UE e Trattato di Roma. Per un’Europa dei diritti.

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«Bisogna offrire un’Europa dei diritti»


Roma L’Italia e Roma in particolare stanno vivendo la loro “settimana europea” con l’intento di trasformare le celebrazioni dei Trattati di Roma in un momento di riflessione generale. Proprio la Capitale sarà epicentro della ricorrenza per la firma dei Trattati di mezzo secolo fa ed il premier Romano Prodi, sottolinea il ruolo fondamentale del nostro Paese dentro la comunità dei Ventisette e assicura che “lavoreremo per estendere diritti e democrazia”.
Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, nel corso dell’incontro con la Confederazione europea dei sindacati dichiara che «è l’ora di riprendere il cammino dell’Europa politica, perché solo così potremo continuare ad offrire ai nostri cittadini un’Europa del progresso e dei diritti: quegli stessi che sono sanciti nella Carta dei diritti fondamentali e nel Trattato costituzionale e che rappresentano la sintesi migliore dei nostri valori di civiltà» e ribadisce che le riforme previste dal Trattato costituzionale restano “imprescindibili”.

Il Presidente non ha dubbi: «Inestimabili conquiste sono state ottenute grazie a 50 anni di integrazione europea. Voglio menzionare anche i progressi raggiunti in campo sociale» e spiega che l’Europa del XXI secolo «ha bisogno di protagonisti responsabili ed impegnati nel suo sviluppo, capaci di risvegliare ed accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica ridando loro speranza».
Napolitano ricorda che «nella nostra ricca Europa, finalmente riunificata, vi sono ancora milioni di disoccupati od occupati senza certezze per l’avvenire. Il nostro continente deve trovare la forza di vincere la sfida della competizione globale senza rinunciare alle proprie tradizioni di civiltà e al proprio patrimonio di diritti e tutele sociali».
L’Ue potrà raggiungere questo obiettivo solo, sottolinea Napolitano, a due condizioni: «Che venga rafforzato il ruolo delle istituzioni europee nel governo dell’economia e nelle politiche sociali e che vengano portate a compimento, mantenendo un elevato livello di ambizione, le necessarie riforme istituzionali». Napolitano conclude sottolineando che «solo un’Europa riformata riuscirà a coniugare le esigenze di giustizia e di sicurezza sociale con gli obiettivi di crescita e di competitività nell’era della globalizzazione e ad attuare politiche capaci di associare tutti i cittadini ai benefici che pure la globalizzazione comporta». Intanto, la “Dichiarazione di Berlino” che sarà adottata dai leader dell’Ue domenica prossima nella capitale tedesca in occasione delle celebrazioni del cinquantenario, rischia di evidenziare come i Ventisette siano ormai lontanissimi fra loro. La presidenza di turno tedesca dell’Ue ha inviato ai governi partner gli elementi essenziali della dichiarazione. Questa bozza non contiene alcun riferimento alla costituzione Ue, congelata dai referendum in Francia e Olanda.
Il primo capitolo della Dichiarazione menziona la pace e la prosperità raggiunta. Quanto all’allargamento, nel testo si nota che «l’adesione di nuovi Stati ha aiutato ad unire il continente e a consolidare la democrazia e lo Stato di diritto in Europa». A causa dell’opposizione della Francia e dell’Olanda, però, la dichiarazione non fa cenno a futuri ampliamenti.
Il secondo capitolo descrive i caratteri dell’unificazione europea e del metodo comunitario, indicando “democrazia e Stato di diritto come fondamenti della qualità di membro” nonché “uguali diritti e doveri per tutti” e “trasparenza e sussidiarietà”.
Il terzo capitolo è dedicato ai valori comuni, ed include la “dignità inviolabile della persona umana, la libertà e la responsabilità, la solidarietà” e la “diversità come segno distintivo, che rende rispetto e tolleranza essenziali”. Poi la quarta parte, sulle priorità, in cui figurano energia e clima come punti su cui serve un “ruolo di pioniere” dell’Ue, il “rafforzamento dell’Ue come attore globale” attraverso la politica estera e “l’impegno a combattere terrorismo e crimine organizzato” ed a “lavorare assieme per affrontare l’immigrazione illegale”. Infine, la quinta parte, la più problematica: per evitare di menzionare l’accordo costituzionale, la presidenza ha optato per una frase molto ellittica: «Dobbiamo rinnovare costantemente la forma politica dell’Europa. Per questa ragione oggi, 50 anni dopo la firma dei Trattati di Roma, siamo uniti dall’obiettivo comune di rinnovare, in tempo per le elezioni parlamentari del 2009, le fondamenta comuni su cui l’Unione europea è costruita».

Luigi Cavalli

Il Meridiano

23/03/07


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