UE: DIFESA COMUNE, UNA SVOLTA STORICA

Posted on 18 dicembre 2017 in Europa e oltre 30 vedi

DIFESA COMUNE, UNA SVOLTA STORICA
Il primo dividendo politico della Brexit è stato incassato dagli europei al vertice della settimana scorsa con la creazione di una difesa europea. La cerimonia con cui i capi di governo hanno dato il via alla «cooperazione strutturata permanente» tra 25 Paesi in campo militare è stata celebrata in pompa magna ma è passata quasi inosservata sui media. Eppure si tratta di una svolta che potrebbe avere una portata storica. Erano più di sessant`anni che l`Europa cercava di darsi una propria identità in materia di Difesa. Negli anni Cinquanta il progetto della CED, la comunità europea di difesa, era stato affossato dal Parlamento francese. Poi, fino agli anni Novanta, erano stati gli americani a opporsi all’idea, preoccupati che si creasse una organizzazione alternativa alla Nato.
Negli ultimi due decenni, la principale resistenza è venuta dal governo britannico. Londra non ha mai voluto che la Ue assumesse un ruolo politico sulla scena internazionale. E dunque ha coerentemente boicottato tutti i tentativi degli europei di dotarsi di uno strumento militare autonomo. La svolta, non a caso, è arrivata all`indomani del referendum con cui gli inglesi hanno scelto di uscire dall`Unione. Con una dichiarazione congiunta, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno lanciato la loro cooperazione rafforzata in campo militare.
Uno dopo l`altro, hanno aderito tutti gli altri stati membri della Ue, ad eccezione di Malta, Danimarca e, ovviamente, Gran Bretgna. E al successo dell`iniziativa non è sicuramente estranea l`influenza del presidente americano Donald Trump. Il suo arrivo alla Casa Bianca, le sue polemiche iniziali contro la Nato, la sua diffidenza verso qualsiasi politica multilaterale, non ultimo i sospetti di una sua convergenza con la Russia di Putin, hanno convinto anche le capitali più tradizionalmente “atlantiche”, soprattutto dell`Est, che l`opzione europea valesse la pena di essere percorsa. Presa la decisione, il grosso ovviamente resta da fare. Si parte con un fondo Ue, che arriverà nel 2020 a un miliardo e mezzo, per promuovere la ricerca su una serie di progetti congiunti. Ma si sarà anche l`attivazione di forze comuni di intervento rapido, che esistono da tempo ma che non sono mai state utilizzate. Il resto sarà tutto da costruire. Intanto però le basi sono state gettate e la volontà di andare avanti insieme ha preso una forma giuridicamente vincolante. Non è un caso che, ora, il governo britannico abbia dichiarato che sarebbe interessato a partecipare all`iniziativa che ha bloccato per tanti anni. Ma i giochi, oramai, si faranno senza Londra.

Andrea Bonanni | La Repubblica | 18.12.2017

 




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