima volta che la Danimarca ricopre la presidenza semestrale. Una carica che però, dalla fine del 2009, quando è entrato in vigore il Trattato di Lisbona, è oscurata da quella – non più temporanea ma permanente del presidente del Consiglio europeo. È e sarà dunque Herman Von Rompuy a coordinare e presiedere i lavori dei Consigli. Helle Thorning Schmidt ha promesso che lo appoggerà «in tutto ciò che sarà possibile».
Nei prossimi mesi c`è una scadenza importante: il trattato intergovernativo per l`adozione di unnuovo patto fiscale. La questione riguarda in primo luogo i Paesi dell`eurozona e Copenhagen si è ritagliata il ruolo di ponte tra chi è dentro e chi fuori dall`euro, «tra i 17 e i 27, per evitare che si crei un fossato tra la zona euro e gli altri Stati dell`Unione». Perché «tutto ciò che riguarda i 27 dev`essere discusso dai 27 e così sarà». Un bel successo sarebbe il recupero della Gran Bretagna, che il mese scorso ha fatto un passo indietro, annunciando che non parteciperà alla riforma dei trattati per dare più solida stabilità finanziaria all`Unione. Copenhagen è però consapevole che l`obiettivo è difficilmente raggiungibile. Nell`agenda dei prossimi mesi c`è anche il bilancio pluriennale dell`Ue 2014-2020.
Negoziati difficili, che però non spaventano la premier, che ricorda come «la concertazione è una specialità danese, il mio governo è retto da una coalizione di tre partiti e sappiamo farlo funzionare». Dunque: «Ascolteremo attentamente gli interessi di tutti gli Stati membri e ci adopreremo affinché il bilancio sostenga la crescita e l`occupazione. La crescita, il mercato interno, il bilancio saranno naturalmente discussi in 27».
Il calendario delle riunioni dei prossimi sei mesi è comunque molto ristretto rispetto a quello delle altre presidenze e comprende il minimo indispensabile: una questione di carattere – gli scandinavi sono gente pratica, che non ama i rituali inconcludenti – e un effetto della situazione economica, che viene discussa in altre sedi.
È infatti sempre il duo Merkel-Sarkozy a pilotare la crisi, con irritazione degli altri Paesi e decisioni spesso contestate, perché sembrano dettate dalle politiche interne più che dai problemi in sè. D`altronde Francia e Germania sono in campagna elettorale – la prima vota già in primavera,
la seconda nel 2013 – e l`Europa finisce per essere bloccata dai loro diktat e dalle loro esigenze. E non sarà certo un peso piuma come la Danimarca a rovesciare gli equilibri.

di MARINA VERNA
la Stampa, pag. 17
02/01/2012




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