Ue, l’Italia non rischia nel breve ma deve risolvere il problema del debito

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MILANO – "L'Italia non affronta rischi di stress di bilancio nel breve termine, ci sono rischi medi per il medio periodo, mentre diventano scarsi in una lunga prospettiva, condizionati alla piena applicazione dell'ambizioso consolidamento in corso", lo scrive la Commissione Ue nel rapporto 2012 sulla sostenibilità dei conti. "Sulla base delle politiche attuali il debito italiano scenderà nel medio termine e oltre" ma la sostenibilità dei conti pubblici è condizionata alla piena implementazione dell'ambizioso consolidamento fiscale e al mantenimento del surplus primario ben oltre il 2014". A ottobre, il debito italiano ha sfondato quota 2mila miliardi.

Nel documento, peraltro, si sottolinea come "il raggiungimento dell'avanzo primario entro il 2014 è piuttosto impegnativo sia sguardando agli standard internazionali che a quelli storici del paese" e per questo "serve una forte determinazione per evitare cedimenti sul fronte fiscale". "Serve forte determinazione per evitare scostamenti dagli obiettivi", aggiungono gli esperti della Ue. "L'Italia deve continuare in modo risoluto ad applicare le misure che aiutano la sostenibilità e riducono il debito pubblico". Una di queste è la riforma delle pensioni. "Grazie alla riforma, in Italia il costo dell'invecchiamento della popolazione è sceso di 0,8 punti di Pil e i rischi per i conti ad esso connessi sono limitati".

'La Spagna rischia stress sui sui conti pubblici nel breve periodo e nel 2013 resta critica la situazione del suo debito e della competitivita'. E l'applicazione del piano di risanamento prenderà molto tempo prima di ridurre i rischi per i conti", sostiene la Commissione Ue. Con la Spagna rischia anche Cipro. Per quanto riguarda il Paese iberico, il commissario Olli Rehn ha indicato che non c'è alcuna richiesta di nuove misure di bilancio, importante è che Madrid continui ad attuare quanto stabilito e concordato a livello europeo. Per Cipro sono in corso i negoziati per il prestito europeo. Nell'analisi della Commissione, fatta ai fini della sorveglianza preventiva tra i paesi Ue, non sono presi in considerazione i paesi salvati dai fondi Efsf-Esm.

Il rapporto ha passato in rassegna anche i conti degli altri Stati. "Sarebbe – si legge – nell' interesse dei paesi con economie in surplus correggere i loro interventi di politica economica rimuovendo gli ostacoli che inceppano la domanda interna". L'indicazione è rivolta soprattutto alla Germania, il paese con il surplus più grande.
Nell'Eurozona anche se le partite correnti sono equilibrate, i deficit si sono deteriorati in alcuni stati e i surplus sono aumentati in altri: i deficit sono finanziati dai surplus in Germania, Olanda, Belgio, Finlandia, Austria e Lussemburgo. La media del surplus degli 8 paesi (ai 6 citati si devono aggiungere nella Ue Svezia e Danimarca) era del 5% nel 2007, nel 2012 era al 4% del Pil. Sono declinati in Austria, belgio e Finlandia, ma sono rimasti alti in Germania, Lussemburgo e Svezia, sono aumentati in Danimarca e Olanda (che ha il surplus più alto al 9,2% del pil). Attualmente è in corso un processo di riaggiustamento a causa della crisi ma ha riguardato principalmente i paesi in deficit. Il calo dei surplus è rimasto modesto. Attualmente"ci sono le condizioni per una domanda più forte nei paesi a forte surplus: "dal punto di vista dell'Eurozona, le prospettive di Germania e Olanda saranno decisive". Mentre i salari aumenteranno relativamente di più in Germania, dove il surplus di parte corrente si ridurrà, in Olanda la bassa domanda interna eserciterà una pressione al rialzo del surplus olandese". La soglia di riferimento per misure di correzione sono +6% del Pil per i surplus e -4% per i deficit di parte corrente.

Da: http://www.repubblica.it 19/12/2012




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