Ucraina, altolà russo alle presidenziali del 25.

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Ucraina, altolà russo alle presidenziali del 25.

LA CRISI.

A una settimana dalle presidenziali in Ucraina, in programma domenica prossima, Mosca innalza la bandiera del «voto illegittimo».
Il ministero degli esteri russo ieri ha messo in dubbio la legittimità di presidenziali «al suono
dei cannoni», criticando l’operazione militare di Kiev contro l’est roccaforte dei separatisti filorussi:
«Ci si può chiedere se lo svolgimento di elezioni al suono dei cannoni sia conforme alle norme democratiche».

LE ELEZIONI

Sul fronte opposto, anche Kiev si lamenta in vista del voto di domenica prossima che dovrà scegliere il successore dell’estromesso Viktor Janukovich. Secondo la Commissione
elettorale centrale circa due milioni di elettori delle regioni separatiste dell’Est di Donetsk e
Lugansk potrebbero non riuscire a esercitare il proprio diritto a votare se il governo non interverrà
per garantire la sicurezza. La stessa Commissione elettorale ha denunciato «minacce e pressioni fisiche contro i membri delle commissioni elettorali».

TAVOLO DI UNITÀ NAZIONALE

Ieri intanto a Kharkiv si è tenuta la seconda riunione del tavolo di unità nazionale inaugurato il 14 maggio a Kiev per cercare di mettere fine alla crisi politica e agli scontri armati tra i separatisti filorussi delle regioni sud-orientali e le truppe fedeli a Kiev. Durante l’incontro il premier ucraino Iatseniuk ha bocciato la riforma in chiave federale contenuta da Mosca.
«Una riforma in chiave federale in Ucraina equivarrebbe all’introduzione di un sistema feudale
guidato dalla Russia» ha sostenuto.
«Dobbiamo essere onesti gli uni con gli altri – ha detto il primo ministro – se ci sono persone che
vogliono smembrare il Paese portando avanti non la federalizzazione ma la feudalizzazione, farò di tutto per oppormi». Iatseniuk si è comunque detto a favore di più ampi poteri per le regioni. All’incontro partecipano politici nazionali e «di tutte le regioni», esperti, ministri, rappresentanti religiosi e della società civile, due ex presidenti ucraini e i candidati alle ormai prossime presidenziali del 25 maggio. Non sono però stati invitati i rappresentanti dei separatisti armati, che Kiev bolla come «terroristi».
  “Terroristi” che però continuano a fare proseliti tra i militari ucraini. Un gruppo di militari della
Guardia nazionale ucraina è infatti passato venerdì dalla parte dei filorussi dell’autoproclamata
Repubblica di Donetsk. A renderlo noto è stata la stessa Guardia nazionale. «Centotrenta uomini
armati dall’identità sconosciuta si legge in un comunicato della Guardia – che dicevano di far parte
del “Battaglione Est” sono arrivati al quartier generale dell’unità operativa orientale della Guardia nazionale.
Gli estranei hanno circondato l’edificio e poco dopo si sono uditi degli spari ». Il reparto militare
del governo ucraino precisa quindi che «come conseguenza del tradimento di un gruppo di soldati
che hanno giurato fedeltà alla Repubblica di Donetsk, e in modo da prevenire spargimento di sangue tra i soldati di leva, il comando dell’unità operativa orientale della Guardia nazionale ha deciso di trasferire il personale con le sue armi» in un altro campo militare.
E si ribadisce pronta a trasferirsi nella Federazione russa la Repubblica popolare di Donetsk che prevede di chiedere di aderire alla Russia. Lo ha detto ieri il primo ministro della repubblica separatista, Alexander Borodai. «Per la logica della guerra civile – ha detto Borodai – non possiamo perdere un minuto. Tutto il nostro settore ingegneristico e tutta la nostra industria sono legati alla Russia».
(Da Il Messaggero, 18/5/2014).




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