Ue: lingua italiana discriminata

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Domanda concorso per funzionari solo in francese,inglese,tedesco

(ANSA)- ROMA, 6 APR- Le modalita’ dei nuovi concorsi dell’Ue sono inaccettabili: l’Italia non puo’ assistere passivamente a un trilinguismo di fatto e fara’ ricorso. Lo rende noto il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi, dopo la pubblicazione del nuovo bando di concorso: ‘I nuovi concorsi Epso, pur introducendo novita’ importanti, presentano una inammissibile discriminazione linguistica sia come prove che nella stessa compilazione della domanda, solo in francese, inglese e tedesco.

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Redazione Forum
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(ASCA) - Roma,6 apr - Il ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, giudica ''inaccettabili'' le modalita' con cui si svolgeranno i nuovi concorsi per la selezione dei nuovi funzionari della Ue, modalita' che discriminano la lingua italiana, e annuncia ricorso. ''L'Italia non puo' assistere passivamente all'affermazione di un trilinguismo di fatto e per questo il governo italiano e' intenzionato a presentare ricorso. Non e' cosi' che si costruisce l'Europa''.<br />
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I nuovi concorsi, spiega Ronchi, pur introducendo novita' importanti per la selezione del personale delle istituzioni europee, come la minore durata dei concorsi, continuano a presentare una inammissibile discriminazione linguistica sia come prove di concorso che nella stessa compilazione della domanda (solo in Francese, Inglese e Tedesco).<br />
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''Il danno per l'italiano - continua Ronchi - come per le altre lingue escluse e' chiaro: d'ora in poi chi vorra' lavorare nell'Ue sa che dovra' studiare una delle tre lingue privilegiate. In questo modo, saranno penalizzati tutti gli altri idiomi compreso il nostro. Con il forte rischio che i posti vengano comunque assegnati sempre piu' a francofoni, germanofoni o anglofoni''.<br />
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''L'Italia - conclude Ronchi - fara' una battaglia a tutto campo in difesa degli interessi nazionali. Il governo italiano presentera' ricorso per chiedere che tra le condizioni linguistiche richieste per l'ammissione ai concorsi venga cancellata l'inaccettabile oligarchia instaurata a favore di inglese, francese e tedesco come seconda lingua. Il nostro obiettivo e' assicurare le stesse condizioni di accesso e partecipazione ai candidati italiani invocando quel principio riconosciuto e tutelato nell'Ue ma troppo spesso dimenticato che e' la pari dignita' tra tutte le lingue europee''.<br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://www.asca.it/news-UE__RONCHI__PER_CONCORSI_LINGUA_ITALIANA_DISCRIMINATA__FAREMO_RICORSO-907285-ORA-.html">http://www.asca.it/news-UE__RONCHI__PER ... -ORA-.html</a><!-- m -->

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I nuovi concorsi per il personale dell'Unione europea si svolgeranno solo in francese, inglese e tedesco. Una decisione che non va giù al ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, secondo il quale queste modalità "sono inaccettabili. L'Italia non può assistere passivamente all'affermazione di un trilinguismo di fatto". Per questo il ministro ha annunciato che il governo italiano è intenzionato a presentare ricorso.<br />
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"L'Italia non può assistere passivamente all'affermazione di un trilinguismo di fatto e per questo il governo italiano è intenzionato a presentare ricorso. Non è così che si costruisce l'Europa", ha detto il Ministro per le Politiche Europee, dopo la pubblicazione del nuovo bando di concorso dell'Ufficio di selezione del personale dell'UE (EPSO), il primo nel nuovo formato che dovrebbe selezionare in tempi rapidi i futuri funzionari europei. "I nuovi concorsi EPSO - spiega Ronchi - pur introducendo novità importanti per la selezione del personale delle istituzioni europee, come la minore durata dei concorsi, continuano a presentare una inammissibile discriminazione linguistica sia come prove di concorso che nella stessa compilazione della domanda (solo in Francese, Inglese e Tedesco).<br />
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Il concorso recentemente pubblicato per amministratori ci risulta che preveda prove di pre-selezione da svolgere solo in una delle tre lingue privilegiate: inglese, francese o tedesco. Superato questo test, il bando richiede la conoscenza approfondita di una delle lingue ufficiali dell'Unione e la conoscenza soddisfacente di una seconda lingua da scegliere sempre tra francese, inglese o tedesco. Una penalizzazione nei confronti della lingua italiana che deve terminare". <br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/articolo478404.shtml">http://www.tgcom.mediaset.it/politica/a ... 8404.shtml</a><!-- m -->

Redazione Forum
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Evviva! L’Italia s’è desta. Grazie al ministro Ronchi che, con l’appoggio di tutto il governo, ha denunciato in una nota recente le discriminazioni linguistiche dell’Unione europea. Come è noto, la lingua italiana è stata esclusa dalle lingue di lavoro della Ue, e ciò a suo tempo ha suscitato le proteste dello stesso nostro presidente del Consiglio, che invitò i parlamentari europei italiani a disertare le riunioni se i documenti non fossero stati disponibili in italiano. Da considerare anche che da qualche tempo nelle scuole britanniche è stato abolito l’insegnamento delle lingue straniere, e sono state eliminate tutte le scritte in latino. D’ora in avanti, dunque, tutti gli atti ufficiali saranno redatti solo in inglese, tedesco e francese: ciò che conferma e amplifica l’egemonia di quelle nazioni in seno all’Unione europea. Ciò è tanto più grave in quanto il peso politico dell’Italia non è, o non è stato, inferiore.<br />
L’Italia è stata socio fondatore dell’Unione europea e convinta sostenitrice dell’europeismo, senza contare che, culturalmente parlando, molto di ciò che oggi è europeo è stato italiano. L’importanza di una lingua, infatti, si misura anche e soprattutto dalla cultura che rappresenta. L’esempio più calzante ci viene proprio dal latino, che si impose come lingua universale ma non soppiantò il greco, che restò come lingua di cultura e come tale ci è stata tramandata.<br />
L’italiano è una delle lingue più studiate nel mondo, la quinta, secondo le statistiche più accreditate, ed è oggi considerata la terza lingua classica e universale dopo il greco e il latino e la sua emarginazione in seno all’Unione europea è ancora più eclatante.<br />
Le conseguenze delle decisioni di Bruxelles sono state pesanti per il nostro Paese. I bandi per l’assegnazione dei fondi europei alle aziende italiane escludono sistematicamente la lingua italiana creando non poche difficoltà per le piccole e medie aziende. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il recente concorso bandito dall’Ufficio di selezione del personale europeo che prevede prove soltanto in inglese, tedesco e francese con il rischio che siano preferiti i parlanti di quelle lingue. A questo episodio si riferisce la nota del ministro Ronchi, che chiede per l’Italia la parità con le altre lingue dell’Unione.<br />
Si tratta di una iniziativa benemerita alla quale non si può non guardare con soddisfazione. Ma non si può difendere l’italiano all’estero se prima non lo si difende nel nostro Paese. Mentre si ufficializza l’uso di alcuni dialetti, l’italiano resta ancora una lingua «ufficiosa», non nominata neppure nella Costituzione. Decenni di incuria e laissez faire hanno reso l’uso della nostra lingua incerto e approssimativo. Tutto è cominciato negli anni Settanta, quando andava di moda l’invito a “lasciare la lingua ai parlanti”, e si tollerava ogni arbitrio e ogni scorrettezza espressiva in nome di una presunta libertà. A tutt’oggi si seguita a parlare di un italiano cosiddetto “democratico”, dimenticando ciò che ogni linguista o professionista della linguistica dovrebbe sapere: che nella lingua innovazioni ed usi non vengono mai dal basso. Che fortuna avrebbe avuto una parola come “inciucio” se non fosse stata pronunciata da una personalità politica? E l’anglicizzazione? Viene dal basso? Gli stessi principi normativi che regolano la nostra lingua non sono venuti dall’alto, ossia dalla scuola? Grazie a questo democratismo rococò, che non ha niente a che vedere né con la lingua né con la democrazia, un patrimonio linguistico plurisecolare è stato messo nel cassetto per aprire le porte a forestierismi inutili ed effimeri. Occorre in definitiva garantire presenza e qualità della nostra lingua in tutti i settori della società civile, nelle scuole, nelle università e nei mass media. Solo così potremo avere all’estero l’apprezzamento che meritiamo per la nostra lingua e per la nostra tradizione culturale.<br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://www.ilgiornale.it/interni/_giusto_rivendicare_parita_tradizione_culturale_va_difesa/07-04-2010/articolo-id=435401-page=0-comments=1">http://www.ilgiornale.it/interni/_giust ... comments=1</a><!-- m -->

Redazione Forum
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L’italiano è davvero una bella lingua. È indispensabile per leggere la Commedia dantesca e i sonetti di Petrarca, ed è anche la lingua della tradizione musicale. Grazie a Monteverdi, Corelli e Vivaldi - per non parlare della lirica ottocentesca -, il ruolo dei compositori italiani è stato così significativo che tuttora le notazioni che compaiono nelle partiture stampate in tutto il mondo («andante», «accelerando», «a capo») sono nel nostro linguaggio.<br />
L’italiano rappresenta pure uno strumento fondamentale per quanti - storici e critici d’arte - sono chiamati a indagare quell'epoca, collocata tra Medio Evo e Rinascimento, in cui a Firenze, Venezia, Siena e Genova si sviluppava il meglio della civiltà europea.<br />
Questo è fuori discussione. Eppure la battaglia del ministro Andrea Ronchi in difesa dell’utilizzo della lingua italiana all’interno della modulistica europea e nelle prove concorsuali per l’accesso alle carriere della burocrazia di Bruxelles appare davvero fuori luogo.<br />
Nell’interesse degli europei tutti, bisognerebbe battersi non già per reintrodurre l’italiano tra le tre lingue che vantano uno statuto privilegiato (insieme a inglese, francese e tedesco), ma semmai per far sì che francese e tedesco siano declassate. L’Europa medievale si è integrata culturalmente ed economicamente attorno a una sola lingua comune, il latino, e la stessa cosa succederebbe ora se le istituzioni politiche ammettessero - come già hanno fatto imprese e università - il primato dell’inglese. Quanti mandano i figli a lezione di lingua straniera l’hanno capito. Al solito, è la politica a essere in ritardo.<br />
Perché se c’è un serio problema linguistico da affrontare, esso va visto nelle gravi difficoltà che gli italiani incontrano quando devono utilizzare l’inglese. La vera emergenza da affrontare, allora, non è affatto la penalizzazione della nostra lingua.<br />
Va aggiunto che lo stesso toscano, impostosi nell’intera Penisola a seguito dell’unificazione realizzata da Casa Savoia, oggi giustifica il proprio primato nel Paese quale lingua veicolare: poiché è il migliore strumento per favorire la comunicazione tra friulani e sardi, emiliani e pugliesi. E se è giusto evitare che la tutela delle tradizioni locali non ci conduca entro una babele linguistica, non si vede perché si dovrebbe consegnare a tale destino l’Unione.<br />
Non va dimenticato che le istituzioni comunitarie sono prigioniere delle rivendicazioni di ogni Paese (anche piccolo: si tratti di Malta come dell’Estonia), poiché i deputati europei hanno il diritto di esprimersi nella loro lingua e di seguire in diretta la traduzione degli interventi altrui. Il risultato è che abbiamo un esercito di traduttori che grava sulle spalle dei contribuenti, anche se tutto questo rappresenta un’offesa al buon senso.<br />
La stessa prospettiva di facilitare l’accesso dei giovani italiani ai concorsi europei, che ha giustificato l’iniziativa del ministro, lascia perplessi.<br />
Com’è noto, il nostro apparato pubblico non gode di buona fama. Tra gli italiani vi sono eccellenti imprenditori, ottimi cuochi, apprezzati architetti e stilisti celebrati. Sappiamo primeggiare in molti settori, ma senza dubbio non siamo tra i migliori quando si tratta di far funzionare un apparato pubblico. Per il bene di tutti, dovremmo allora accogliere senza problemi l’ipotesi che negli anni a venire vi siano più olandesi che italiani a occuparsi dell’Europa.<br />
Dobbiamo inoltre far sì che le nuove generazioni guardino sempre meno in direzione del posto pubblico e sempre più verso il mercato. La situazione economica è difficile, ma gli italiani sapranno venirne fuori se avranno la forza di aprirsi al mondo (e questo implica anche una migliore conoscenza delle lingue straniere) e se sapranno preferire ai ruoli impiegatizi l’avventura di un lavoro nel settore privato. In un suo pezzo straordinario di trent’anni fa, Mimmo Cavallo riconobbe che «il Sud è una famiglia parastatale». A ben guardare, l’Italia intera è un po’ così. È però assolutamente indispensabile cambiare registro.<br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://www.ilgiornale.it/interni/_battaglia_fuori_tempo_meglio_imparare_bene_linglese/07-04-2010/articolo-id=435402-page=0-comments=1">http://www.ilgiornale.it/interni/_batta ... comments=1</a><!-- m -->

Redazione Forum
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<em>Vicepresidenti Europarlamento ricorrono al Mediatore europeo</em><br />
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Bruxelles, 7 apr. (Apcom) - I due vicepresidenti italiani del Parlamento europeo, Roberta Angelilli (Pdl) e Gianni Pittella (Pd), hanno annunciato oggi di aver fatto appello al Mediatore europeo, Nikiforos Diamandouros, contro i criteri di selezione presenti in un bando di concorso indetto recentemente dall'Ufficio europeo di selezione del personale per 323 amministratori della Commissione Ue.<br />
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Le condizioni del concorso privilegiano le tre "lingue di lavoro" della Commissione Ue (inglese, francese e tedesco), rispetto all'italiano e alle altre lingue ufficiali dei Ventisette. I vincitori andranno a costituire "elenchi di riserva" in cinque settori: amministrazione pubblica europea, diritto, economia, audit, tecnologie dell'informazione e della comunicazione.<br />
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Pittella e Angelilli denunciano "una violazione del principio del multilinguismo, che dovrebbe essere riconosciuto e tutelato dall'Unione europea nel rispetto della dignità di tutte le lingue riconosciute, compromettendo al tempo stesso la possibilità di assicurare le stesse condizioni di accesso e partecipazione al concorso dei candidati degli altri Stati membri". Ieri era stato il ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi a protestare pubblicamente.<br />
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Per i due europarlamentari, "risultano inaccettabili le giustificazioni della Commissione che rimandano al prossimo anno il perfezionamento della procedura per i concorsi, dal momento che il criterio arbitrario scelto per l'attuale selezione rischia di risultare discriminatorio e lesivo del principio di parità e di trattamento. Questo ennesimo episodio è particolarmente inopportuno per la contestualità con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona".<br />
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La lettera indirizzata al Mediatore europeo (che si occupa dei casi di cattiva amministrazione che coinvolgono istituzioni e organismi dell'Ue) è stata inviata per conoscenza anche al presidente della Commissione europea, Jopsé Manuel Barroso, al Commissario al Multilinguismo, Androulla Vassiliou, al presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek, e al presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. <br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/04_aprile/07/ue_pittella_e_angelilli_contro_esclusione_italiano_in_concorsi,23715835.html">http://notizie.virgilio.it/notizie/poli ... 15835.html</a><!-- m -->

Redazione Forum
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<em>'Questa scelta ottusa, bisogna avere il coraggio di denunciarla'</em><br />
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"L'annuncio dato dal ministro Ronchi circa la volontà di difendere, anche con un ricorso, i sacrosanti diritti della lingua italiana recentemente calpestati dall'ufficio del personale Ue in violazione dello stesso regolamento n. 1 del Consiglio, rappresenta un 'quid novum' nella politica del nostro paese. Peraltro, le mie segnalazioni sulla riduzione al lumicino della presenza delle riviste della cultura italiana nella stessa biblioteca del Parlamento europeo, pur portate ai massimi livelli, non hanno sortito alcun effetto". Lo afferma Mario Borghezio, eurodeputato della Lega.<br />
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"Vi è chi - come Marco Zatterin su 'La Stampa' - sembra minimizzare l'utilità di queste battaglie. Si dice, in sostanza, che 'ben altro si dovrebbe fare'. Con qualche ragione. Ma all'attento Zatterin pare sfuggire un piccolo particolare: il giornale su cui scrive, che la proprietà all'epoca volle primo 'quotidiano europeo', non è più da mesi reperibile né qui a Bruxelles, né a Strasburgo, né a Parigi. Ma questa scelta ottusa, che priva l'opinione pubblica europea e persino le Sedi istituzionali di una voce così importante della nostra cultura non solo politica, bisogna avere il coraggio di denunciarla...".<br />
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<!-- m --><a class="postlink" href="http://www.italiachiamaitalia.net/news/137/ARTICLE/21033/2010-04-08.html">http://www.italiachiamaitalia.net/news/ ... 04-08.html</a><!-- m -->

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