UE: IL DISCORSO DI TERZI AL WORLD ECONOMIC FORUM

Posted on in Europa e oltre 4 vedi

(AGENPARL) – Roma, 30 ott – Trasmettiamo il testo del discorso del Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, al World Economic Forum.

"Signore e Signori,
Vorrei ringraziare il World Economic Forum e, in particolare il Prof. Klaus Schwab, per aver organizzato questo incontro. Sono molto lieto che Roma e Villa Madama siano stati scelti per ospitare un gruppo così qualificato di politici, esponenti della società civile e accademici. L’Unione Europea sta attraversando una fase di profondi cambiamenti. La capacità di diversi Paesi europei di finanziare il debito pubblico sui mercati ha avuto ricadute serie sull’economia reale. E’ stato necessario agire con decisione e adottare misure talvolta anche dolorose. Non poteva essere altrimenti perché l’euro è il primo e più importante fattore della competitività dell’Unione Europea nel suo insieme. Rebuilding Europe’s competitiveness è una sfida cruciale. La crisi non è nata in Europa, eppure essa ha finito col mettere in discussione le basi stesse della nostra costruzione. E’ nostro compito quindi promuovere il rilancio del progetto europeo alimentando tutte le fonti della nostra competitività, sul piano economico ma anche politico e istituzionale, così come nei rapporti con i nostri partner. Sotto il profilo della crescita, la via per lo stimolo alla competitività passa attraverso l’innovazione, la riduzione degli ostacoli burocratici all’impresa, gli investimenti e una cornice normativa più favorevole allo sviluppo. In termini europei, tale programma si traduce in primo luogo nel completamento del Mercato Unico, con la rimozione delle barriere residue, a favore dei cittadini, dei consumatori, delle Piccole e Medie Imprese. Il potenziale del Mercato Unico deve essere sfruttato appieno per promuovere la crescita “verde” e la transizione delle nostre industrie verso sistemi produttivi ad alta efficienza energetica. Dobbiamo promuovere la realizzazione di una rete di inter-connettività autenticamente europea, aprire in parallelo la concorrenza nelle industrie di rete (energia e trasporti). L’Italia ha già fatto molto in questo campo; altri partners vanno incoraggiati a seguire. In queste settimane si sta negoziando il Quadro Finanziario Pluriennale per il settennato 2014-2020. L’Italia chiede con forza che il bilancio dell’UE sia orientato alla crescita: le rubriche dedicate a ricerca e infrastrutture, ma anche i Fondi di Coesione e i Fondi per lo Sviluppo Rurale, offrono un importante stimolo per la crescita e l’occupazione e costituiscono quindi un significativo contributo alla strategia per lo sviluppo. Per essere riconosciuti dai cittadini occorre che gli avanzamenti compiuti nell’integrazione europea sotto il profilo economico siano accompagnati da progressi anche sul piano dell’integrazione politica. Bisogna evitare infatti che quanto compiuto negli ultimi mesi verso un’autentica Unione Economica e Monetaria sia percepito come un esercizio puramente tecnocratico. Il Presidente Van Rompuy nel rapporto cui sta lavorando in vista del Consiglio Europeo di dicembre insiste giustamente sull’importanza di rafforzare il ruolo del Parlamento Europeo e dei Parlamenti Nazionali nella governance economica dell’Unione. Diverse opzioni in questa direzione sono state indicate anche nel Rapporto finale del Gruppo di Riflessione dei Ministri degli Esteri sul futuro dell’Europea, riunitosi nel corso del 2012 su iniziativa del mio collega e amico Guido Westerwelle. Alcune delle proposte potranno essere realizzate a trattati vigenti, ma richiederanno uno sforzo da parte delle forze politiche europee al fine di giungere finalmente a una vera “agorà” europea che consenta ai cittadini di identificarsi pienamente con le proprie istituzioni. E’ essenziale favorire – nella direzione indicata dal Presidente Napolitano – la realizzazione di un autentico “spazio politico europeo” che possa contare su una forte partecipazione dei cittadini. Torno a insistere sulla necessità che un dialogo sulla competitività dell’Europa non si limiti al campo economico e finanziario, oppure alle necessarie riforme istituzionali. Esso deve includere le ragioni profonde del comune progetto. La generazione prima di noi ha conosciuto un’Europa che le ha sottratto anni di vita: una generazione che ha assistito a guerra, sofferenze e incredibili distruzioni. La generazione successiva è parte di una storia di benessere in Europa mai esistita prima. Una storia di benessere senza pari che ha facilitato e migliorato la vita nella maggior parte delle regioni. Se vogliamo salvaguardare e incentivare questo sviluppo culturale, sociale ed economico, allora dobbiamo andare oltre le questioni di attualità politica e istaurare un dialogo sul futuro dell’Europa. Le esperienze maturate negli ultimi decenni vanno rapportate alle sfide attuali delle nostre società ed a ciò cui andiamo incontro nei prossimi anni in Europa. Dobbiamo sviluppare un’agenda positiva di valori ed interessi condivisi con i nostri partner. Solidarietà, responsabilità, promozione dello stato di diritto e dei diritti umani devono continuare a rappresentare i principi ispiratori non solo della nostra azione sul piano interno, ma anche del profilo internazionale dell’Unione. Così come gli Stati anche l’Europa si definisce, viene riconosciuta e rispettata se è capace di proiettarsi all’esterno in maniera efficace e responsabile. Soprattutto nei confronti dei nostri vicini, a Sud come ad Oriente, dobbiamo giocare un ruolo di primo piano nel favorirne lo sviluppo e la stabilità. Continueremo ad insistere affinché i mezzi e le risorse dell’Unione Europea siano all’altezza delle sfide cui siamo confrontati soprattutto nell’area della sponda sud del Mediterraneo, dove più impellente è la richiesta di una forte presenza europea. La sfida della competitività è complessa. Occorre affrontarla senza pregiudizi e con la piena consapevolezza dei mezzi a nostra disposizione, che non sono pochi. Tutta una serie di strumenti dell’Unione – dal commercio internazionale, all’aiuto allo sviluppo, alla gestione dei flussi migratori, ai diritti umani – vanno gestiti con una visione d’insieme. Il sistema globale degli scambi commerciali, ad esempio, è l’ambito nel quale l’Unione Europea può e deve svolgere un ruolo di primo piano a livello internazionale. Le conclusioni dell’ultimo Consiglio Europeo del 18/19 ottobre ci ricordano, infatti, che un’ambiziosa agenda di sviluppo del commercio europeo può portare nel medio periodo ad un aumento del 2% del PIL europeo. L’Europa deve quindi guardare senza prevenzioni al commercio internazionale e deve favorirne lo sviluppo, a patto che – sempre citando le conclusioni – sia “free, fair and open”. Coerentemente con questo approccio, l’Italia sostiene e sosterrà con convinzione l’azione volta a rafforzare i rapporti con i partner strategici dell’UE, quali Cina, Giappone, Russia e Stati Uniti, da perseguire con un approccio pragmatico e orientato ai risultati. La misura più efficace della competitività dell’Europa è la forza di attrazione che essa esercita nei confronti dei Paesi che bussano alla sua porta. In meno di venti anni l’Unione Europea è passata da 12 a 27 Stati membri: dal prossimo 1° luglio 2013 entrerà a farne parte la Croazia; altri 8 sono i Paesi candidati o potenziali tali. Il giudizio più positivo sul nostro percorso viene proprio dai nostri vicini. Possiamo deluderli? Possiamo escluderli? E’ interesse reciproco che il processo di adesione avvenga in modo da consentire ai futuri Stati membri di essere al passo degli altri e far quindi parte a pieno titolo del progetto comune. Se un grande vicino come la Turchia si rivolge a noi non possiamo voltare lo sguardo altrove. L’Europa del futuro sarà più forte, più credibile, più competitiva se saprà aprire le porte anche al popolo turco. In definitiva, il messaggio con cui desidero salutarvi è che tanto nelle profonde innovazioni che abbiamo introdotto nella governance interna dell’Unione quanto nel nostro modo di porci come Unione rispetto al resto del mondo è essenziale che si affermi sempre più chiaramente la volontà politica sottostante. Deve essere chiara, innanzitutto a noi stessi, l’esigenza di radicare le nostre azioni in solidi valori comuni frutto della condivisione del lungimirante progetto politico contenuto nel Trattato di Roma. Il nesso inscindibile che unisce le politiche interne e l’azione esterna dell’Unione emerge con assoluta chiarezza nelle motivazioni con le quali è stato assegnato all’Europa il Premio Nobel per la Pace per il 2012: “in ragione di più di sei decadi di contributo al progresso della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa”. Grazie".

Agenparl 30-10-2012
http://www.agenparl.it/articoli/news/es … omic-forum




0 Commenti

Ancora non ci sono commenti
Lasciane uno tu per primo!
You need or account to post comment.