Turchia nella Ue, la Lega punta i piedi

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20/10/2004, Il Giornale, pag. 6

Turchia nella Ue, la Lega punta i piedi

Di Massimiliano Scafi
Niente referendum, come vorrebbe Bossi? Non si può chiedre agli italiani se sono d'accordo sull'ingresso della Turchia in Europa? Non è questa, secondo la Costituzione, materia su cui indire una consultazione popolare? Allora facciamo votare il Parlamento, insiste la Lega. «Quello che occorre – spiega Roberto Castelli – è che si apra un dibattito serio perché siamo di fronte a una decisione che ribalta mille anni di storia. E poi mi chiedo se esiste davvero un Islam moderato.
Mi viene da pensare che sia moderato solo quando è costretto ad esserlo».
Dunque il Carroccio non molla. Toni duri contro Ankara e le sue ambizioni europeiste, anche a costo di aprire un'altra pericolosa frattura nella maggioranza. Il rapporto personale tra Silvio Berlusconi e il premier Recep Tayyip Erdogan è eccellente, l'Italia è tra i principali promotori dell'avvicinamento turco alla Ue e le relazioni tra i due Paesi sono considerati dal ministro Franco Frattini «una delle priorità» della nostra politica estera. Il no della Lega provoca quindi parecchio malumore a Palazzo Chigi. «Ci mancava anche questa», il commento di Berlusconi con i suoi consiglieri. Ma il malessere scuote tutta la CdL Pierferdinando Casini, da New York, si tira così fuori dall'imbarazzo: «So che in Italia c'è una polemica in corso per cui su questo argomento non intendo esprimermi».
Ma la Lega insiste. Guido Rossi, vicecapogruppo alla Camera, presenterà oggi un'interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri. «Chiediamo che il Parlamento si esprima in tempi brevi. Se il governo accetterà il confronto, si arriverà quasi certamente a una mozione o a un documento d'indirizzo sulla questione turca. Un dibattito è un passaggio doveroso ed è anche il minimo che si possa fare». E per Castelli «occorre una discussione vasta e approfondita per capire se la Turchia può divenire, come ritengono alcuni, una porta per la democratizzazione dell'Oriente o se invece rischia di diventare la porta per l'islamizzazione dell'Europa». «I dubbi sulla questione – insiste il ministro della Giustizia – nascono perché tra cristianità e Islam ci sono elementi di forte tensione. Il primo dubbio è legato al terrorismo, l'altro più sottile e da analizzare attentamente, è il massiccio ingresso di silenziose masse islamiche in Europa».
Dall'impero romano d'Oriente alla Sublime Soglia fino a mammaliturchi. Il guardasigilli, intervistato da Radio Padania libera, si lancia in un excursus storico per sostenere la scelta di campo del Carroccio. «E’ una questione che dura da un millennio. Con i turchi c'è sempre stato un confronto, per la più parte pacifico e basta ricordare i rapporti commerciali che ebbe la Serenissima, ma spesso anche fatto di scontri durissimi. Aprire oggi le porte a un Paese islamico grande e potente come la Turchia necessita di un dibattito non solo tra gli addetti al lavori, ma soprattutto tra l'opinione pubblica. Nell'89 l'Italia ha già deciso con un referendum l'adesione all'Unione Europea e oggi chiediamo che si dia voce al popolo su una questione così fondamentale».
Ma sull'avvicinamento di Ankara il governo non tornerà indietro. Lo sostiene Mario Baccini, sottosegretario alla Farnesina: «La scelta sulla Turchia è una delle chiavi della politica estera italiana, Berlusconi è un amico personale di Erdogan, il Paese ha una valenza geopolitica ed economica fondamentale forse per l'Italia più che per l'Europa. Troppi motivi per considerare reversibile l'avvicinamento di Ankara alla Ue». Quanto alla Lega, «i suoi argomenti sono legittimi, e appartengono alla logica di quel partito, non vanno sottovalutati ma non prevedo ripercussioni nel centrodestra».
Marco Zacchera, responsabile esteri di An, è «nettamente favorevole» all'ingresso. «I turchi – spiega – non sono arabi e gli accordi di Schengen possono non valere per tutti i Paesi dell'Unione. E la Turchia è una nazione di musulmani, ma fortemente laica e dobbiamo aiutare queste nazioni se non vogliamo che prevalgano i fondamentalisti». Per Bobo Craxi «Bossi ha detto una sciocchezza». Per la verde Laura Cima «Castelli è padanocentrico: la verità è che la Lega moderata non esiste e se esiste è perché è costretta».

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